Di Pierluca Cassano
TREVISO. Una fucina clandestina completamente sconosciuta al Fisco nella quale, per di più, si producevano armi bianche in gran quantità.
È questo il singolare risultato di servizio conseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Treviso i quali, nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica ed a seguito di preliminari accertamenti di polizia economico-finanziaria, hanno individuato una fiorente attività commerciale on-line attraverso la quale veniva proposta la vendita di repliche d’armi storiche.

Su ordine dall’Autorità Giudiziaria inquirente, i finanzieri trevigiani hanno dunque proceduto alla perquisizione del locale nel quale era stata ricavata la fucina in questione, rinvenendo al suo interno una fornace, martelli e incudini con i quali due soggetti riproducevano spade e pugnali d’epoca in completa assenza della licenza prevista dall’art. 31 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).
A destare particolare interesse nell’operazione è stato però il rinvenimento (e conseguente sequestro) di 48 spade eccellentemente riprodotte, tra le quali spicca quella del comandante della flotta della Repubblica di Venezia che sconfisse gli ottomani nell’epica battaglia di Lepanto, la spada con la quale erano armati i cavalieri della Guerra dei Trent’anni, gladi romani e 66 pugnali, nonché svariate daghe rompispada del tipo utilizzato durante il XVII secolo, una mazza ferrata e finanche un’alabarda; tutte repliche ineccepibili dal punto di vista storico, di sicuro pregio artistico e per questo particolarmente ricercate da collezionisti e appassionati del genere disposti a spendere cifre anche d’una certa consistenza.

Nella stessa fucina finanzieri operanti hanno altresì rivenuto archi, frecce e lame semilavorate, a dimostrazione di come tale produzione si rivolgesse anche verso altre tipologie di armi bianche, mentre le indagini si stanno ora rivolgendo alla quantificazione dei ricavi ottenuti da tale attività e che, con ogni probabilità, sono stati occultati al Fisco.
Al termine dell’attività in cronaca, i due soggetti responsabili della suddetta produzione clandestina sono stati deferiti alla Procura di Treviso che ora gli contesta il reato di fabbricazione o commercio non autorizzati di armi, anche se – in ossequio al principio di non colpevolezza – nessuna responsabilità penale può al momento essergli addebitata, se non a seguito di eventuale e successiva sentenza di condanna definitiva.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
