Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON. Il Pentagono ha assegnato a Raytheon un contratto preliminare pluriennale da 20,7 miliardi di dollari per accelerare la produzione dei missili aria-aria e superficie-aria a guida radar attiva AIM-120 AMRAAM.

Stando a quanto reso noto, l’accordo rientrerebbe nella più ampia iniziativa “Arsenal of Freedom”, con cui i Washington mira a ripristinare il più in fretta possibile le proprie scorte di sistemi e munizioni, notoriamente ridottesi (in certi casi, forse, anche ben oltre il livello di guardia) dopo anni di ingenti forniture all’indirizzo di alleati quali Ucraina e Israele, nonché dopo mesi di intense operazioni contro l’Iran.

Esattamente come accaduto con i sistemi antiaerei e antimissile Patriot (oggetto, nel luglio scorso, di un contratto da addirittura 58,6 miliardi di dollari con Lockheed Martin), i vertici militari statunitensi hanno, quindi, conferito un carattere prioritario anche alla produzione degli AMRAAM, che, oltre ad equipaggiare quasi tutti gli aerei da caccia di fabbricazione nazionale e occidentale, ai quali conferiscono spiccate capacità “fire and forget” oltre il raggio visivo, sono notoriamente in uso anche sul sistema di difesa aerea a corto-medio raggio NASAMS, impiegato per difendere l’area di Washington e adottato da diversi altri Paesi, tra cui la già menzionata Ucraina, che subisce attacchi sempre più intensi da parte dei russi, e due monarchie del Golfo come Oman e Qatar, ripetutamente bersagliate dall’Iran nel corso degli ultimi mesi.

Secondo quanto riportato, già tra il 2024 e il 2025 Raytheon avrebbe raddoppiato il numero di AMRAAM prodotti, mentre, a inizio anno, i suoi vertici avrebbero dichiarato di aver fissato l’obiettivo di produzione annuale ad almeno 1.900 esemplari.
L’azienda prevede di svolgere a Tucson, in Arizona, i lavori volti al soddisfacimento di tale commessa, che dovrebbero essere completati entro il 30 giugno 2033.
Oltre agli ordinativi di aeronautica e marina statunitensi, il contratto in questione dovrebbe anche includere diverse “Foreign Military Sales” all’indirizzo di sedici Paesi esteri.
Tra essi, figurerebbero, al momento, Belgio, Australia, Canada, Finlandia, Danimarca, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Giappone, Kuwait, Polonia, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia, Taiwan e Regno Unito.
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