MBDA: il CEO Éric Béranger sottolinea la nuova dimensione strategica, con un forte aumento sia degli investimenti che dei volumi produttivi

Di Fabrizio Scarinci

PARIGI. Durante la conferenza stampa annuale di MBDA, Éric Béranger ha sottolineato come l’azienda, tra i principali fornitori globali di sistemi d’arma avanzati, sia ormai entrata in una nuova dimensione strategica.

Il CEO di MBDA, Éric Béranger, durante l’annuale conferenza di MBDA, tenutasi oggi a Parigi

A seguito dell’attacco su vasta scala lanciato da Mosca nei confronti dell’Ucraina, infatti, diversi Paesi europei hanno notevolmente incrementato le proprie spese militari, comportando una crescita esponenziale della “domanda” sia di piattaforme che di sistemi d’arma.

Non a caso, ha evidenziato Béranger , se durante l’epoca dei cosiddetti “dividenti della pace” l’industria tendeva a produrre, in lotti relativamente piccoli, solo in caso di ordinazione, ora si raggiungono volumi produttivi numericamente molto più elevati indipendentemente dalla stipula dei contratti (si pensi, solo per fare un esempio concreto, a quanto possano essere aumentate sia la domanda che la produzione dei missili per la difesa antiaerea della famiglia “Aster”).

Il CEO ha, quindi, ricordato come, tra il 2023 e la fine del 2025, le richieste di produzione all’indirizzo di MBDA siano addirittura raddoppiate, sottolineando le capacità mostrate dall’azienda nel soddisfare i propri clienti e il suo impegno al fine di aumentare ulteriormente i volumi produttivi attraverso nuovi investimenti.

Entrando più nel dettaglio egli ha, quindi, reso noto come, solo nel 2026, l’aumento della produzione previsto sia del 40% e come, per il periodo 2026-2030, si preveda di investire ben 5 miliardi di euro (ossia una cifra doppia rispetto a quella annunciata nel corso del 2025).

Alcuni dei dati diffusi oggi da MBDA

Tra i maggiori programmi che entreranno nel vivo nel corso del prossimo quinquennio figurano, in particolare, quello denominato STRATUS, con cui Regno Unito, Francia e Italia si ripropongono di sviluppare due nuovi sistemi missilistici d’attacco (ossia il cruise subsonico STRATUS “Low Observability” e quello supersonico STRATUS “Rapid Strike”), che avrebbe completato la sua fase di “assessment”, quello volto allo sviluppo dell’intercettore anti-ipersonico HYDIS (programma lanciato da Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, che ha recentemente visto l’ingresso del Regno Unito in qualità di osservatore), quello finalizzato allo sviluppo dei nuovi “One Way Effectors”, progettati per saturare le difese antiaeree avversarie, e quello riguardante la messa in orbita e la sperimentazione dei satelliti “Splinter”, pensati al fine di affrontare le minacce in orbita terrestre bassa senza creare nuovi detriti.

Particolare importanza viene, inoltre, attribuita allo sviluppo di capacità anti-drone come quelle offerte dal nuovo missile low cost “DEFENDER” e dal sistema SKY WARDEN, progettato per proteggere siti fissi, asset di alto valore, forze schierate  sul campo e unità GBAD attraverso la sua capacità di gestire contemporaneamente diversi tipi di strumenti, tra cui radar, sistemi elettro-ottici, localizzatori di frequenze radio, effettori, armi per il cosiddetto “soft kill”, come disturbatori o lanciatori di rete, e armi per l'”hard kill”, come missili o laser.

Sempre con riferimento al settore dei laser anti-drone, il CEO ha, quindi, voluto ricordare i notevoli successi ottenuti negli ultimi mesi dall’azienda grazie ai sistemi Sideral e Dragonfire, rispettivamente ordinati dalle forze navali di Francia e Regno Unito.

Il sistema britannico Dragonfire in azione

La notevole accelerazione della produzione sta, ovviamente, già dando ottimi risultati anche sul piano del fatturato, con un ricavo, nel 2025, pari a 5,8 miliardi di euro, che, in virtù del sempre più teso contesto internazionale, nonché dei futuri investimenti dell’azienda, sembrerebbe essere destinato ad aumentare anche negli anni a venire.

Béranger si è, infine, soffermato su come, nell’attuale situazione, i Paesi europei necessitino di capacità tecnologico-produttive realmente indipendenti (il riferimento va, in modo particolare, alla cosiddetta “design authority”) nell’ambito di tutti i settori connessi alla Difesa, così da non dover costantemente chiedere autorizzazioni a Stati terzi per utilizzare, aggiornare o, eventualmente, integrare su nuove piattaforme i sistemi d’arma in uso presso i loro strumenti militari.

Ovviamente, al fine di ottenere tale risultato la via maestra è quella di una cooperazione industriale sempre più stretta nel rispetto delle prerogative sovrane dei singoli Stati UE e dei loro principali partner.

Certamente non qualcosa di impossibile, come dimostra, del resto, la stessa esistenza di MBDA, azienda che, sempre in occasione dell’odierna conferenza, Béranger ha descritto come una risorsa chiave per la resilienza e la difesa collettiva del continente, in grado di offrire ai suoi apparati gli strumenti migliori al fine di proteggere ciò a cui la popolazione europea tiene maggiormente; ossia le sue libertà, il suo modello democratico e i suoi valori. 

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