Di Pierluca Cassano
BERGAMO. Ottocento 95mila euro, questo è il valore della confisca eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale di Bergamo nei confronti di una società della zona attiva nel commercio di prodotti ortofrutticoli e che – durante l’emergenza pandemica da Covid-19 – era riuscita ad ottenere sostanziosi fondi pubblici, a quanto pare in maniera del tutto illecita.

La pesante misura ablativa, disposta dal Tribunale orobico (a cui si aggiunge una sanzione pecuniaria di 60.000 euro a carico dell’azienda), scaturisce da alcune indagine che la GDF bergamasca ha messo a frutto partendo da un’attività di analisi finalizzata al contrasto del riciclaggio di denaro sporco.
Dai conseguenti approfondimenti gli investigatori hanno infatti rilevato come, durante il suddetto periodo pandemico, la società oggetto delle loro attenzioni avesse avanzato ben cinque richieste di finanziamento per un totale di 6 milioni e 700.000 euro (due delle quali accolte per un importo complessivo che sfiora i 900.000 euro).

Come noto si tratta di risorse previste dal Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese (PMI), soldi destinati a sostenere le imprese compite dalla grave crisi economica legata alla pandemia e che, proprio nella provincia bergamasca, colpì in maniera particolarmente incisiva.
Secondo quanto accertato dai finanzieri, per ottenere tali fondi di sostentamento l’impresa aveva falsamente dichiarato d’essere in possesso di tutti i requisiti richiesti; requisiti che però cozzavano clamorosamente con ben due misure interdittive antimafia che nel 2019 avevano raggiunto la stessa compagine societaria.
Circostanza questa che, già da sola, avrebbe inibito – a monte – l’accesso al citato mezzo di sostentamento economico straordinario.
In seguito alle citate indagini l’Autorità Giudiziaria inquirente aveva intanto richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo di tali fondi, poi trasformato in confisca attraverso sentenza definitiva del competente Tribunale.
Il legale rappresentante della società (sottoposto a un percorso di “messa alla prova”) ha invece visto estinguersi il reato nei propri confronti, ciò attraverso restituzione della somma di circa 132.000 euro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Proprio a riguardo della condanna, va evidenziato come questa tragga fondamento dal Decreto Legislativo 231/2001 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, il quale ricomprende, anche per le imprese, una specifica responsabilità per reati commessi dai propri amministratori o dipendenti che abbiano conseguentemente comportato un interesse e/o un vantaggio indebito per l’azienda, fattore questo che – proprio nella vicenda in cronaca – vede dunque la medesima società condannata per aver beneficiato di finanziamenti ottenuti utilizzando dichiarazioni mendaci.
Nel descritto contesto operativo va ricordato come la Guardia di Finanza stia continuando a condurre attività d’indagine su tutto il territorio nazionale per scoprire nuove manovre fraudolente sul genere; un’attività d’istituto che il Corpo considera assolutamente “strategica” per il corretto impiego e bilanciamento delle risorse monetarie pubbliche, come anche per garantire un regime di leale concorrenza tra le imprese.
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