Migranti, al vertice di Tallin la Ue dice no all’apertura di altri porti. Minniti: “Ne discuteremo con Frontex”

Tallin. Ormai l’Italia è il porto sicuro per gli sbarchi di migranti. Dall’inizio di quest’anno ci sono stai 85.042 sbarchi sulle coste italiane, con un aumento del 19.44% rispetto allo stesso periodo del 2016 quando gli arrivi furono 71.804.

I dati sono stati forniti dal Viminale. I minori stranieri non accompagnati giunti in Italia via mare sono stati 9.761 (al 27 giugno scorso). Erano stati 25.856 in tutto il 2016.

Sempre secondo i dati del Ministero degli Interni, riferiti a ieri, i primi dieci porti con il maggior numero di sbarchi sono: Augusta(13.221 persone), Catania(10.254), Pozzallo (7.834), Reggio Calabria (7.087), Palermo (5.799), Vibo Valentia (5.229), Lampedusa (5.168), Trapani (5.155), Messina (4.319) e  Salerno (4.112).

Malgrado questa situazione, l’Italia torna dal vertice informale dei ministri dell’Interno della Ue,  a Tallinn (Estonia) come quelle squadre che pensavano di vincere facile e poi si ritrovano a contare i palloni nella propria rete. L’attivismo del ministro degli Interni del Governo Gentiloni, Marco Minniti si è fermato ai no di Francia, Spagna, Germania e Belgio di aprire di altri porti dell’Unione europea, come il nostro Paese aveva proposto. I ministri dell’Interno europei hanno, invece, raggiunto un accordo sulla Libia, le Organizzazioni non governative ed i rimpatri.

 

Ovvero, il sostegno al nostro Paese non è sulla presa in carico dei migranti – politicamente non utile, visto che a parole le migrazioni sono risorse, nei fatti costituiscono un bel po’ di problemi per tutti i Governi – ma sulla necessità di aumentare l’impegno per la Libia e per altri Paesi terzi chiave. Oltre a rivedere e coordinare meglio le operazioni di Search and Rescue (SAR) per controllare meglio le ONG ed i rimpatri.

Berlino con il suo ministro degli Interni, Thomas de Maiziere ha detto di “non sostenere la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. E così ha chiuso la porta agli arrivi. eppure Angela Merkel si è sempre detta amica e sostenitrice dell’Italia. ma poi la Ragion di Stato è prevalsa e così la cancelleria avrà pensato: a settembre la Germania va al voto ed in campagna elettorale l’immigrazione è un tema troppo scivoloso.

Un barcone di migranti

Anche il ministro per l’Asilo e Politica migratoria del Belgio, Theo Francken si è tirato indietro. “Non credo – ha detto – che il mio Paese aprirà i suoi porti” ai migranti salvati nel Mediterraneo.

Lo spagnolo, Juan Ignacio Zoido è stato più dolce. “L’Italia ha chiesto aiuto – ha detto – e noi vogliamo dargliene, ma i porti della Spagna sono sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale, aumentata del 140%, che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”. Non solo, la Spagna ha due grossi punti da tenere sotto controllo continuo: Ceuta e Melilla. E non vuole altri guai.

Gli olandesi con il ministro per la Sicurezza e Giustizia, Stef Blok sostengono che “aAprire più port” europei ai migranti soccorsi non risolverà il problema. Bisogna pensare al ruolo che i porti africani potrebbero avere;: come quelli, ad esempio tunisino ed egiziano”.

Al vertice in terra estone si è parlato anche di cambiare il mandato della missione Triton. Ma per il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos “il mandato è ben definito”.

“Si tratta – aggiunge Avramopoulos – di migliorare l’attuazione di quanto già concordato. Fanno già un lavoro molto buono. L’obiettivo di Triton com’è attualmente è chiaro, ma occorre più lavoro all’interno dell’Ue e con i nostri vicini nordafricani per condividere il peso ed assicurare che l’Italia non sia lasciata sola”.

“L’Agenzia Ue delle guardie di frontiera avrà una discussione con le autorità italiane e gli altri Stati coinvolti, sul piano operativo, la settimana prossima”, ha aggiunto Avramopoulos.

Smorza i toni della polemica il titolare del Viminale, Marco Minniti. “La riunione – ha spiegato – è andata secondo le aspettative, perché c’era un’agenda che era già stata disegnata dall’incontro di Parigi di domenica scorsa e dalla Commissione europea”.

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti

Minniti è felice per i tre punti raggiunti: rapporti con la Libia, il codice di condotta delle organizzazioni non governative ed rimpatri con la stretta sui visti.
“Sulla questione dei flussi migratori in Libia c’è stato un ampio consenso – ha spiegato – con la sottolineata necessità di ampliare i finanziamenti andando oltre i fondi già predisposti dalla Commissione europea e prevedendo finanziamenti dei singoli Stati membri. Per quello che si è ascoltato in questa riunione sembra che ci sia stata una disponibilità dei singoli Stati”.

E relativamente all’apertura di altri porti dell’Unione, Minniti ha detto che il tema “non era in discussione, perché non era la sede giusta”. “Sapete – ha aggiunto ai giornalisti – che abbiamo mandato una lettera a Frontex che è la sede formale dove discutere”.

La riunione è in agenda per la prossima settimana. “E’ evidente – ha proseguito il ministro – che su questo punto ci sono posizioni contrastanti. L’Italia ha un suo punto di vista, altri Paesi hanno un loro punto di vista, come è giusto. Discuteremo, legittimamente e anche con la necessaria fermezza”.

“La crisi dei migranti non può essere fermata solo nelle acque del Mediterraneo – ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano nella conferenza stampa conclusiva della Conferenza dei Paesi di transito -. Ci vuole un lavoro a sud della Libia, perché l’afflusso dei migranti diminuisca occorre non arrivino in Libia”.

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