Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON. Alcune ore fa, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un cessate il fuoco tra Iran e Israele, un risultato che arriva dopo giorni di tensione crescente nella regione.

A fare da spartiacque, a questo punto lo si può certamente affermare, l’operazione “Midnight Hammer”, che ha visto i bombardieri B-2 dell’aviazione statunitense colpire e danneggiare gravemente i siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan.
Tale azione ha temporaneamente neutralizzato il principale elemento di pressione su Israele (dato dal Programma nucleare di Teheran), togliendo dal tavolo uno dei nodi più critici del conflitto.

Grazie a questo colpo strategico, Washington ha quindi potuto ammorbidire Tel Aviv e mediare la tregua.
La risposta dell’Iran, concretizzatasi in un attacco missilistico contro la base americana di Al Udeid in Qatar, avvenuta nella tarda serata di ieri, è stata invece sostanzialmente propagandistica: annunciata in anticipo e senza causare vittime, ha ripreso uno schema già visto in altre occasioni.

Si pensi, a tal proposito, a quanto accaduto nel 2020, dopo l’eliminazione del generale Soleimani, quando l’Iran colpì le basi USA in Iraq ma, nei fatti, evitò lo scontro diretto con Washington.
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