Jabal Hamza: I misteri dei programmi missilistici egiziani rivelati da rapporti israeliani. Investimenti concreti nel campo della Difesa indicano una chiara ambizione del Paese a sviluppare capacità avanzate nel settore

Di Chiara Cavalieri  

IL CAIRO. Recenti rapporti provenienti da fonti israeliane hanno sollevato interrogativi sui segreti che si celano nel deserto egiziano, in particolare riguardo al sito di test missilistico conosciuto come “Jabal Hamza”.

Situata vicino a Il Cairo, questa realtà ha una storia che risale agli anni ’50, quando l’Egitto iniziò a sviluppare programmi missilistici, in collaborazione con esperti stranieri.

Secondo il sito di notizie israeliano “Nziv”, Jabal Hamza rappresenta uno dei più significativi centri di test per il lancio di missili in Egitto, con strutture specializzate e motori a razzo che operano principalmente con combustibile liquido.

Tali  sviluppi sono stati cruciali per soddisfare le esigenze strategiche e di sicurezza del Paese.

Un’immagine di un possibile sito di costruzione di missili

 

Il rapporto mette in luce il tentativo, da parte di ingegneri tedeschi, di creare un arsenale missilistico egiziano a propellente liquido sotto il defunto Presidente Gamal Abdel Nasser.

Il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser

 

Tuttavia, il progetto fallì, lasciando dietro di sé un’infrastruttura per la produzione e il test dei missili. Nel tempo, sono emerse ulteriori installazioni, come una seconda stazione di test costruita nel 1967.

Il documento di Nziv evidenzia anche un periodo di stallo nel programma missilistico egiziano, che ha portato a dipendere temporaneamente dai missili Scud sovietici.

La situazione si è modificata negli anni ’70 quando l’Egitto ha iniziato a distaccarsi dall’Unione Sovietica e ha ottenuto parte della tecnologia missilistica dalla Corea del Nord.

Nel corso degli anni,  Il Paese nord africano ha svolto un ruolo significativo nella cooperazione tecnologica con la Corea del Nord, contribuendo a società missilistiche con tecnologia e supporto ingegneristico. A tal proposito, il rapporto ricorda come, nel 2013, sia stata intercettata una spedizione di componenti missilistici provenienti dalla Corea del Nord, a ulteriore conferma che gli sforzi per sviluppare i missili Scud continuano.

Negli ultimi anni, l’Egitto ha modernizzato il sito di Jabal Hamza, ristrutturando e ampliando le strutture.

Tra il 2007 e il 2010, costruzioni misteriose nel campo del lancio hanno suggerito la possibile realizzazione di un bunker o di un’installazione per testare motori a combustibile liquido.

Tali aggiornamenti sono segni tangibili dell’interesse egiziano a rafforzare le proprie capacità missilistiche.

Il report dettagliato di Nziv conferma che in passato l’Egitto ha sviluppato missili balistici come Al-Qahir e Zafir, con una gittata rispettiva di 450 km e 350 km.

Tuttavia, questi progetti hanno sempre affrontato sfide tecniche, rendendo difficile raggiungere effettivamente la fase operativa.

Infine, la situazione attuale del programma missilistico egiziano rimane avvolta nel mistero, ma gli investimenti concreti nel campo della difesa indicano una chiara ambizione del Paese a sviluppare capacità missilistiche avanzate.

Con la continua evoluzione della tecnologia e la ricerca di partnership internazionali, potrebbe non essere troppo lontano il giorno in cui assisteremo al lancio di un veicolo spaziale egiziano o a operazioni militari avanzate in questo settore.

La questione dell’arsenale missilistico egiziano non solo sottolinea l’importanza strategica del Paese nella regione, ma solleva anche interrogativi etici e di sicurezza che potrebbero provocare ripercussioni nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente.

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