India: il governo e l’industria trattano con la Russia per produrre su licenza altri 50 Su-30 MKI

Di Fabrizio Scarinci

Nuova Delhi. Secondo quanto dichiarato dal Direttore del Servizio Federale per la cooperazione tecnico-militare della Federazione Russa Dimitry Shugaev, il governo di Mosca e quello di Nuova Delhi starebbero trattando al fine di consentire alla Hindustan Aeronautics Limited (HAL) di produrre su licenza 50 ulteriori caccia Sukhoi Su-30 MKI, che nei prossimi anni andrebbero ad aggiungersi ai circa 260 velivoli dello stesso tipo già in servizio con l’Indian Air Force.

Un Sukhoi SU-30 MKI dell’Indian Air Force

L’ultimo lotto di questi velivoli (12 esemplari in tutto) era stato ordinato dai militari indiani nell’estate 2020 nell’ambito di un pacchetto da 2,4 miliardi dollari, che, oltre agli aerei in questione, includeva anche l’acquisto di 21 Mig 29 di nuova generazione (che sarebbero stati forniti direttamente dai produttori russi) e un programma di aggiornamento per 59 dei 65 Fulcrum in dotazione alla IAF.

Se l’ordine dello scorso anno aveva essenzialmente l’obiettivo di rimpiazzare le perdite subite nel tempo dalla linea dei Flankers e di “consolidare” quella dei Fulcrum, quest’ultimo requisito si inserisce, invece, in un più ampio piano di potenziamento dell’aeronautica militare indiana, che proprio in questi mesi starebbe anche completando l’introduzione dei 36 caccia multiruolo Rafale recentemente acquistati dalla Francia.

Più in generale, le trattative in corso forniscono l’ennesima dimostrazione di quanto sia l’India che la Federazione Russa continuino a considerare importante la loro storica partnership, che dal punto di vista di Nuova Delhi, recentemente allineatasi a Washington in funzione anti-cinese, rappresenta un utile strumento per preservare i propri spazi di manovra e non dipendere esclusivamente dagli USA e dai loro alleati per quanto riguarda la fornitura di sistemi d’arma, e dal punto di vista di Mosca, avvicinatasi tatticamente a Pechino ma comunque terrorizzata dall’ascesa cinese, sembrerebbe essere vista come un mezzo fondamentale al fine di mantenere un certo grado “balance of power” nel continente asiatico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

Autore