Israele: Verità e retorica all’ONU. Un’analisi critica sul discorso di Benjamin Netanyahu e delle risposte possibili della sinistra democratica

Di Bruno Di Gioacchino

TEL AVIV. Venerdì scorso, il capo del Governo israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso molto atteso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Benjamin Netanyahu partecipa a un briefing militare

In quella sede ha:

  • Riaffermato la linea dura verso Hamas
  • Rifiutato ogni riconoscimento dello Stato palestinese
  • Accusato la comunità internazionale di essere vittima della propaganda anti-israeliana
  • Dichiarato che Israele “deve finire il lavoro” nella Striscia di Gaza.

Le reazioni internazionali sono state immediate e polarizzate.

Da un lato, chi ha visto in Netanyahu un leader isolato ma lucido; dall’altro, chi ha denunciato un uso ideologico e propagandistico della tribuna ONU.

Con questo articolo si vuole offrire un’analisi oggettiva delle principali affermazioni del discorso, proporre le possibili risposte di una sinistra democratica consapevole e mettere in luce i punti deboli di entrambe le visioni.

“Israele ha il diritto di difendersi da Hamas”

  • Israele rivendica un diritto fondamentale: la legittima difesa contro attacchi armati
  • Hamas ha compiuto atti terroristici, lanciato razzi, ucciso civili e agisce spesso con mezzi vietati dal diritto internazionale.
  • La bandiera dlel’ISIS catturata ad un miliziano di Hamas

 

Replica della sinistra democratica

Il diritto alla difesa è legittimo, ma non illimitato. Le Convenzioni di Ginevra impongono proporzionalità, distinzione e precauzione. Bombardare interi quartieri o infrastrutture civili non è autodifesa, è punizione collettiva.

Punti deboli

  • Netanyahu ignora il principio di proporzionalità
  • La sinistra fatica a proporre soluzioni concrete su come difendere i civili israeliani in presenza di minacce reali e radicate.

“Hamas usa i civili come scudi umani. Le loro morti sono responsabilità di Hamas”

  • Hamas è accusata di operare in mezzo alla popolazione civile, usando scuole, ospedali e moschee per scopi militari

Replica della sinistra democratica

Anche se Hamas adotta tattiche illegittime, Israele ha l’obbligo di adottare tutte le misure possibili per evitare vittime civili. Le responsabilità non si annullano, si sommano.

Punti deboli

  • Netanyahu tende a usare questa accusa per spostare la responsabilità morale, giuridica e politica
  • La sinistra non sempre condanna con la dovuta chiarezza l’uso strumentale dei civili da parte di Hamas

“Non ci sarà uno Stato palestinese. I Paesi che lo riconoscono favoriscono il terrorismo”

  • Netanyahu respinge in modo assoluto la prospettiva della soluzione “due popoli, due Stati”.

Replica della sinistra democratica

La negazione totale del diritto palestinese all’autodeterminazione è un atto politico estremo. Il riconoscimento non è complicità col terrorismo, ma un investimento sulla coesistenza futura.

Punti deboli

  • Netanyahu chiude a ogni processo negoziale, rinunciando a una visione a lungo termine.
  • La sinistra spesso ignora le difficoltà reali nel costituire uno Stato palestinese credibile e democratico.

“Le critiche a Israele sono antisemitismo mascherato”

  • Netanyahu sostiene che la comunità internazionale è vittima di una campagna delegittimante, spesso radicata in pregiudizi antisemiti.

Replica della sinistra democratica

L’antisemitismo va combattuto ovunque, ma non può essere un pretesto per annullare ogni critica. Il conflitto israelo-palestinese è politico, non razziale.

Punti deboli

  • Netanyahu tende a usare questa accusa in modo totalizzante, eliminando lo spazio per critiche legittime.
  • La sinistra non sempre prende posizione netta contro l’antisemitismo nei propri ranghi o tra i propri alleati.

“Israele avvisa i civili e rispetta il diritto internazionale”

  • Israele sostiene di agire con strumenti per minimizzare le vittime: avvisi via sms, “roof knocks”, corridoi umanitari.

Replica della sinistra democratica

Le precauzioni formali non bastano se i risultati sono catastrofici. Il diritto internazionale non valuta le intenzioni, ma gli effetti. Migliaia di morti civili lo dimostrano.

Punti deboli

  • Netanyahu confonde strumenti preventivi con legittimità assoluta
  • La sinistra tende a ignorare che Israele è tra i pochi eserciti a impiegare protocolli di preavviso, seppur insufficienti.

“Hamas arruola bambini anche di 12 anni”

  • Netanyahu denuncia l’impiego di bambini soldato, una grave violazione del diritto umanitario.

Replica della sinistra democratica

Condanna piena e inequivocabile. Ma non si risponde al crimine con il fuoco. Questi minori vanno protetti, non trattati come bersagli. Serve un’azione internazionale per fermare la radicalizzazione dell’infanzia.

Punti deboli

  • Netanyahu rischia di strumentalizzare la questione per giustificare uccisioni di adolescenti.
  • La sinistra tace troppo spesso su questo punto per non indebolire la narrazione “resistenziale”.

I palestinesi hanno rifiutato ogni occasione di pace: dal 1947 a Oslo”

  • Netanyahu accusa i palestinesi di aver respinto tutte le proposte storiche: la partizione ONU (1947), Camp David (2000), Oslo II (1995), e altre.
La storica stretta di mano tra Rabin e Arafat, ad Oslo nel 1993

Replica della sinistra democratica

La critica è fondata. La leadership palestinese ha perso più volte occasioni decisive, per calcolo, debolezza o estremismo. Riconoscere queste colpe è necessario per ricostruire credibilità.

Punti deboli

  • Netanyahu usa questi rifiuti come alibi per l’immobilismo attuale.
  • La sinistra spesso li minimizza o li ignora, perdendo autorevolezza.

“Gli Stati arabi (1948–1967) non hanno mai cercato di creare uno Stato palestinese”

  • Per 20 anni, Cisgiordania e Gaza erano controllate da Giordania ed Egitto. Nessuno promosse uno Stato palestinese.

Replica della sinistra democratica

Corretto. I regimi arabi usarono i palestinesi come strumento geopolitico. Nessuna reale volontà di concedere loro un’autonomia. Una sinistra lucida deve dirlo chiaramente.

Punti deboli

  • Netanyahu omette il fatto che Israele ha poi sfruttato la frammentazione araba per evitare trattative.
  • La sinistra raramente affronta questo punto per non aprire contraddizioni con il “fronte arabo”.

Conclusione

Benjamin Netanyahu è al tempo stesso:

  • Uno statista esperto, capace di interpretare le paure e le esigenze strategiche di larga parte dell’opinione pubblica israeliana.
  • Un abile comunicatore che seleziona e struttura i dati per costruire una narrativa a senso unico, in cui Israele ha sempre ragione e gli altri sempre torto.

Ma il vero problema non è Netanyahu in sé.

Il vero problema è l’intero sistema di comunicazione e confronto tra le parti, da troppo tempo ridotto a una logica da stadio.

Da una parte si esibisce un patriottismo intransigente che pretende legittimità assoluta a prescindere dalle vittime causate.

Dall’altra, una solidarietà automatica e talvolta ipocrita che sorvola su crimini evidenti pur di difendere la causa opposta.

Serve un cambio di paradigma.

È tempo che tutte le parti – Israele, leadership palestinese, opinione pubblica internazionale – abbandonino la logica del tifo e intraprendano un confronto serio, basato su fatti, non su slogan; su responsabilità condivise, non su accuse reciproche; su volontà di pace, non su strumentalizzazioni.

Non si costruisce la convivenza distruggendo la narrazione dell’altro, ma riconoscendo che entrambi i popoli hanno diritto a sicurezza, dignità, sovranità, libertà dalla paura.

La politica del sospetto perpetuo, delle mappe esibite e delle accuse gridate ha mostrato tutti i suoi limiti.

Solo la politica del coraggio, della moderazione e della verità scomoda potrà offrire una strada diversa.

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