Di Giuseppe Gagliano*
PARIGI. La Russia sta intensificando i suoi sforzi per sfruttare i movimenti separatisti in Europa, e in particolare in Francia, come strumento di propaganda e destabilizzazione, trovando nella Savoia un terreno fertile per seminare discordia.
La presenza di una bandiera savoiarda su un balcone a Chambéry, come simbolo di un’identità regionale forte, è solo la punta dell’iceberg di un’operazione più ampia che vede il Cremlino sostenere gruppi marginali per minare la coesione nazionale francese. Un episodio emblematico è l’invito al vertice BRICS di Kazan, tenutosi dal 22 al 24 ottobre 2024, dell’autoproclamato “presidente del governo dello Stato di Savoia”, una figura che rappresenta un movimento separatista di nicchia, ma che Mosca ha abilmente utilizzato per amplificare il suo messaggio anti-occidentale.

Il movimento separatista savoiardo, che promuove l’indipendenza della Savoia – regione storica a cavallo tra Francia, Italia e Svizzera – è composto da gruppi eterogenei, spesso privi di un seguito significativo.
Tra questi, il “governo provvisorio dello Stato di Savoia”, guidato da personaggi come Fabrice Dugerdil, si autoproclama rappresentante di un’entità statale mai riconosciuta. Sebbene il separatismo savoiardo sia marginale, con poche centinaia di attivisti e scarso impatto politico, la Russia ne ha colto il potenziale simbolico. Invitando figure di questo calibro al vertice di Kazan, Mosca ha offerto loro una piattaforma internazionale, trasformando un movimento locale in un’arma di propaganda.
L’obiettivo è chiaro: alimentare narrazioni di frammentazione interna in Francia, dipingendo il paese come instabile e vulnerabile, in linea con la strategia russa di sfruttare le divisioni occidentali per indebolire l’Unione Europea e la NATO.
Il vertice BRICS di Kazan, il primo a includere i nuovi membri Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti, è stato un’occasione per Vladimir Putin per dimostrare che la Russia non è isolata, nonostante le sanzioni occidentali. Con la partecipazione di 36 Paesi, tra cui leader come Xi Jinping, Narendra Modi e il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, l’evento è stato un successo diplomatico per il Cremlino, che ha sfruttato la presenza di figure come il rappresentante savoiardo per amplificare il messaggio di un “nuovo ordine mondiale multipolare” contrapposto all’egemonia occidentale.
La presenza di un attore marginale come il “presidente” savoiardo non è stata casuale: rientra in una strategia consolidata di Mosca, che utilizza movimenti separatisti, dall’Europa all’Africa, per promuovere narrazioni anti-establishment e destabilizzare i governi occidentali.
La Russia non è nuova a queste tattiche in Francia.
Negli ultimi anni, i Servizi segreti francesi hanno monitorato con crescente preoccupazione le attività di propaganda russa, che spaziano dal sostegno a gruppi estremisti di destra e di sinistra, come La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon o figure come Georges Kuzmanovic, fino alla diffusione di disinformazione attraverso reti come Africa Media TV e Frequenza Popolare Media. Un esempio recente è il caso di Alexandre Artamonov, un commentatore filo-russo che ha utilizzato piattaforme mediatiche per promuovere narrazioni pro-Cremlino in Francia.
Allo stesso modo, la presunta “resurrezione” dello squadrone Normandie-Niémen, un’unità aerea franco-russa della Seconda Guerra Mondiale, è stata sfruttata per evocare un passato di cooperazione tra Parigi e Mosca, ignorando il contesto attuale di tensioni geopolitiche.

Il Cremlino ha anche cercato di capitalizzare su altri fronti.
La guerra dell’informazione tra Russia e Ucraina ha raggiunto livelli senza precedenti, con Mosca che utilizza reti come quelle bielorusse per costruire un “internet sovrano” che sfugga al controllo occidentale.
In Francia, i servizi di intelligence hanno segnalato il ritorno di combattenti filo-russi dal Donbass, come Mickael Takahashi, apparso in video propagandistici accanto a veterani come Adrien Bocquet, evidenziando come la Russia stia cercando di costruire reti di influenza anche tra ex militari. Questi sforzi si intrecciano con la strategia di Mosca di sfruttare il vertice BRICS per legittimare il proprio ruolo globale, presentandosi come leader del “Sud globale” e attirando l’attenzione di movimenti marginali come quello savoiardo.
Nonostante l’attenzione mediatica, il movimento separatista savoiardo rimane debole e frammentato, con scarso sostegno popolare e nessuna prospettiva realistica di successo politico. Tuttavia, la sua amplificazione da parte della Russia rappresenta una minaccia indiretta, poiché contribuisce a creare un clima di sfiducia verso le istituzioni francesi.
La Francia, già alle prese con tensioni interne e accuse di disinformazione, come quelle legate alle affermazioni di Emmanuel Macron su presunti “squadroni della morte” russi, deve affrontare una sfida complessa: contrastare la propaganda del Cremlino senza sovrastimare l’importanza di movimenti marginali come quello savoiardo.
In questo contesto, l’invito al vertice BRICS non è stato solo un gesto simbolico, ma un tassello di una strategia più ampia per erodere la stabilità occidentale dall’interno, sfruttando ogni crepa disponibile, per quanto piccola possa sembrare.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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