Spagna: il Governo Sanchez deve fare i conti con proteste di piazza e scioperi. E a un anno dal voto l’Esecutivo è sulla “graticola”

MADRID (dal nostro inviato). Sono state e sono settimane molto calde per il Governo spagnolo di Pedro Sanchez.

Il capo del Governo spagnolo Pedro Sanchez

Dopo aver risposto al Presidente americano Donald Trump che voleva sospendere il Paese iberico dall’Alleanza atlantica (la Spagna ci è entrata il 3 maggio 1982: sette anni dopo la restaurazione della democrazia e la fine del franchismo) perché Madrid non voleva concerete le sue Basi militari in occasione della guerra con l’Iran in questo modo: “La posizione del Governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale” e gli spagnoli sono fedeli all’organizzazione, Sanchez deve fare i conti con molti problemi sociali.

Migranti in fila per regolarizzare la loro posizione e ottenere la residenza (Foto dell’autore)

Il primo è quello relativo alla concessione della residenza ai migranti finora irregolari che è anche un via libera per il voto alle elezioni del prossimo anno (si registrano ore ed ore di fila per mettersi in regola).

Il secondo è la terza settimana dello sciopero dei medici.

I sindacati dei medici sostengono che il Ministero della Salute abbia promesso di non cedere a nessuna delle loro richieste al fine di ottenere sostegno per lo Statuto Quadro.

E sul “piede di guerra” ci sono anche i lavoratori autonomi. Sono 3 milioni e mezzo  e provengono da tutti i settori produttivi.

Costituiscono l’ossatura economica e produttiva del Paese. Sono molto avvelenati con il Governo di Sanchez perché ha mentito. Non ha detto dall’inizio dell’anno che il contributo previdenziale per i lavoratori autonomi sarebbe rimasto invariato rispetto a quanto stabilito dal decreto statale ufficiale, e che il contributo per i collaboratori sarebbe aumentato del 42%.

L’accusa al Governo è che i lavoratori autonomi devono pagare contributi sempre più alti (+1.600 euro l’anno).

Un momento della manifestazione a Madrid (Foto dell’autore)

Organizzati sotto la Piattaforma per la dignità degli autonomi i lavoratori sono scesi in piazza, sabato scorso, a Madrid .

Un corteo è partito da Piazza di Cibeles terminando in Piazza di Spagna sotto gli occhi di cittadini e turisti che riprendevano la manifestazione e solidarizzavano con i manifestanti.

I quali hanno precisato che questa protesta non aveva nessuna coloritura politica ma che si voleva far sentire forte la propria voce.

Una voce che è arrivata non solo nella capitale spagnola e Oviedo ma anche a Castellon, Ciudad Real, Granada, Huesca, Maiorca, Navarra, Murcia, Valencia, Vigo, Saragozza. E oggi toccherà a Cadice e Almeria.

Lungo il corteo erano presenti lavoratori di tanti settori produttivi: parrucchieri, estetiche, rappresentanti di commercio e altri.

I manifestanti hanno ricordato come, nel Paese,  tre posti di lavoro su quattro siano generati da lavoratori autonomi e da piccole imprese.

Ogni giorno chiudono 25 attività di lavoratori autonomi. Anche se i dati del lavoro autonomo sia in crescita il timore è che queste scelte governative portino comunque a una situazione economica e sociale molto critica,

Lungo il corteo erano presenti lavoratori di tanti settori produttivi: parrucchieri, estetiche, rappresentanti di commercio e altri.

Tra gli slogan: “Se l’autonomo svanisce la Spagna sparisce”, “Spagna ascolta, questa è la nostra lotta”, “Gli autonomi uniti mai saranno vinti”, “Siamo lavoratori vogliamo diritti”, “Meno tasse, più diritti”, “Basta burocrazia”.

Ora l’Esecutivo di sinistra guidato da Pedro Sanchez rischia di vivere l’anno pre-elettorale sulla “graticola”.

Con il mondo di lavoratori non dipendenti e con quello di professionisti pronti a rispondere punto su punto alle sue scelte politiche ed economiche.

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