Di Paola Ducci*
WASHINGTON D.C. Il confronto tra la guerra sotterranea in Vietnam e i conflitti più recenti in Afghanistan, Gaza e Ucraina mette in luce sia elementi di continuità sia profonde differenze legate all’ambiente operativo, agli obiettivi militari e al quadro etico-giuridico.

In Vietnam l’ambiente era prevalentemente rurale e il conflitto si svolgeva parzialmente nella giungla: i tunnel del Viet Cong erano nascosti sotto villaggi, campi coltivati e foreste, consentendo una perfetta integrazione con il territorio e la popolazione locale.
L’obiettivo principale era garantire la sopravvivenza dell’insurrezione, proteggere le strutture di comando e logistica e permettere attacchi improvvisi seguiti da una rapida scomparsa.
Il vantaggio chiave consisteva nella capacità di annullare la superiorità tecnologica statunitense mentre lo svantaggio risiedeva nell’elevato rischio individuale per i combattenti e nella vulnerabilità dei tunnel una volta scoperti.
Dal punto di vista etico-giuridico l’uso dei tunnel sollevava già allora questioni rilevanti, soprattutto per la commistione tra infrastrutture militari e civili, ma queste problematiche erano meno codificate rispetto agli standard odierni del diritto internazionale umanitario.

In Afghanistan lo spazio sotterraneo assunse una forma diversa: non tanto reti artificiali dense quanto un uso militare di grotte naturali, complessi montani e rifugi scavati in profondità.
L’ambiente montuoso e frammentato favoriva la difesa e la dispersione delle forze irregolari.
L’obiettivo principale non era la guerriglia urbana bensì la protezione di leadership, addestramento e vie di fuga, oltre alla capacità di resistere a campagne di bombardamento prolungate.
Il vantaggio consisteva nella profondità e nell’isolamento geografico, che rendevano difficile il controllo completo del territorio; lo svantaggio era la dipendenza da linee di rifornimento vulnerabili e la limitata integrazione con un ambiente urbano complesso.
Dal punto di vista giuridico le operazioni sotterranee si inserivano in un contesto di controterrorismo, con implicazioni rilevanti in termini di distinzione tra combattenti e non combattenti e di uso proporzionato della forza, soprattutto in relazione a bombardamenti e operazioni speciali.
Nel caso di Gaza, la guerra sotterranea si sviluppa all’interno di uno degli ambienti urbani più densi al mondo, trasformando la città in uno spazio di combattimento tridimensionale.
I tunnel non sono solo un mezzo difensivo ma una vera infrastruttura militare integrata che collega depositi, postazioni di comando e vie di movimento, spesso al di sotto di aree civili.
L’obiettivo è duplice: proteggere le forze combattenti e le risorse strategiche e al tempo stesso condizionare l’azione del nemico, imponendogli elevati costi militari, politici e mediatici.
Il vantaggio principale è la capacità di sfruttare la complessità urbana per moltiplicare l’efficacia asimmetrica; lo svantaggio risiede nell’elevata esposizione della popolazione civile e nel rischio di distruzione su larga scala.

Le implicazioni etiche e giuridiche sono particolarmente acute: l’uso di infrastrutture sotterranee in aree civili solleva questioni centrali relative alla protezione dei civili, alla proporzionalità degli attacchi e alla responsabilità per i danni collaterali.
In Ucraina, infine, la dimensione sotterranea assume una forma più “classica” ma non meno significativa, legata a trincee, bunker, rifugi interrati e complessi industriali fortificati.
L’ambiente è quello di una guerra ad alta intensità tra forze regolari, in cui lo spazio sotterraneo serve principalmente a garantire la sopravvivenza sotto il fuoco d’artiglieria e a ridurre la vulnerabilità alla sorveglianza e agli attacchi a distanza.
L’obiettivo non è tanto la guerriglia quanto la tenuta del fronte e l’attrito prolungato dell’avversario.
Il vantaggio consiste nella protezione e nella resilienza difensiva; lo svantaggio è la rigidità operativa, che può trasformare le posizioni sotterranee in punti di accerchiamento o distruzione.
Dal punto di vista giuridico il conflitto ucraino si colloca in un quadro più tradizionale di diritto dei conflitti armati tra Stati, ma solleva comunque interrogativi sull’uso di infrastrutture civili a fini militari e sulla protezione dei combattenti feriti e dei civili rifugiati in strutture sotterranee.
Nel complesso, il confronto mostra come la guerra sotterranea rappresenti una risposta ricorrente all’asimmetria o all’intensità del conflitto, ma anche come il suo significato cambi radicalmente a seconda dell’ambiente e del contesto politico.
Dai tunnel artigianali del Vietnam alle reti urbane di Gaza e alle fortificazioni di Ucraina, il sottosuolo continua a essere uno spazio che sfida la superiorità tecnologica, amplifica i dilemmi etici e impone ai militari moderni un ripensamento costante delle proprie dottrine operative.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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