Guardia di Finanza, operazione “Dirty Street”. Sequestrati beni per 1 milione di euro nei confronti di tre dipendenti del Comune di Pontedera

Di Fabio Mattei

Pisa. È già tutto un programma il nome di questa operazione che i finanzieri del Comando Provinciale di Pisa, sotto il coordinamento della Procura Regionale della Corte dei Conti di Firenze, hanno condotto nel settore dei lavori pubblici accertando pesanti irregolarità che hanno così portato al sequestro di beni mobili ed immobili (siti in Toscana e in Puglia), dal valore superiore al milione di euro, nella disponibilità di tre funzionari del Comune di Pontedera, tra l’altro, indagati anche per truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica ed abuso d’ufficio.

L’operazione “Dirty Street”, durata 2 anni, aveva preso avvio poco dopo l’inaugurazione – avvenuta soltanto nel 2014 – della nuova circonvallazione della città di Pontedera; una strada attesa per lungo tempo dagli abitanti della zona e che collega il predetto centro urbano con la via di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno.

Già poco dopo l’apertura al traffico della circonvallazione, però, erano stranamente emerse le prime problematiche, con l’improvvisa apertura sul manto stradale di buche e avvallamenti.

Cedimenti strutturali veri e propri che hanno poi addirittura portato all’inagibilità di un tratto dell’opera viaria in questione.

In ragione di tali anomale quanto ingiustificabili circostanze, i militari della GDF pisana hanno così proceduto all’acquisizione e all’esame di tutta la documentazione amministrativo-contabile relativa all’opera (meglio conosciuta in zona come “Strada di Patto”), procedendo per di più all’esecuzione di riscontri tecnici sui lavori attraverso il controllo dei previsti collaudi e delle perizie compiute sui lavori stessi.

Operazione della Guardia di Finanza a Pontedera

Proprio da questa approfondita attività investigativa, le fiamme gialle hanno così fatto emergere le smaccate irregolarità commesse dai responsabili, tra le quali l’impiego di materiale – del 30% e fino al 50% – inferiore rispetto a quello previsto dal contratto di appalto.

Tutto, naturalmente, appariva in regola: i dipendenti pubblici indagati, infatti, redigevano e certificavano i vari stati d’avanzamento dell’opera con dati ed attestazioni false.

L’attività in parola testimonia una volta ancora ruolo della Guardia di Finanza la quale, anche nell’esecuzione di complessi accertamenti documentali connessi a queste pericolose frodi, di fatto tutela anche qualità di vita dei cittadini che, su quelle stesse opere pubbliche delle quali si avvalgono quotidianamente, hanno tra l’altro l’incontestabile diritto di poterle utilizzare in sicurezza.

 

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