SpaceX, TIM e il declino di un Paese sovrano: l’Italia si arrende alla colonizzazione tecnologica

Di Giuseppe Gagliano 

ROMA. Ogni volta che un pezzo di sovranità italiana finisce nelle mani di un colosso straniero, ci raccontano che è per il nostro bene, che è modernità, che è progresso.

Ogni volta, come in un copione già visto, ci svegliamo con un Governo che abdica, un pezzo alla volta, alla sicurezza e all’autonomia strategica del Paese.

E puntualmente accade quando chi ci rappresenta si avventura all’estero per dimostrare il proprio patriottismo di facciata.

Stavolta, è Giorgia Meloni a fare scuola: il capo del Governo, di ritorno dalla sua visita a Donald Trump in Florida, si preparerebbe a chiudere un accordo da 1,6 miliardi di dollari con SpaceX, l’azienda di Elon Musk, per la gestione delle telecomunicazioni governative italiane nei prossimi cinque anni.

Il capo del Governo Giorgia Meloni

Se vi sembra un banale contratto commerciale, ricredetevi.

Questa non è un’operazione di mercato, ma l’ennesimo capitolo della lenta svendita della nostra sovranità tecnologica.

SpaceX, azienda privata statunitense con legami strettissimi con il governo americano, riceverà il controllo delle comunicazioni governative e militari italiane.

In pratica, il nostro Paese cede non solo le chiavi di casa, ma anche quelle della cassaforte, dei documenti segreti e delle stanze più riservate, con il benestare di chi dovrebbe proteggerci.

TIM e SpaceX: un déjà-vu della svendita sovrana

Questa storia ricorda molto da vicino quella di TIM, ceduta al Fondo americano KKR solo pochi mesi fa.

Il logo del Fondo l Fondo americano KKR

 

Anche allora, ci avevano promesso che era un’operazione necessaria per salvare l’azienda e rilanciare le infrastrutture digitali italiane.

Anche allora, i patrioti di turno ci avevano garantito che nulla sarebbe cambiato, che la rete sarebbe rimasta italiana.

Ma la realtà è ben diversa: la rete TIM, infrastruttura strategica per il Paese, è oggi sotto il controllo di un fondo finanziario estero che risponde esclusivamente ai propri interessi. E ora, con SpaceX, stiamo replicando lo stesso errore, ma su una scala ancora più grave.

Perché se la vendita di TIM ha già compromesso la nostra indipendenza nelle telecomunicazioni civili, questo nuovo accordo fa ancora di più: consegna agli Stati Uniti la gestione diretta delle comunicazioni governative e militari.

In altre parole, il nostro Governo sarà costantemente sotto l’occhio di Washington, senza che la CIA debba nemmeno fare lo sforzo di spiare. Avranno già tutto a portata di mano, legalmente e con il nostro consenso.

L’illusione del patriottismo

Quello che rende questa vicenda ancora più grottesca è la retorica di chi governa. Un esecutivo che si definisce sovranista e patriota, ma che nei fatti permette che l’Italia diventi un protettorato tecnologico di potenze straniere.

Sovranista? Quando il cuore delle comunicazioni militari e governative viene consegnato a un’azienda statunitense? Patriota?

Quando la sicurezza strategica del Paese è subordinata agli interessi di Elon Musk e, indirettamente, del governo americano?

La verità è che ci troviamo di fronte a un governo incapace, privo di visione strategica e totalmente succube di logiche economiche che ci relegano al ruolo di comprimari nel panorama globale.

Sicurezza strategica: una resa totale

Affidare a SpaceX la gestione delle telecomunicazioni governative significa perdere ogni controllo su dati sensibili, decisioni strategiche e informazioni militari.

È una scelta che mette a rischio la sicurezza nazionale, minando la capacità dell’Italia di agire in modo autonomo nelle crisi internazionali.

Non è un caso che Paesi come Francia e Germania stiano investendo su infrastrutture tecnologiche nazionali per preservare la loro sovranità. Noi, invece, scegliamo di delegare tutto a privati stranieri, sperando ingenuamente che questo ci garantisca “modernità”.

Un Paese satellite

L’accordo con SpaceX non è solo una decisione sbagliata, è un sintomo del declino di una classe politica inadeguata, incapace di difendere l’interesse nazionale.

Dopo TIM, ora SpaceX: l’Italia si avvia a diventare un Paese satellite, non solo nel senso spaziale, ma in quello più amaro della dipendenza tecnologica. E quando ci accorgeremo delle conseguenze, sarà ormai troppo tardi per rimediare. Ma, del resto, chi governa non sembra preoccuparsene.

L’ombra della NSA e il precedente Snowden

Questa vicenda non può non ricordare quanto rivelato da Edward Snowden, l’ex analista della NSA che ha svelato il vasto programma di sorveglianza globale condotto dagli Stati Uniti, inclusa l’Europa.

Edward Snowden, ex analista della NSA

 

Snowden ha dimostrato come la National Security Agency (NSA) non solo spiasse leader mondiali come Angela Merkel, ma monitorasse sistematicamente governi, aziende e cittadini europei.

Angela Merkel

Le comunicazioni, sia civili che governative, venivano intercettate attraverso accordi con colossi tecnologici e reti internazionali di sorveglianza.

Ora, con l’accordo SpaceX, è legittimo chiedersi: cosa impedirà agli Stati Uniti di replicare quella strategia, questa volta con il nostro consenso?

Affidare a una compagnia americana la gestione delle comunicazioni governative italiane significa aprire la porta a un accesso diretto e legale a informazioni sensibili, senza che vi sia alcun bisogno di operazioni clandestine come quelle rivelate da Snowden.

Il paradosso? Nel 2013, gli stessi governi europei si indignavano per le rivelazioni sui programmi di sorveglianza americana; oggi, invece, sembrano pronti a consegnare volontariamente quei dati strategici.

La dipendenza come strategia

Questo accordo, combinato con la vendita di TIM, rende l’Italia un caso esemplare di come la sovranità europea sia progressivamente sacrificata sull’altare della “collaborazione” con gli Stati Uniti.

Snowden ci aveva avvertiti di quanto le infrastrutture tecnologiche fossero al centro delle strategie geopolitiche, ma anziché imparare da quelle lezioni, l’Italia sta scegliendo di integrarsi ancora di più in un sistema che, storicamente, non ha mai esitato a mettere i propri interessi davanti a quelli degli alleati.

Le rivelazioni di Snowden ci avevano mostrato il futuro della sorveglianza globale, e il futuro è arrivato.

Solo che questa volta, non ci saranno intercettazioni segrete, backdoor o fughe di dati: ci sarà un contratto firmato, legale e ufficiale. E l’Italia, come spesso accade, sarà ancora una volta il laboratorio perfetto per testare quanto un Paese possa rinunciare alla propria autonomia in nome di un progresso malinteso. Ma come Snowden ci ha insegnato, il prezzo della sorveglianza è sempre più alto di quanto ci si aspetti. Peccato che chi dovrebbe capirlo sembri l’unico a non ascoltare.

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