Libano del Sud: a 20 anni dalla missione UNIFIL la testimonianza di una cittadina. Grazie per ogni vita salvata, per ogni gesto di solidarietà

Di Sabrina Fanash

TIRO (LIBANO DEL SUD). Vent’anni di dedizione. Il Contingente italiano di UNIFIL è un esempio di umanità nel Sud del Libano.

Sabrina Fanash con soldati del contingente italiano

Ci sono presenze che il tempo non cancella. Presenze che diventano memoria, fiducia e speranza.

Nel Sud del mio Paese, una terra segnata da decenni di conflitti ma sempre fiera della propria dignità, il Contingente italiano della missione ONU, rappresenta una di queste presenze.

Dal 2006, la missione italiana ha saputo andare oltre il proprio mandato operativo. Non si è limitata a garantire sicurezza e monitorare la Linea Blu: ha costruito un legame autentico con la popolazione, fondato su rispetto, solidarietà e vicinanza umana.

In quasi vent’anni, migliaia di famiglie hanno incontrato il volto più umano dell’Italia.

Lo hanno visto negli elicotteri che hanno evacuato pazienti e feriti verso gli ospedali, salvando vite preziose; nei soccorsi durante gli incendi che hanno minacciato campi e uliveti, nei progetti dedicati a scuole, centri sanitari, municipalità e infrastrutture; negli aiuti medici, nelle attrezzature donate e nelle iniziative di cooperazione civile che hanno creato opportunità e rafforzato le comunità locali.

Ogni intervento ha raccontato la stessa idea: la pace non si costruisce solo con la sicurezza, ma anche restituendo speranza, dignità e fiducia alle persone.

Durante i momenti più difficili dei recenti conflitti, quando i villaggi di confine hanno vissuto giorni drammatici, il Contingente italiano non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, facilitando l’arrivo degli aiuti umanitari – in particolare a Rmeish – e garantendo evacuazioni sanitarie e assistenza continua.

Personale di UNIFIL scarica gli aiuti per la popolazione libanese

Oggi questa eredità prosegue sotto la guida del Generale di Divisione Diodato Abagnara, il cui comando riflette i valori più autentici delle Forze Armate italiane: professionalità, equilibrio, senso del dovere e profonda attenzione alla dimensione umana della missione.

Il Generale Diodato Abagnara prende il comando del Settore West di UNIFIL

La sua leadership si distingue non solo per la capacità di affrontare un contesto operativo complesso, ma anche per l’impegno nel rafforzare il dialogo con le istituzioni locali, sostenere la cooperazione con le Forze Armate Libanesi (LAF) e preservare il legame di fiducia costruito nel tempo con la popolazione.

Essere uomini di pace significa esserci quando tutto è difficile.

Significa tendere una mano senza attendere nulla in cambio.

Significa proteggere la dignità umana prima ancora di ogni confine.

Tra pochi giorni si celebreranno vent’anni di presenza italiana nel Sud del Libano: vent’anni di servizio, sacrificio, dedizione e vicinanza.Vent’anni in cui il Contingente Italiano non è stato solo una forza di pace, ma una presenza amica, discreta e costante, capace di lasciare un segno profondo nella memoria di un popolo.

Una pattuglia italiana di Unifil nel Sud del Libano (foto Gisimage)

A nome di molti libanesi che hanno conosciuto il valore di questo impegno, desidero dire semplicemente: Grazie. Grazie per ogni vita salvata. Grazie per ogni gesto di solidarietà.

Grazie per ogni progetto che ha restituito speranza. Grazie per aver dimostrato che la vera forza non risiede solo nell’uniforme, ma nell’umanità che la sostiene.

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