Di Alessandro Margottini
PAVIA. Peculato derivante dall’aver sottratto 300 mila euro dai conti correnti delle aste giudiziarie. Questa l’accusa nei confronti di un avvocato vogherese che si sarebbe impossessato, operando insieme a suo padre, della somma. I finanzieri del Comando Provinciale di Pavia lo hanno condotto agli arresti domiciliari.

Le fiamme gialle pavesi stavano indagando da tempo sul conto del professionista in questione che, circa un anno fa, si era visto arrestare il padre (anch’egli avvocato) accusato di aver sottratto oltre 165 mila euro da conti correnti riferiti a procedure esecutive, azioni per le quali il Tribunale di Pavia aveva altresì disposto un decreto di sequestro preventivo per lo stesso importo.
La vicenda non era però da considerarsi ancora conclusa giacché gli investigatori della GDF hanno condotto ulteriori attività ispettive scoprendo come il medesimo metodo “distrattivo” fosse stato utilizzato anche in occasione d’altre procedure di vendita all’asta, per le quali il professionista inizialmente arrestato e il figlio – a partire dal 2018 – avevano “intascato” 300 mila euro in maniera del tutto illegittima.
Come emerso nel corso delle indagini gli stessi due professionisti, proprio accedendo ai conti correnti di tali procedure esecutive, erano riusciti ad appropriarsi delle somme versate dagli aggiudicatari delle aste che poi andavano a riversare sui propri conti privati. A questa fase succedeva poi il prelevamento in contanti del denaro; soldi finivano per essere spesi su piattaforme on-line di giochi e scommesse.
All’esito delle indagini la competente Autorità Giudiziaria ha quindi ordinato il sequestro di oltre 148 mila euro nei confronti del padre, mentre nei confronti del figlio la somma sottoposta a sequestro è di oltre 144 mila euro.
Per la vicenda medesima va in ogni caso ricordato come il correlato procedimento penale penda ancora nella fase preliminare delle indagini, pertanto la responsabilità degli arrestati potrà essere accertata soltanto a intervenuta e irrevocabile sentenza di condanna sussistendo, fino a quel momento, la presunzione d’innocenza.
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