Guardia di Finanza: reati tributari, truffa, riciclaggio e auto-riciclaggio nella gestione di uno stabilimento balneare confiscato al clan Fasciani. Nove misure cautelari eseguite a Roma

Di Alessandro Margottini               

ROMA. Sono nove le misure cautelari (delle quali 5 sono arresti domiciliari e i restanti 4 obblighi di firma) eseguite dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nei confronti di altrettanti soggetti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi reati tributari, truffa, riciclaggio ed auto-riciclaggio.

Le citate misure cautelari, disposte dal GIP del Tribunale capitolino, giungono all’esito di complesse indagini condotte dagli investigatori in forza al 6° Nucleo Operativo Metropolitano (NOM), i quali hanno avviato il loro lavoro da denuncia presentata nei confronti di alcuni membri di una fondazione che – dal 2019 al 2022 – ha gestito un noto stabilimento balneare del litorale romano.

Militari della Guardia di Finanza durante alcune attività controllo demanio marittimo

Lo stabilimento in questione era già stato precedentemente confiscato al noto clan criminale dei Fasciani, ed assegnato in carico all’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANSBC).

Gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle a seguito della predetta denuncia hanno però permesso di scoprire come gli indagati avessero successivamente intestato a una fondazione la struttura, in parole ancor più semplici adottato un escamotage che aveva permesso di sub-affittare il ristorante e il bar presenti nello stabilimento ad altre società, per di più beneficiando della riduzione del canone di concessione demaniale.

Le stesse indagini hanno inoltre permesso di scoprire l’esistenza di altre fondazioni, associazioni senza scopo di lucro e società, che gli stessi indagati avevano costituito ad hoc e che gli permettevano di ricevere cospicui introiti a seguito di sponsorizzazioni e donazioni da gruppi multinazionali del settore farmaceutico; tutti incassi che venivano poi riversati ad altre entità (sempre riconducibili ai medesimi soggetti) grazie all’impiego delle solite fatture per operazioni inesistenti, emesse queste per “consulenze” e “progetti” rivelatisi tutto fittizi.

Le indagini della GDF di Roma

Il provento di tali transazioni veniva poi riciclato attraverso artificiose movimentazioni bancarie che andavano infine a tradursi nella ricarica di carte prepagate, dunque in moneta sonante.

Il dettagliato quadro probatorio prodotti dagli investigatori della GDF ha in tal modo consentito alla locale Procura della Repubblica di richiedere al Giudice per le Indagini Preliminari l’emissione di provvedimenti cautelari che, al momento, riguardano nove dei 34 soggetti complessivamente indagati.

Va in ogni caso ricordato come il procedimento in cronaca versi ancora nella fase delle indagini preliminari pertanto, in attesa di giudizio definitivo, a tutti gli indagati va riconosciuta la presunzione di non colpevolezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore