Malta: il National War Museum di La Valletta documenta, il ruolo di un territorio altamente strategico per il Mediterraneo

LA VALLETTA (MALTA). Il National War Museum di La Valletta documenta, con continuità di quasi 4 mila anni, il ruolo di un territorio che non ha mai smesso di essere strategicamente rilevante.

Inaugurato nel 1975 e interamente ristrutturato nel 2015, il museo ha ampliato la propria raccolta fino a coprire un arco cronologico che va dall’Età del Bronzo all’ingresso di Malta nell’Unione Europea nel 2004.

Tra i musei militari del Mediterraneo, il National War Museum di La Valletta è quello che meglio coniuga profondità della collezione, coerenza con la sede fisica e rilevanza per un pubblico di professionisti della difesa.

Il National War Museum di La Valletta

Non è il più grande, né il meglio finanziato.

È, probabilmente, il più denso: ogni metro quadro porta peso storico reale.

Il MAS italiano nel porto che cercava di affondare, il biplano che difese il cielo che ora lo ospita, la medaglia che è entrata nella bandiera di uno Stato – sono oggetti che pongono domande operative ancora aperte.

Un Museo che fa domande vale più di uno che fornisce solo risposte.

Forte St. Elmo

La sede non è casuale.

Un’immagine di Fort Sant’Elmo

Il Forte St. Elmo fu costruito nel 1552 dall’ingegnere militare Pietro Prato, sotto la supervisione del Cavaliere Fra Leone Strozzi.

Nel 1565 il forte aveva già acquisito una cavaliera, una strada coperta, una terraglia e un rivellino costruito in pochi mesi.

Ricevette il peso principale delle forze ottomane durante l’assedio di quell’anno, resistendo contro ogni previsione per un intero mese prima di cadere il 23 giugno.

Scegliere questo edificio come sede del Museo Nazionale della Guerra non è una decisione scenografica: è una dichiarazione di metodo. La struttura stessa è parte della collezione.

Il museo occupa la Old Drill Hall del Forte Inferiore di Sant’Elmo – un edificio originariamente concepito come polveriera, convertito in armeria intorno al 1853, e utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale per l’addestramento degli equipaggi delle batterie antiaeree.

Questa stratificazione funzionale – polveriera, armeria, sala d’addestramento, Museo – è essa stessa una lezione di storia militare applicata.

Il restauro completato nel 2015 ha permesso di esporre una collezione molto più ampia rispetto al museo originale.

Le sette aree espositive si sviluppano in sequenza cronologica, ciascuna dedicata a un’epoca e a un tipo di conflitto, con pannelli esplicativi in inglese e materiale audiovisivo che non richiede conoscenza linguistica avanzata per essere compreso nel suo contenuto visivo.

Dall’Età del Bronzo ai Cavalieri

La collezione copre un arco che va dalle armi neolitiche agli aerei da combattimento della Seconda Guerra Mondiale, con i cimeli del periodo dei Cavalieri di Malta e del Grande Assedio del 1565 tra i pezzi di maggiore rilevanza storico-militare.

Per un professionista della Difesa, questa sezione offre una prospettiva rara: la continuità dell’importanza strategica di un singolo punto geografico attraverso tecnologie belliche radicalmente diverse.

Lo stesso promontorio che i cavalieri difendevano con archi e archibugi sarebbe stato bombardato, quattro secoli dopo, da aerei a reazione.

La Prima Guerra Mondiale,  Malta come base logistica

La visita al Museo Nazionale della Guerra inizia dalle origini della Prima Guerra Mondiale, lo scoppio del conflitto, le principali battaglie via terra e via mare, e il ruolo di Malta come base navale e “Infermiera del Mediterraneo”.

Quest’ultimo aspetto – spesso trascurato nella storiografia italiana – è di notevole interesse dottrinale: Malta gestì durante il primo conflitto mondiale oltre 135 mila feriti e malati provenienti dai Teatri operativi del Mediterraneo orientale, Gallipoli inclusa.

L’isola come hub medico-logistico è una funzione che la pianificazione militare contemporanea tende a sottovalutare; il museo la documenta con efficacia.

La Seconda Guerra Mondiale, il nucleo della collezione

La raccolta più ampia e ricca è quella relativa al ruolo di Malta nella Seconda Guerra Mondiale.

Tre pezzi, in particolare, meritano un’analisi dettagliata.

Il Gloster Sea Gladiator “Faith”

All’inizio della seconda guerra mondiale nacque la leggenda – fomentata dalla propaganda britannica – che Malta fosse difesa da soli tre aerei, biplani Gloster Sea Gladiator ribattezzati Faith (fede), Hope (speranza) e Charity (carità).

I biplani combatterono efficacemente contro gli avversari italiani, acquisendo grande importanza psicologica per i maltesi. La fusoliera dell’aereo è conservata all’interno del museo.

Dal punto di vista militare, la vicenda del “Faith” è un caso di studio in comunicazione strategica e gestione del morale.

La RAF (Royal Air Force) britannica disponeva effettivamente di più di tre aerei sull’isola, ma la narrativa dei “tre solitari difensori” fu costruita e mantenuta deliberatamente come strumento di coesione civile e pressione politica su Londra per ottenere rinforzi.

Il reperto originale – una fusoliera ammaccata e rappezzata – è la materializzazione di questa strategia comunicativa.

La George Cross

Nel 1942, dopo gli enormi danni causati dai bombardamenti italo-tedeschi, Re Giorgio VI concesse la George Cross all’intera popolazione maltese in memoria del loro eroismo.

La medaglia è rappresentata nella bandiera maltese odierna: è la piccola croce in alto sulla sinistra.

L’originale è esposta al Museo. Per un ufficiale o un analista della Difesa, questo oggetto rappresenta un caso senza precedenti nella storia del Commonwealth: una decorazione per valore militare attribuita collettivamente a una popolazione civile.

Le implicazioni dottrinali – sul rapporto tra resilienza civile e capacità di resistenza nazionale, tema quanto mai attuale – sono materia di riflessione che l’esposizione stimola senza didatticismo.

Il MAS 451

E’ uno dei due MAS catturati nella fallimentare ma ardita operazione condotta dall’Italia nella notte del 26 luglio 1941: due motoscafi MAS italiani tentarono di forzare il porto del Grand Harbour e le sue difese.

Condotta dalla X Flottiglia MAS, fu una delle azioni di assalto navale più audaci della guerra, concepita per colpire le navi britanniche all’ormeggio nel Grand Harbour attraverso un attacco combinato di motosiluranti e mezzi d’assalto di superficie.

Fallì per una combinazione di mancata sorpresa e difese sottovalutate. Il MAS 451, recuperato dagli inglesi, è oggi l’unico superstite materiale di quell’operazione.

Il MAS 451

Un archivio della Resistenza

Il National War Museum non è un monumento alla vittoria: è un archivio della resistenza.

Le mostre sono ben curate, con manufatti personali, fotografie e display interattivi che rendono la storia accessibile, approfondendo la resilienza del popolo maltese e mostrando il coraggio che aiutò Malta a resistere nei momenti più difficili.

Per chi visita questo museo con lo sguardo di chi ama la Difesa, tre sono le dimensioni sono interessanti:

Dimensione tecnica. La collezione copre una gamma di tecnologie belliche – armi da taglio preistoriche, artiglieria rinascimentale, biplani da caccia, motoscafi d’assalto – che permette di osservare come problemi tattici costanti (difesa di un porto, controllo di uno Stretto, interdizione aerea) siano stati affrontati con strumenti radicalmente diversi.

È storia della tecnologia militare applicata a un caso geografico continuo.

Dimensione strategica. Malta è uno dei pochissimi Teatri operativi della storia moderna in cui è possibile studiare, in un raggio di pochi chilometri, conflitti che vanno dal XVI al XX secolo.

Il Museo offre la cornice narrativa; il forte e la città forniscono il terreno. La combinazione è unica in Europa.

Dimensione psico-sociale. La sezione sulla Seconda Guerra Mondiale documenta in modo approfondito il rapporto tra popolazione civile e sforzo bellico in condizioni estreme.

Malta fu oggetto di uno dei bombardamenti più intensi della guerra, e ci furono momenti in cui si considerò seriamente la resa.

Le modalità con cui la leadership britannica e il governo locale gestirono la comunicazione, il morale e l’approvvigionamento sotto assedio sono materiale direttamente applicabile alla dottrina contemporanea di resilienza nazionale.

Un consiglio:  chiedete alla biglietteria l’accesso alle terrazze del forte superiore – non sempre incluse nel percorso standard – che offrono la migliore visione del sistema difensivo integrato tra il Grand Harbour e il Marsamxett.

Come arrivarci: da Valletta City Gate: 15 minuti a piedi lungo Triq ir-Repubblika fino all’estremità Nord della penisola.

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