Guardia di Finanza: a Vibo Valentia scoperti 126 “falsi poveri” che hanno indebitamente beneficiato dei buoni spesa del Comune

Di Fabio Mattei e Michele Toschi
Vibo Valentia. Continua senza interruzioni e si intensifica l’attività ispettiva che la Guardia di Finanza sta conducendo in tutto il territorio nazionale per scovare le illecite percezioni di aiuti pubblici che, come noto, in questi mesi hanno registrato una notevole impennata a causa della grave emergenza epidemiologica ancora in atto.

La Guardia di Finanza scopre beneficiari dei buoni spesa senza averne titolo.

L’ultima notizia, in ordine di tempo, giunge stavolta dalla zona di Vibo Valentia, ove i Finanzieri del locale Comando Provinciale -Tenenza di Tropea, hanno scoperto 126 “falsi poveri” che avevano beneficiato dei cosiddetti “buoni spesa”.

A seguito degli aiuti stanziati dallo Stato, al Comune di Tropea (Vibo Valentia) sono state assegnate somme per oltre 55 mila euro (interamente erogate) ed è proprio sulla destinazione finale di tali prestazioni sociali che i militari delle Fiamme Gialle si sono mossi, verificando le posizioni di 225 nuclei familiari che avevano richiesto ed ottenuto i “buoni spesa”, previsti per chi si trova in difficoltà economiche tali da non rendere possibile neppure l’acquisto di generi alimentari di prima necessità.

I controlli sono dunque partiti dall’analisi delle autocertificazioni presentate all’Amministrazione comunale tropeana, ma dalle quali sono presto emerse diffuse falsità ideologiche di numerosi dichiaranti che invece avevano disponibilità finanziarie (anche di un certo rilievo) sui propri conti correnti, avevano ricevuto stipendi di tutto rispetto e peraltro derivanti da rapporti di lavoro regolari, erano già beneficiari del reddito di cittadinanza, di indennità di disoccupazione o di altre prestazioni sociali agevolate, così come puntualmente riscontrato dalle specifiche informazioni fornite dall’INPS agli investigatori della GDF.

Tra i molti casi di irregolarità affiorate grazie ai controlli, sono da evidenziare le richieste presentate da due persone appartenenti però al medesimo nucleo familiare, una “furbata” messa evidentemente in atto con lo scopo di vedersi accreditato un importo raddoppiato rispetto a quello spettante, ma anche autocertificazioni nelle quali era stata omessa l’indicazione dei familiari conviventi (peraltro attestati dallo stato di famiglia) che però erano regolarmente retribuiti, oppure già risultanti beneficiari d’altre forme di sussidio economico pubblico.

Un malvezzo questo che, oltre a denotare un autentico spregio vero gli sforzi economici compiuti dal Paese in questo difficile contesto storico, non tiene nemmeno in considerazione come tali comportamenti illeciti finiscano con il distrarre risorse a chi ne ha realmente bisogno.

Da notare, altresì, come tra i soggetti coinvolti in questa frode commessa in danno dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale figurino, come spesso accade in queste vicende, anche alcuni pregiudicati affiliati alla criminalità organizzata della zona.

Per tutti i responsabili dell’illecito – ai sensi dell’art. 316/ter del Codice Penale (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) – è stata intanto emessa una sanzione amministrativa che prevede il pagamento di una somma compresa tra i 5.164 ed i 25.822 euro, nonché avviata una segnalazione al Comune di Tropea per il conseguente recupero delle somme non spettanti.

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