La Francia ed i nuovi equilibri europei, in un’Unione sempre più divisa

Di Valeria Fraquelli 

Parigi. L’idea di Europa del Presidente francese Emmanuel Macron è ben nota in tutti gli ambienti internazionali. Sin dalla sua elezione, il punto fermo della sua politica  è stata proprio l’integrazione europea, una nuova Europa più forte e più unita.

Il Presidente francese alla ricerca di una nuova Europa

Per Macron la cosa più importante, sin da subito, è stata ribadire che il posto della Francia è in Europa, nell’Unione Europea che deve sapere cambiare e rinnovarsi ma anche e soprattutto rimanere fedele alla sua idea iniziale di unione tra Stati che vogliono insieme condividere un insieme di regole comuni.

L’unità europea per il capo dello Stato transalpino è fondamentale per affrontare tutte quelle sfide che il mondo contemporaneo ci mette di fronte ed è solamente un’Europa davvero unita che può rivaleggiare alla pari con i grandi colossi commerciali come Stati Uniti e Cina.

La sua idea di Europa è semplice ma allo stesso tempo complicata da realizzare, un continente sempre più unito e connesso che riesce ad andare oltre alle differenze ed alle peculiarità che caratterizzano ogni singola Nazione. L’Europa di Macron va oltre alle singole Nazioni ed impara ad integrarsi sempre di più, mentre l’Unione si fa sempre più stretta.

Certo la Brexit ha inferto un duro colpo al progetto comunitario, ma bisogna continuare ad espandere l’idea di Europa e rafforzare le istituzioni comunitarie che devono diventare sempre più vicine ai cittadini e rappresentative. Continuando con il progetto di integrazione, le istituzioni comunitarie potranno diventare davvero una sorta di forum in cui tutti i cittadini dell’Unione potranno riconoscersi. È questo l’obiettivo del capo dello Stato francese: fare dell’Unione Europea un vero Stato in cui tutti possano riconoscersi a cui tutti possano fare riferimento, perché questo deve essere la nuova Europa.

Tante stelle per un’unico grande progetto: una vera Unione Europea

Gli equilibri europei tuttavia sono cambiati con la grande avanzata in quasi tutti gli Stati membri dell’Unione dei partiti populisti e sovranisti che rivendicano il ritorno alla vecchia di Stato sovrano, capace di gestirsi in piena autonomia e di fare le proprie scelte senza i condizionamenti esterni.

Le regole europee vengono viste come troppo limitanti e sbilanciate a favore degli Stati che più contano all’interno del progetto comunitario, penalizzanti per l’economia e le imprese.

Il Consiglio d’Europa che si terrà il 28 ed il 29 giugno sarà molto difficile perché sarà il primo in cui si verificheranno davvero i mutati rapporti di forza tra gli Stati membri e per il Presidente francese Macron rischia di trasformarsi in un vero e proprio flop se non riuscirà a convincere anche altre Nazioni ad appoggiarlo nel suo slancio europeista.

Il Presidente che appena eletto appariva al pubblico sulle note di quell’Inno alla gioia che è anche inno dell’Europa unita, deve così fare i conti con l’elettorato a stragrande maggioranza euroscettico che adesso ha ottenuto la piena rappresentanza nei governi di molti Paesi tra i quali anche l’Italia.

Sta per iniziare una grande battaglia sui temi caldi che stanno dominando le cronache di questi ultimi giorni: immigrazione e riforma dei Trattati.

Per quanto riguarda l’immigrazione si va verso un muro contro muro tra le istituzioni comunitarie che vorrebbero assegnare ad ogni singolo Stato membro quote di accoglienza ed i Paesi che invece vorrebbero respingere i migranti direttamente alle frontiere.

Il summit per cercare di riformare il Trattato di Dublino si è trasformato in un nulla di fatto perché quasi nessuno tra gli Stati membri ha accettato il sistema delle quote.

Il nostro Paese crede che il numero di migranti assegnatoci sia eccessivo. I Paesi del gruppo di Visegrad rifiutano totalmente il sistema delle quote. In un’Unione Europea divisa e lacerata tra europeisti ed euroscettici riformare i Trattati è quasi una impresa impossibile e, questo clima di tensione, per Macron è davvero insopportabile perché sa benissimo che dovrà venire a patti con chi non appoggia affatto i suoi progetti per il continente europeo e la battaglia è appena cominciata.

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