Marina Militare: avviato uno studio sui nuovi cacciatorpediniere DDX

Di Fabrizio Scarinci

Roma. Diverse fonti informano che il Ministero della Difesa avrebbe ufficialmente autorizzato l’avvio di un programma di studio (finanziato, per ora, con 4,5 milioni di euro) inerente la progettazione dei nuovi cacciatorpediniere DDX, che, nei prossimi anni, secondo i piani della Marina, dovrebbero affiancare i caccia della classe “Doria”, andando a sostituire quelli della classe “de la Penne”.

Nave Durand de La Penne in navigazione

Le nuove unità, da realizzare verosimilmente in due esemplari, dovrebbero avere un dislocamento a pieno carico di circa 10 mila tonnellate, uno scafo a bassa osservabilità e sensori particolarmente avanzati, tra cui, forse, anche il nuovo radar di Leonardo “Kronos Power Shield”, dotato di capacità antibalistiche.

Per quanto riguarda l’armamento, invece, le capacità antiaeree e antimissile delle navi saranno quasi certamente affidate ai missili della famiglia Aster (tra cui figurano gli Aster 15, progettati per la “difesa di punto”, gli Aster 30, pensati per la difesa “di area”, e gli Aster 30 Block 1 NT, dotati di più avanzate capacità ATBM), mentre quelle d’attacco saranno verosimilmente incentrate sul missile antinave/controcosta Teseo MK 2/E e, auspicabilmente, su un nuovo missile da crociera, rispetto al quale, tuttavia, la Marina non sembra ancora aver preso una decisione definitiva (anche se diverse fonti ipotizzano l’acquisto di alcune decine di Scalp Naval, che entrerebbero in servizio su queste ed altre piattaforme).

L’ASTER 30

Al momento, le tempistiche inerenti la costruzione e la consegna delle unità non sono note, anche se, considerando l’estrema complessità del progetto, è assai improbabile che la Marina possa riceverle nel giro di pochi anni, con la conseguenza che i caccia “De la Penne” rischiano di non avere sostituti al momento della loro dismissione.

Nondimeno, una volta entrati in linea, i DDX saranno in grado di incrementare in maniera considerevole le capacità della nostra flotta, che, oltre ad avvalersi delle loro avanzate capacità di combattimento, avrà a disposizione delle piattaforme in grado di contrastare più efficacemente i missili balistici; un requisito che, nei prossimi decenni, anche in ragione della possibile proliferazione di mezzi quali gli ASBM (Anti-Ship Ballistic Missile), diventerà sempre più irrinunciabile.

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