Marina Militare: nel 1991 lo sminamento delle coste del Kuwait e l’encomio della US Navy

Di Gianfranco Salvatori

LA SPEZIA. L’Europa sta mettendo a punto un piano per un eventuale intervento, e per lo sminamento dello Stretto di Hormuz, e rendere di nuovo sicura la navigazione nel Golfo Persico.

L’Italia ha annunciato che farà la propria parte, all’interno di una coalizione o sotto le insegne ONU e quando sarà stabilita una tregua.

Pronti a partire ci sono due cacciamine, una nave di scorta e una logistica di appoggio. Una disponibilità confermata dal capo di Stato maggiore della Marina, l’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, in un’audizione alla Commissione Difesa della Camera.

Mentre si attendono i dettagli di questa proposta, avviata a livello europeo, 35 anni fa una operazione di sminamento era stata portata a termine con successo. E a partecipare era stata anche la Marina Militare italiana, al termine della seconda guerra del Golfo.

LA STORIA

“La flotta italiana è stata leader nella guerra contro le mine” e per questo “mi congratulo con voi e con i vostri uomini di ferro per i risultati ottenuti”.

Un’ operazione “che non ha precedenti nella storia navale”.

La firma è del Contrammiraglio Taylor, della US Navy e le frasi sono alcune di quelle contenute nella motivazione dell’encomio ufficiale inviato dal Comando delle Forze navali degli Stati Uniti all’allora Capitano di Vascello Franco Eccher e alla Marina Italiana.

La data è quella del giugno 1991, quando i cacciamine italiani, insieme con le Marine di altri Paesi europei, terminarono la missione nel Golfo Persico, in particolare lungo l’intera costa del Kuwait togliendo gli ordigni – oltre 1.245 in totale – piazzati dalle forze irachene dopo l’invasione.

L’encomio della US Navy ai cacciamine italiani per lo sminamento delle acque del Kuwait nel 1991, al termine della Seconda Guerra del Golfo

IL MESSAGGIO

L’encomio della Marina Usa riconosce all’Italia capacità top level: “Quando verrà scritto un libro su questo conflitto, potrete essere certi che le superbe imprese dei marinai della Marina Militare Italiana riceveranno i massimi riconoscimenti per i loro storici risultati militari. L’Italia può essere giustamente orgogliosa dei suoi figli”.

Infine, un riconoscimento personale a Eccher: “Per il Capitano Eccher e tutta la Forza MCM: abbiamo apprezzato la vostra amicizia e siamo stati orgogliosi di lavorare fianco a fianco con professionisti come voi e con coloro che hanno equipaggiato le vostre navi. E’ stato un onore e un privilegio operare insieme alle vostre unità”.

La traduzione in Italiano dell’encomio della Marina USA

 

IL RACCONTO

L’allora Capitano Eccher è oggi un Contrammiraglio in pensione dopo aver servito in Marina per 42 anni.

Di origine trentina,  non riesce a stare lontano dal mare e vive a La Spezia.

All’epoca comandava la Task Force italiana Mcm (Mine counter measures).

“Ricordo quel periodo molto bene – racconta Eccher – in cui ho vissuto un’esperienza unica, sia sul piano dell’emozione, sia su quello professionale insieme con tutti gli equipaggi”.

Una volta respinte le truppe irachene che avevano invaso il Kuwait, la coalizione alleata si mise all’opera per bonificare le coste del Kuwait.

All’inizio, Eccher era il comandante di una squadriglia cacciamine.

In seguito divenne il comandante del Gruppo destinato alla bonifica: tre cacciamine classe Lerici, con lo scafo in resina, una fregata e una nave appoggio.

In totale, sotto il suo comando c’erano circa 400 uomini. Oltre agli italiani, a bonificare le acque c’erano americani, tedeschi, olandesi, francesi e anche giapponesi.

Gli europei avevano suddiviso l’area in zone di operazione per evitare di interferire l’uno con l’altro.

Il Comandante Franco Eccher, secondo da destra con uno degli equipaggi dei cacciamine che sminarono le acque del Kuwait nel 1991

Eccher continua: “Eravamo già stati nel Golfo durante la prima guerra e la Marina aveva partecipato, con una coalizione multinazionale, anche allo sminamento del Canale di Suez nel 1984” dopo un attentato terroristico di origine libica.

“Dalle navi – riavvolge la memoria il Contrammiraglio – si vedevano i pozzi petroliferi che bruciavano (incendiati dall’esercito iracheno in ritirata, ndr). Comunque, la Marina italiana è stata la prima a entrare a Kuwait City. Ringrazio ancora i ragazzi che hanno partecipato a quell’operazione, hanno avuto una grande capacità che non va negata. E fra i marinai italiani c’erano anche ragazzi di leva che lavoravano a fianco degli specialisti. Una squadra davvero efficiente. E’ vero che la guerra era finita, ma i rischi sono sempre presenti, allora come oggi, perché c’è sempre qualcuno che non è d’accordo con quello che stiamo facendo …”.

LA BONIFICA

La missione è durata sei mesi, per ognuno dei due conflitti, “e siamo rimasti sempre a bordo, anche quando eravamo ormeggiati in porto”.

Gli italiani hanno bonificato oltre un centinaio di ordigni, di diverso tipo: mine ormeggiate (ancorate al fondo e trattenute da una catena; mine da fondo che utilizzavano un magnete, mine acustiche che agiscono alla variazione del rumore, ad esempio del motore di una nave).

Una mina viene fatta esplodere dalla Marina Militare nel mare del Kuwait

Per le mine ormeggiate, la bonifica veniva eseguita dai sommozzatori che posizionavano l’esplosivo.

Per quelle da fondo, invece, spesso a bassa segnatura magnetica, si utilizzavano veicoli subacquei comandati a distanza che depositavano la carica sopra l’ordigno.

“Come ex ufficiale di Marina – sottolinea Eccher – mi ha reso orgoglioso il fatto di aver scoperto di avere buone navi e gente in gamba. Tutti i marinai sono stati eccezionali”.

L’aver liberato le acque del Golfo da quel pericolo mortale ha avuto una vasta eco nel mondo e anche i Paesi arabi hanno ringraziato la nostra Marina Militare, con articoli e servizi giornalistici sulla stampa locale.

“Spesso – prosegue il Contrammiraglio – ospitavamo a bordo ufficiali di vari Paesi del Golfo interessati a vedere i nostri cacciamine”.

Sulla situazione attuale, Eccher afferma che occorre calarsi in quella situazione “che assomiglia un po’ a quella di adesso. Lo Stretto di Hormuz, che all’epoca non lo era, era pericoloso perché durante la prima guerra del Golfo i pasdaran attaccavano le navi con barchini veloci. Anche in quel caso partecipai all’operazione con il ruolo di capo squadriglia cacciamine. Il lavoro di bonifica è lo stesso, solo che oggi disponiamo di una tecnologia più avanzata”.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto