Di Anna Maria De Luca
BARCELLONA. Si chiama 307 perché era il trecentosettimo rifugio iscritto nel registro del Comune di Barcellona.
Il Rifugio 307 è uno dei circa 1.400 rifugi antiaerei costruiti a Barcellona durante la Guerra Civile spagnola per proteggere la popolazione dai pesanti bombardamenti.

A differenza della maggior parte di queste strutture, però, è uno dei pochi esempi di tunnel costruiti in superficie, scavato dagli abitanti del quartiere Poble-Sec sfruttando la morfologia naturale del terreno ai piedi della montagna di Montjuïc.
Tre giorni di bombardamento
Durante la Guerra Civile spagnola, Barcellona fu bersaglio di intensi bombardamenti aerei, principalmente da parte dell’Aviazione italiana e tedesca, alleate delle forze franchiste.
Il 16 marzo 1938, alle ore 22.08, iniziò il bombardamento più sanguinoso della guerra civile. Durò quasi tre giorni, causando più di mille morti ed innumerevoli feriti, distruggendo 45 edifici e danneggiandone altri 75.
Era una pratica militare nuova e devastante che prendeva di mira indistintamente militari e civili.
Costruiti dalla popolazione
Gli oltre mille rifugi cittadini furono costruiti per lo più dalle organizzazioni sociali e sindacali della città e dai comitati di quartiere, che mano a mano andarono a sostituire le cantine e le linee metro, ripari spontanei dei barcellonesi.
I giovani maschi erano per lo più al fronte o nelle fabbriche, e fu grazie al lavoro volontario di centinaia di cittadini, in maggioranza anziani e donne, che la città seppe badare alla sua salvaguardia.
Nel momento in cui la guerra si concluse era stata portata a termine solo la metà dei duemila tunnel progettati.

Le aperture a zig zag
Le gallerie hanno soffitti a volta, raggiungono un’altezza di circa 2,10 metri e una larghezza variabile tra 1,5 e 2 metri.
Per evitare intasamenti alle entrate dei rifugi, furono costruite tre aperture che seguivano un percorso a zig-zag, progettato per evitare la diffusione di schegge e polvere all’interno dei tunnel quando le bombe cadevano nelle vicinanze.
All’interno, la struttura racconta una quotidianità sotterranea: bagni pubblici, uno spazio infermeria, una fonte d’acqua che scorreva spontaneamente dalle pendici del Montjuïc e persino uno spazio ricreativo per i bambini.
La vita dentro il rifugio
Dentro il rifugio, la convivenza forzata doveva essere gestita con attenzione.
Lungo i tunnel si possono ancora vedere resti di alcuni messaggi che riempivano le mura, come il “divieto di fomentare il pessimismo” o il “divieto di parlare di politica”, il cui scopo era preservare l’armonia di tutti coloro che si trovavano dentro il rifugio, perché i momenti critici e di tensione avrebbero potuto causare nervosismo e perdita della ragione.

Dopo la guerra civile
Dopo la fine della guerra, il rifugio conobbe un destino singolare.
Completamente abbandonato, nel tempo ebbe molti usi: da magazzino di una fabbrica di vetro nelle vicinanze ad abitazione privata di una famiglia gitana – e ancora oggi si conserva il camino usato da questa famiglia per riscaldarsi.
Fu solo quando la popolazione di Barcellona cominciò a interessarsi a questi rifugi – chiedendo di poterli visitare, aprire al pubblico, mantenere per non dimenticare un periodo così buio della propria storia – che il Refugi 307 tornò alla luce.
Oggi fa parte dei centri del MUHBA (Museo di Storia di Barcellona) ed è diventato uno dei luoghi simbolo della preservazione della memoria e della testimonianza della vita della città nel terribile periodo della guerra civile.
L’unico modo per visitare il Rifugio 307 è partecipare a una visita guidata organizzata dal MUHBA.
La visita dura circa 45 minuti ed è disponibile in catalano, spagnolo e inglese. È indispensabile prenotare in anticipo, poiché i gruppi sono a numero chiuso.
Il rifugio si trova al Carrer Nou de la Rambla 175, nel quartiere di Poble Sec, raggiungibile con la metro (fermate Paral·lel, linee L2 e L3).
Il prezzo è di 3,50 euro, incluso nel ticket MUHBA.
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