Guardia di Finanza: Roma, scoperta una bancarotta fraudolenta milionaria realizzata in capo ad un noto gruppo attivo nella ricezione alberghiera e della ristorazione. Arrestati 4 responsabili e sequestrati beni per 3,5 milioni di euro

Di Dario Gravina

Roma. Sono grossi i guai giudiziari che si profilano all’orizzonte di un noto gruppo imprenditoriale attivo nella gestione di alberghi, ristoranti ed attività turistiche, sul quale la Guardia di Finanza di Roma aveva avviato un’indagine scaturita dal sospetto fallimento di due società del medesimo gruppo, e che ora vede agli arresti domiciliari il patron e sua moglie, mentre per il figlio ed il loro consulente fiscale il GIP del Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere, in attesa di un processo nel quale saranno tutti chiamati a rispondere dei reati di associazione per delinquere finalizzata ai delitti di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio

La vicenda, come detto sopra, ha preso corpo a seguito di una poco chiara procedura fallimentare sulla quale i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria (PEF) hanno indagato, scoprendo l’esistenza di sette “prestanome” fittiziamente inseriti al vertice di alcune imprese con lo scopo di dissimularne la reale proprietà.

Per questi fiancheggiatori l’Autorità Giudiziaria ha intanto disposto il divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese per la durata di un anno, oltre ad un sequestro preventivo di beni mobili, immobili e somme in denaro per un valore complessivo di 3.500.000 euro.

Il cliché truffaldino escogitato dai responsabili è piuttosto ricorrente in questi casi, e prevede la messa in atto di diversi artifizi societari che hanno lo scopo di provocare il completo depauperamento delle società in difficoltà con il Fisco, con il proprio personale e con i creditori, ai quali rimane così molto difficile rientrare di quanto legittimamente dovuto.

La GDF sequestra un’attività commerciale

Grazie all’apporto tecnico fornito dal consulente fiscale del gruppo, erano stati infatti trasferiti i beni societari delle fallite ad altre compagini imprenditoriali neo-costitute (dunque prive di debiti) permettendo così la continuazione delle attività che, nel caso specifico, erano rappresentate da ristoranti ed alberghi siti a Bologna oltre che nella Capitale.

Per delineare interamente tutti i contorni della frode, gli investigatori della GDF hanno dovuto ricostruire i pagamenti disposti dai conti di una delle società portate alla decozione finanziaria in favore delle altre nuove imprese riconducibili al principale indagato, avvenute però senza alcuna valida giustificazione economica per un importo vicino ai 3.000.000 di euro il che, per gli inquirenti, configura il reato di autoriciclaggio oltre a quello di peculato (quest’ultimo contestato in capo ai due coniugi finiti ai domiciliari) determinato dall’omesso versamento – per 500.000 euro – della tassa di soggiorno, corrisposta dai clienti ospitati presso gli alberghi del gruppo ma che gli stessi titolari avrebbero dovuto versare senza ritardi nelle casse del Comune di Roma.

L’odierna operazione rientra nell’alveo di una serie di attività investigative, che la Procura della Repubblica di Roma sta delegando alla Guardia di Finanza per tutelare i settori economici della Capitale dalle sempre presenti infiltrazioni della criminalità organizzata, come dalle azioni poste in essere di spregiudicati imprenditori i quali, oltre a danneggiare l’Erario dello Stato, falsano le regole della leale concorrenza a detrimento di tutti gli operatori onesti peraltro già pesantemente colpiti dall’emergenza pandemica ancora in corso.

 

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