Guardia di Finanza: Sassari operazione “Bad village”, arrestati due imprenditori che tentavano di rientrare in possesso d’un complesso alberghiero interessato da procedura fallimentare. Nei guai anche un pubblico ufficiale ed un professionista

Di Dario Gravina

Sassari. Erano stati i fondatori del più grande complesso turistico-alberghiero di Olbia (SS), ma in quanto dichiarati successivamente falliti ne avevano così perso la proprietà, salvo poi tentarne fraudolentemente di rientrarne in possesso anche grazie alla collaborazione loro offerta da un pubblico ufficiale e da un noto professionista romano.

E’ contenuta in queste poche righe l’essenza dell’operazione “Bad village”, che i finanzieri del Comando Provinciale di Sassari, coordinati per l’occasione dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania, hanno compiuto nel settore dei reati fallimentari e che ha portato agli arresti domiciliari due importanti imprenditori della zona (rispettivamente padre e figlio), ex proprietari della citata maxi-struttura alberghiera, il cui valore si attesta sui 60 milioni di euro e che al suo interno racchiude terreni, campi da calcio e da tennis, un centro nuoto, un palasport, un albergo, una club house nonché diverse aree urbane ed uffici, tutti finiti sotto i sigilli dell’Autorità Giudiziaria inquirente che ha altresì disposto il sequestro di partecipazioni intestate agli stessi indagati in altre società.

Le complesse investigazioni portate avanti dagli investigatori della GDF sassarese, hanno infatti consentito di svelare le trame ordite dai due imprenditori nonché gli accordi occulti intervenuti con gli altri indagati nella medesima vicenda, con il chiaro fine di turbare gli esiti dell’asta fallimentare riguardante il complesso turistico in questione.

La Guardia di Finanza in ufficio

Grazie alla collaborazione di un pubblico ufficiale infedele (Direttore Generale di un’associazione di Enti Pubblici locali), nonché con la mediazione offerta al riguardo da un conosciuto professionista capitolino, i due responsabili avrebbero così tentato di far rientrare nelle loro piene disponibilità economiche e patrimoniali il complesso turistico in questione, per di più provando persino di accedere ai finanziamenti agevolati garantiti da fondi del Governo italiano per il sostentamento ed il rilancio delle attività economiche colpite dalla crisi pandemica internazionale.

Con tali manovre, i due imprenditori hanno in pratica azzerato la platea di possibili compratori interessati a rilevare la struttura, costituendo al riguardo una “new company” – con sede in un Paese extra Unione europea – che gli avrebbe così consentito di continuare a gestire tranquillamente l’attività, in barba alla precedente procedura fallimentare che li aveva raggiunti.

Il quadro probatorio delineato dagli investigatori delle fiamme gialle, ha così permesso agli inquirenti di emettere gli odierni provvedimenti cautelari personali, nonché di evitare un ulteriore danno agli interessi finanziari della Pubblica Amministrazione nonché per i creditori coinvolti nel già avvenuto fallimento.

 

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