Di Luigi Magliulo
COMO. Ha preso avvio lo scorso anno l’attività d’indagine condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Como – Gruppo Ponte Chiasso i quali, in collaborazione con i colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO), hanno stroncato un vasto traffico di cocaina che interessava larga parte della provincia lariana.

Nello specifico i quattro fratelli finiti al centro delle indagini (due dei quali sottoposti a carcerazione mentre un terzo si trova ai domiciliari), tenevano le fila di un gruppo criminale attivo da lungo tempo e che agiva secondo un raffinato modus operandi, basato questo sullo schermo d’una ditta individuale della zona intestata ad uno degli indagati (anch’egli raggiunto da ordinanza di custodia cautelare) specializzata nel commercio di autoveicoli usati.
Il titolare dell’attività, che vantava il possesso d’un rilevante parco-auto, in realtà le impiegava per lo spaccio al minuto della droga con la collaborazione degli altri fratelli, facendo di volta in volta apporre sulle macchine delle targhe-prova in modo tale da rendere maggiormente difficoltoso il monitoraggio operato dalle telecamere di videosorveglianza stradale.
Le indagini dei finanzieri comaschi, coordinate dall’Autorità Giudiziaria della locale Procura della Repubblica, hanno dunque richiesto il massiccio utilizzo di diverse attività tecniche come riprese video, tracciamenti GPS, appostamenti e pedinamenti, che i finanzieri operanti sono riusciti a mettere a frutto anche grazie al preziosissimo ausilio garantito dai tecnici dello SCICO, permettendo così di delineare i ruoli di ciascuno dei membri del suddetto nucleo familiare.
Proprio base a quanto emerso, al più attivo dei quattro era stato affidato lo stoccaggio nonché la consegna della coca, mentre il titolare dell’autonoleggio forniva tutto il “supporto logistico” mettendo a disposizione vetture aziendali e locali.
Lo stupefacente, sempre secondo quanto accertato dai militari della GDF, veniva celato all’interno d’ingegnosi nascondigli ricavati nelle auto parcheggiate sul piazzale della ditta come, ad esempio, il bocchettone del carburante nel quale il pusher di turno attingeva la droga per poi smistarla ai vari “clienti” presenti nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo.
Un’attività di vendita davvero capillare e per di più operata in orari diurni, con gli spacciatori che indossavano comuni tute da meccanico per meglio “mimetizzarsi” tra le normali attività lavorative.
Da notare come il principale indagato, al fine di garantirsi il totale anonimato delle comunicazioni legate al traffico illecito, sistematicamente rubava le identità dei propri clienti richiedendogli la copia dei documenti giustificando tale richiesta con l’espletamento dei previsti passaggi di proprietà; mentre tali copie documentali finivano invece per l’attivazione di schede telefoniche poi utilizzate nelle trattative connesse al traffico di droga (particolare questo che gli costa anche il reato di sostituzione di persona).
Per quel che riguarda invece la portata di tale attività di spaccio, gli investigatori hanno accertato – tra i mesi di febbraio e giugno 2025 – uno smercio superiore alle 3.000 dosi di cocaina, effettuato senza soste e con guadagni stimabili in oltre 120.000 euro, con un chiaro quadro indiziario che vede la contestazione dei reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, per di più aggravati dall’aver operato nei pressi di istituti scolastici.
Da rilevare inoltre come tale operazione abbia previsto l’esecuzione di diverse perquisizioni locali e domiciliari in diverse località tra Como e provincia, alle quali hanno partecipato le unità cinofile antidroga del Corpo nonché i c.d. “cash dog” specializzati nella ricerca di denaro contante; il tutto all’interno d’una cornice di sicurezza affidata ai finanzieri antiterrorismo e pronto impiego AT-PI del Gruppo Ponte Chiasso, nonché ad un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.
A margine della vicenda va in ogni caso evidenziato come i derivanti provvedimenti giudiziari siano stati emessi sulla scorta degli elementi probatori al momento acquisiti pertanto, in attesa dell’eventuale giudizio di condanna, a ciascuno degli indagati va riconosciuta la presunzione di innocenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
