Iran: concordata una tregua di due settimane. Sui futuri negoziati pesano, però, ancora parecchie incognite

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON/TEHERAN/ISLAMABAD. Nell’ambito dell’attuale conflitto mediorientale, a seguito di un intenso sforzo negoziale da parte pakistana, nonché di un intervento cinese dell’ultim’ora volto a chiedere maggiore flessibilità a Teheran, i governi di Stati Uniti, Israele e Iran hanno accettato una tregua di due settimane.

I danni provocati da uno dei recenti attacchi aerei sulla capitale iraniana Teheran – Credit – Tasnim News Agency

Stando a quanto reso noto, infatti, l’Amministrazione Trump avrebbe dato la sua disponibilità ad avviare delle discussioni sulla base dell’ultima proposta formulata dall’Iran e ad interrompere ogni tipo di operazione (inclusa, quindi, l’annunciata campagna di raid contro la rete energetica e infrastrutturale della Repubblica Islamica) come contropartita per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che l’esecutivo di Teheran avrebbe effettivamente accettato di porre in essere, anche se solo sotto la sua diretta gestione.

In seguito all’annuncio della tregua, i prezzi del petrolio hanno subito un drastico calo, anche se, al momento, rimangono ben al di sopra dei livelli di inizio guerra.

Il Premier pakistano Shehbaz Sharif, molto attavo nell’ambito degli sofrzi di mediazione degli ultimi giorni – Credit – Shehbaz Sharif – Shehbaz Sharif

Malgrado il comprensibile entusiasmo di queste ore, però, il futuro appare, comunque, piuttosto incerto.

Infatti, se, da un lato, Donald Trump ha proclamato vittoria, dichiarandosi soddisfatto degli obiettivi militari conseguiti, i dieci punti della proposta iraniana che egli avrebbe accettato come base per ulteriori trattative non sembrerebbero essere, poi, così tanto in linea con gli interessi degli USA e dei loro alleati; si pensi che tra essi figurerebbero addirittura la cancellazione di tutte le sanzioni primarie e secondarie ai danni di Teheran, la futura imposizione di un pedaggio allo scopo di transitare nello Stretto di Hormuz (si parla, nello specifico, di due milioni di dollari a nave, che l’Iran dividerebbe con l’Oman), la cessazione di tutti i combattimenti con gli alleati di Teheran nella regione e, addirittura, la definitiva accettazione dell’arricchimento dell’uranio da parte della Repubblica Islamica.

Come, inoltre, confermato dal Premier pakistano Shehbaz Sharif, la proposta dovrebbe riguardare anche le operazioni dell’IDF in territorio libanese, anche se, almeno per il momento, le sue parole sembrerebbero essere state smentite dai fatti, nonché da una dichiarazione in senso opposto di Benjamin Netanyahu.

Ovviamente, quale sia il reale intento di Washington lo si potrà capire meglio solo osservando l’andamento dei negoziati stessi, il cui primo round dovrebbe avere luogo a Islamabad, a partire da venerdì prossimo.

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