CyberShield AI Italia, Gubiani (Check Point): “Serve una ‘patente’ per utilizzare gli strumenti informatici in azienda”

ROMA. L’intelligenza artificiale sta accelerando l’evoluzione tecnologica a un ritmo che rischia di lasciare indietro aziende e lavoratori sul fronte delle competenze e della sicurezza.

Per affrontare questa trasformazione non bastano nuovi strumenti di protezione: servono governance, formazione e una maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie.

David Gubiani, Regional Director of Sales Engineering, Southern EMEA & Israel di Check Point Software Technologies

È il messaggio di David Gubiani, Regional Director of Sales Engineering, Southern EMEA & Israel di Check Point Software Technologies, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) dedicato alle nuove sfide della sicurezza digitale.

“Ci sono già strumenti che possono scoprire, ci sono strumenti che possono proteggere in vari ambiti, però la governance non è utilizzata e applicata da tutti”, ha sottolineato Gubiani.

Una criticità che emerge soprattutto guardando alle piccole e medie imprese, che costituiscono una parte fondamentale del sistema produttivo italiano.

Il punto, secondo Gubiani, è capire quante di queste realtà abbiano già adottato adeguate politiche di sicurezza e dispongano di personale con le competenze necessarie per proteggersi.

A questo si aggiunge il tema della formazione. L’intelligenza artificiale ha impresso una forte accelerazione alla tecnologia, mentre lo sviluppo delle competenze rischia di procedere a una velocità inferiore.

“L’AI ha dato una spinta a una velocità pazzesca alla tecnologia, mentre la formazione è in ritardo”, ha spiegato.

Da qui una proposta provocatoria ma immediata: costruire una cultura digitale fin dai primi anni e rafforzare la preparazione degli adulti che utilizzano quotidianamente strumenti informatici sul lavoro.

“Bisogna iniziare proprio dall’asilo nido e tutti gli adulti devono iniziare a farsi una sorta di “patente” per poter utilizzare i mezzi informatici all’interno di un’azienda, come si fa con la patente dell’auto, altrimenti non riusciamo più a stare al passo”, ha affermato Gubiani.

Il rappresentante di Check Point ha utilizzato anche l’immagine di “Campo Minato” per descrivere come sia cambiato lo scenario della cybersecurity. Se in passato la protezione informatica veniva rappresentata attraverso il concetto di un perimetro da difendere, oggi i confini sono molto più dinamici e le possibili vulnerabilità si moltiplicano.

“Il fossato è quello che l’AI sta creando tra molte aziende: tra quelle che utilizzano e quelle che non utilizzano l’intelligenza artificiale», ha spiegato. Allo stesso tempo, «il perimetro è diventato un campo minato che cambia in continuazione”, nel quale ogni persona, dispositivo o componente software può rappresentare un elemento da proteggere.

La sfida della cybersecurity passa quindi anche dalla capacità di evitare che l’accelerazione dell’intelligenza artificiale allarghi il divario tra organizzazioni preparate e realtà meno strutturate.

Governance e formazione diventano, in questa prospettiva, elementi essenziali quanto le tecnologie di difesa per permettere soprattutto alle PMI di affrontare un panorama digitale in continua trasformazione.

LINK VIDEO INTERVENTO SU YOUTUBE

 https://youtu.be/7zWmQAsV8Ek

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto