Missione Barkhane, l’impiego tattico dei geografi francesi. Sono costantemente chiamati ad aggiornare le centinaia di prodotti a loro disposizione

Di Valeria Fraquelli

Parigi. I punti di riferimento quando si è in guerra, quando bisogna ripararsi dagli attacchi del nemico sono importantissimi. E nella missione Barkhane, in mezzo al deserto, così difficile da interpretare perché tutto sembra sempre uguale, sono ancora più importanti.

Militari francesi impegnati nella missione Barkhane

Ecco che i geografi francesi svolgono un ruolo importantissimo, perché nei Paesi del Sahel i confini possono cambiare, sono mutevoli come l’aria del deserto, spesso sono solo una linea disegnata ma nella realtà sono molto difficili da capire.

L’aggiornamento dei dati cartografici di piani e mappe della zona del Sahel è reso possibile grazie allo sfruttamento delle immagini satellitari ed al reperimento di informazioni dalle unità presenti sul campo. L’informazione così raccolta arricchisce una base di elementi geografici che costituisce un vero e proprio strumento tattico a beneficio delle unità di combattimento. Gli operatori affinano i dati, mettono in evidenza le informazioni importanti, tenendo il contatto permanente con le unità.

I geografi sono anche responsabili di fornire le unità, durante ogni operazione, con le mappe di riferimento del settore di azione su cui si svolgono, in particolare, i “battesimi di terra”, cioè i nomi in codice dati agli elementi principali della strutturazione geografica del terreno (assi, crocevia, edifici).

Inoltre, identificano anche aree potenzialmente pericolose sulle mappe. In questo contesto, i geografi sono costantemente chiamati ad aggiornare le centinaia di prodotti cartografici a loro disposizione.

Ogni giorno, le unità vengono ad ordinare e raccogliere le mappe per preparare e svolgere la loro missione. Una missione molto impegnativa perché un errore di mappatura o una inversione delle coordinate può mettere in pericolo i militari e compromettere un’operazione.

Gli operatori  possono contare sulla tavola geografica del posto di comando congiunto della missione, di stanza a Ndjamena, da cui dipende.

L’unica unità geografica delle forze terrestri, il 28° Gruppo geografico, fornisce il necessario supporto a livello operativo e tattico nei settori dell’intelligence, della pianificazione e del funzionamento.

Insomma, senza dubbio la geografia è molto importante, permette di tracciare delle mappe aggiornate che si possono confrontare con quelle più vecchie per vedere come e se i confini siano cambiati. In questo modo si può anche capire come i cambiamenti climatici influenzino le migrazioni.

Spesso emergenza umanitaria ed emergenza climatica si sovrappongono ed ecco che si creano le circostanze ideali per la radicalizzazione e l’odio che a loro volta sono un perfetto modo per iniziare una guerra. Per evitare tutto questo bisogna fare sì che i più giovani trovino lavoro e la popolazione civile possa ricevere quei servizi di base che molto spesso mancano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore