INTERPOL: impronte digitali, DNA e riconoscimento facciale. Ecco le tecnologie di sicurezza biometrica a servizio dell’Intelligence

Di Assunta Romano

Lione. Non esistono al mondo due persone con le stesse impronte digitali, neanche tra gemelli.

Le impronte digitali “parlano” sul luogo del delitto

Le loro caratteristiche non cambiano, neanche quando invecchiamo, a meno che lo strato superficiale non venga danneggiato a seguito di un incidente o intenzionalmente con un intervento chirurgico.

La forma, dimensione e struttura (ad arco, a cappio, a spirale) rendono ogni impronta digitale unica e irripetibile.

Per questo, insieme al DNA e al riconoscimento facciale,  rappresentano uno strumento indispensabile per l’identificazione di criminali, vittime di disastri naturali o azioni terroristiche.

Il codice del DNA

Nel 2019. l’INTERPOL ha identificato più di 1.600 persone grazie all’incrocio dei dati  contenuti nell’AFIS (Automatic Fingerprint Identification System) un database  che raccoglie le impronte digitali trasmesse dalle Polizie di tutto il mondo.

Ll’INTERPOL ha identificato più di 1.600 persone grazie all’incrocio dei dati  contenuti nell’AFIS

L’AFIS contiene oltre 220 mila impronte e circa 17 mila elementi provenienti dalle varie scene del crimine.

Il DNA gioca un ruolo altrettanto cruciale nella soluzione di casi investigativi proprio per l’unicità che contraddistingue ogni essere vivente.

Si ricorre al DNA anche per le indagini che riguardano reati ambientali, consentendo di individuare la provenienza di avorio o legname trafficati illegalmente.

Creato nel 2002, il database del DNA dell’INTERPOL contiene oltre 247 mila profili provenienti da 84 Stati, catalogati  secondo un codice alfanumerico.

Ogni Paese detiene la proprietà delle informazioni decidendo con chi poi condividerle.

Il database  dell’INTERPOL  è in grado di elaborare  in pochi minuti le informazioni messe a confronto consentendo alle Forze di Polizia di tutto il mondo di individuare i responsabili di crimini quali stupro, omicidio e rapine o di ritrovare persone scomparse.

Primo nel suo genere, I- FAMILIA  è un database che  consente di procedere all’identificazione di soggetti scomparsi  mettendo a confronto su scala internazionale i DNA di persone legate da vincoli di parentela.

I- FAMILIA  è un database che  consente di procedere all’identificazione di soggetti scomparsi

Questo strumento si rivela particolarmente utile quando in mancanza di impronte digitali o dentali  risulta  impossibile procedere  all’identificazione delle vittime.

Altro strumento messo a disposizione dall’INTERPOL  per l’ identificazione di vittime di disastri naturali o attacchi terroristici è il DVI (Disaster Victim Identification) una guida che contiene standard e procedure aggiornate oggi 5 anni da esperti della Polizia scientifica internazionale e messa a disposizione dei Paesi che ne fanno richiesta.

Un team di esperti nella Disaster Victim Identification

Grazie al DVI, fu possibile fornire assistenza a seguito dello tsunami che si verificò nell’Oceano Indiano nel 2004.

Solo in Thailandia furono coinvolti più di 2 mila specialisti provenienti da 31 Paesi consentendo l’identificazione di 5 mila vittime.

A differenza del DNA che rimane identico per tutta la vita, i tratti somatici di un individuo sono soggetti a cambiamenti.

Il riconoscimento facciale (Facial Ricognition) è una tecnica di intelligenza artificiale utilizzata in biometria per identificare o verificare l’identità di una persona partendo da una o piu’ immagini che la ritraggono.

L’ INTERPOL “Face Ricognition System” raccoglie le immagini facciali di soggetti  provenienti da 179 Paesi.

L’ INTERPOL “Face Ricognition System” raccoglie le immagini facciali

Grazie a un software biometrico automatizzato, questo database consente di identificare un soggetto mettendo a confronto ed analizzando forme, misure e proporzioni dei tratti somatici.

Dal 2016, anno in cui il DVI è stato utilizzato per la prima volta.

Ed oltre 1.000 soggetti  sono stati identificati dall’INTERPOL in tutto il mondo.

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