Di Giuseppe Gagliano*
TEHERAN. L’Iran, nonostante le sfide e i ripetuti insuccessi del suo programma spaziale, sta puntando con decisione sul proprio capitale umano per rafforzare il settore aerospaziale, guardando con particolare attenzione ai Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). La strategia di Teheran si basa su un’offerta formativa di alto livello, progettata per attrarre giovani talenti internazionali, sfruttando la competenza dei suoi ricercatori e il prestigio delle sue istituzioni accademiche.
L’immagine di due giovani scienziate iraniane allo stand del Centro di Ricerca Spaziale Iraniano (ISRC) durante una fiera aerospaziale a Teheran, l’11 febbraio scorso, è un simbolo di questa ambizione: mostrare al mondo un volto giovane, femminile e qualificato del proprio programma spaziale, in un contesto internazionale sempre più competitivo.
Il Centro di Ricerca Spaziale Iraniano, affiliato all’Agenzia Spaziale Iraniana (ISA), è al cuore di questa iniziativa.
Fondato nel 2000, l’ISRC si occupa di ricerca e sviluppo di tecnologie per veicoli di lancio spaziale, con applicazioni che spaziano dai satelliti civili ai sistemi con potenziali implicazioni militari, come i razzi a propellente liquido e solido. Nonostante le sanzioni internazionali, che limitano l’accesso a tecnologie avanzate e hanno ostacolato il programma spaziale iraniano, l’ISRC vanta una rete di laboratori e centri di ricerca a Teheran, Tabriz, Shiraz e Isfahan, con oltre 500 progetti completati e 156 in corso, tra cui lo sviluppo di razzi sonda e simulatori di microgravità . Inoltre, il centro collabora con università prestigiose come l’Università di Teheran e lo Sharif Technical University, consolidando il legame tra ricerca accademica e applicazioni pratiche.

L’offerta formativa per studenti BRICS si inserisce in un contesto geopolitico più ampio. L’Iran, membro osservatore dei BRICS dal 2023, cerca di rafforzare la cooperazione con questi Paesi per ridurre la dipendenza tecnologica dall’Occidente e aggirare le sanzioni. I corsi proposti coprono discipline come ingegneria aerospaziale, chimica, informatica e scienza dei materiali, con un’enfasi su applicazioni pratiche come la progettazione di satelliti e sistemi di propulsione.
Questi programmi, spesso ospitati presso l’ISRC e altre istituzioni affiliate, mirano non solo a formare specialisti, ma anche a creare reti di collaborazione scientifica con nazioni come Russia e Cina, che già hanno una storia di cooperazione con Teheran nel settore spaziale.
Tuttavia, il programma spaziale iraniano non è privo di ombre. I fallimenti nei lanci, come quelli registrati nel 2012 e 2013 al centro spaziale Imam Khomeini di Semnan, hanno evidenziato limiti tecnologici e infrastrutturali. Inoltre, le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, vedono con sospetto le attività spaziali iraniane, accusandole di essere una copertura per lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio.
Le sanzioni, che colpiscono enti come l’ISRC e l’Agenzia Spaziale Iraniana dal 2019, hanno complicato l’accesso a risorse e tecnologie, spingendo l’Iran a investire nella formazione interna e internazionale per colmare il gap. Nonostante queste difficoltà , Teheran sembra determinata a trasformare le limitazioni in opportunità .
La presenza di giovani scienziate alla fiera aerospaziale del 2025 non è solo un’operazione di immagine, ma riflette un impegno concreto per promuovere talenti locali e attrarre quelli internazionali.
L’Iran punta a presentarsi come un hub scientifico regionale, capace di competere con i giganti globali, anche in un settore ad alta intensità tecnologica come quello spaziale.
La collaborazione con i BRICS, in questo senso, è una mossa strategica per costruire alleanze che vadano oltre la sfera tecnica, rafforzando il ruolo geopolitico di Teheran in un mondo multipolare.
In questo scenario, l’Iran non cerca solo di formare esperti, ma di costruire un ponte tra il proprio potenziale scientifico e le ambizioni globali dei BRICS, in un gioco di equilibri che unisce scienza, diplomazia e strategia. La strada è lunga e irta di ostacoli, ma l’immagine di quelle due giovani scienziate a Teheran è un segnale chiaro: l’Iran vuole essere un attore di peso nello spazio, e lo vuole fare a modo suo.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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