Di Giuseppe Gagliano*
ANKARA. Il secondo missile balistico iraniano abbattuto nei cieli della Turchia in meno di una settimana non è soltanto un episodio militare.
È il segnale di quanto la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran stia rapidamente dilatando il proprio raggio d’azione, coinvolgendo spazi aerei e territori di Paesi che formalmente non partecipano al conflitto.

Secondo Ankara, ieri le difese aeree della NATO hanno intercettato un missile entrato nello spazio aereo turco.
A differenza del primo episodio, avvenuto fuori dai confini del Paese, questa volta il vettore iraniano ha attraversato effettivamente il territorio turco prima di essere neutralizzato.
I detriti sono caduti nella provincia di Gaziantep, una zona sensibile che si colloca tra due infrastrutture strategiche: la base aerea di Incirlik, utilizzata dagli Stati Uniti, e la base radar NATO di Malatya, fondamentale per l’architettura di difesa antimissile dell’Alleanza.
Il dato militare è chiaro: la traiettoria del missile, anche se non destinata esplicitamente alla Turchia, dimostra quanto il teatro della guerra stia lambendo le infrastrutture strategiche della NATO.
Il delicato equilibrio di Ankara
La reazione turca è stata immediata ma calibrata.
Il Governo di Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran, accusata di compiere “passi provocatori”, ma allo stesso tempo ha evitato di invocare formalmente l’articolo 4 della NATO, che avrebbe aperto la strada a una consultazione straordinaria tra gli alleati e potenzialmente all’articolo 5 sulla difesa collettiva.
È una scelta politica significativa. Ankara vuole evitare che un incidente missilistico trasformi automaticamente la Turchia in parte attiva della guerra.
Il Paese rimane infatti uno degli attori regionali che più hanno cercato di mantenere un ruolo di mediazione tra Iran e Occidente.
Tuttavia la prudenza diplomatica non ha impedito una risposta militare preventiva.
Il Ministero della Difesa turco ha annunciato lo schieramento di sei caccia F-16 e sistemi di difesa aerea nella parte settentrionale di Cipro, controllata dalla Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto da Ankara.
Cipro torna nodo strategico
Il dispiegamento turco sull’isola non è casuale. Cipro è tornata al centro della geografia militare del Mediterraneo orientale dopo che un drone attribuito a Hezbollah ha colpito la base britannica di Akrotiri, infrastruttura chiave per le operazioni occidentali nella regione.

Di fronte al rischio di escalation, diversi Paesi europei hanno rafforzato la propria presenza militare sull’isola. Ankara, però, considera questi movimenti con sospetto.
Dal punto di vista turco, l’aumento della presenza militare occidentale potrebbe trasformare Cipro in una piattaforma operativa contro l’Iran, trascinando inevitabilmente l’isola e l’intero Mediterraneo orientale nel conflitto.
La risposta turca con F-16, difese aeree e la possibile creazione di centri per droni – ha dunque una doppia funzione: proteggere la comunità turco-cipriota e mantenere un equilibrio di potenza sull’isola.

Il rischio geopolitico
La vicenda rivela una dinamica più ampia.
La guerra tra Iran e asse USA-Israele sta progressivamente trasformando il Medio Oriente in un sistema di fronti interconnessi: il Golfo Persico, il Levante, il Mar Rosso e ora anche il Mediterraneo orientale.
Per la NATO, la Turchia rappresenta un cuscinetto strategico tra l’Alleanza e il mondo mediorientale.
Per l’Iran, invece, il territorio turco è uno spazio inevitabile nelle traiettorie balistiche dirette verso obiettivi israeliani o verso basi occidentali nella regione.
In questo contesto, ogni intercettazione missilistica diventa un test politico oltre che militare.
Se un vettore iraniano dovesse colpire accidentalmente un obiettivo turco o una base NATO, la crisi potrebbe trasformarsi in uno scontro diretto tra l’Alleanza Atlantica e Teheran.
Ecco perché Ankara insiste su un punto: la priorità strategica della Turchia non è entrare nella guerra, ma evitare che la guerra entri in Turchia.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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