Open innovation e sinergia civile-militare: al via la quinta edizione del Contest Leonardo

Di Anna Calabrese

ROMA. “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza” sosteneva Antonio Gramsci, oltre 100 anni fa.

La presentazione a Torino del progetto

Poiché “Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens.”

Ed è proprio questo spirito di interdipendenza e di coinvolgimento sociale che si può sostenere oggi sia alla base dell’approccio all’ innovazione di molti contesti e dimensioni pubbliche e private, che promuovono l’interazione e lo scambio con il mondo accademico, della ricerca e della formazione.

Leonardo, gruppo industriale internazionale, leader nel campo dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza e partner di Enti governativi e amministrazioni della Difesa, da anni ormai dimostra l’adozione di un approccio sinergico nei confronti dell’innovazione, non solo accogliendo le spinte all’innovazione provenienti dall’esterno ma anzi stimolandole tramite contest, sfide, concorsi che coinvolgono diversi livelli di ricerca e formazione, un’apertura resa necessaria dalle missioni complesse in ambito di intelligenza artificiale e nuove tecnologie.

La sede di Leonardo a Roma

Prova del costante interesse di Leonardo per l’open innovation è l’attualissima 5^ edizione del Contest Leonardo, indetta e presentata, nei giorni scorsi, presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino, alla presenza Colonnello Ingegnere Marco Agabiti del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti, del Colonnello Spanò dell’Ufficio Innovazione e Spazio, dell’ingegnere Salvatore Scervo del Leonardo Innovation Labs & Open innovation.

Il palazzo della Scuola di Applicazione di Torino

La competizione consta ogni anno della definizione di un tema – quadro per l’ideazione di un progetto che mira a rispondere a determinate sfide, problematiche, limiti tramite approcci innovativi: il tema del 2024 concerne ad esempio l’utilizzo delle Emerging & Disruptive Technologies (EDT) nelle attività di ricognizione, questione chiaramente coerente e al passo con le minacce odierne in campo operativo.

I gruppi di lavoro, formati da ufficiali frequentatori dei corsi 202° e 201° e degli studenti civili della Scuola di Applicazione, con la partecipazione degli ufficiali frequentatori del Corso di Stato Maggiore, sono stati chiamati a proporre una soluzione che costituisca un’innovazione che realizzi o redistruisca valore; 10 lavori verranno poi selezionati e presentati nel dettaglio, per poi competere nell’ultima fase alla fine della quale i 5 vincitori verranno decretati.

La sinergia tra Leonardo e l’Esercito è possibile anche grazie ad una convergenza di approcci all’innovazione, benché si tratti di due realtà comunicanti ma profondamente diverse per natura, struttura, funzionamento.

Da diversi anni ormai anche la Forza Armata adotta un approccio di innovazione aperta tramite la pubblicazione di call tecnologiche per intercettare soluzioni innovative, al fine di ridurre al massimo i bias e le resistenze interne e dinamicizzare il processo di innovazione e ammodernamento, per poi adeguare anche la dottrina e la formazione interna alle necessità odierne.

Queste tendenze sono state formalizzate nella proposta di un modello di innovazione che guiderà le future attività nel settore delle nuove tecnologie e che ha preso il nome di “Innovarmy”, come presentato a febbraio dell’anno scorso.

È interessante osservare come il tema della propensione all’open innovation e alla sinergia con la società civile da parte delle Forze Armate è stato oggetto di analisi di numerosi studiosi soprattutto nell’ambito della sociologia militare, branca specifica delle scienze umane che intende analizzare e spiegare i cambiamenti e le tendenze dell’organizzazione e funzionamento dell’istituzione militare nel corso del tempo, in reazione alle condizioni sociali, economiche, culturali di contesto.

Esperti come Arthur Larson, già nel 1977, avevano distinto due modelli tipizzati di professione militare: il professionalismo radicale e il professionalismo pragmatico. Mentre il primo è caratterizzato dalla forte istituzionalizzazione del ruolo militare, orientato verso una organizzazione totalizzante necessariamente isolata e distinta dalla società civile data l’alto grado di specificità funzionale e neutralità politica, il secondo invece risulta più integrato e inserito nelle interconnessioni socio-economiche della società civile che lo circonda, dialogando e cooperando con settori esterni sulla base della convergenza di determinati interessi, obiettivi e valori.

È proprio la tendenza verso questo secondo polo nell’organizzazione delle forze armate che ha caratterizzato gli ultimi decenni, soprattutto a partire dalla fine della guerra fredda, e che ha stimolato un approccio più accogliente e aperto alla collaborazione, all’ascolto e all’inclusione dei contributi della società civile, dell’Accademia e della ricerca sulla base della consapevolezza che le sfide odierne tangono aspetti complessi, che spesso trascendono il ruolo tradizionale della Forza Armata situandosi al suo confine come dimostrano le nozioni janowitziane di “constabulary force”, ovvero volta ad un “uso minimo della forza e che cerca relazioni internazionali sostenibili, piuttosto che la vittoria”, o le military operations other than war, come vengono spesso definite le Operazioni di mantenimento della pace.

Peacekeeper italiani in Libano

Questo nuovo tipo di operazioni e il ruolo odierno che la Forza Armata è chiamata ad esercitare necessita dunque di un approccio dinamico e flessibile, capace di consentire la gestione di scenari che si posizionano tra militare e civile, tra tecnico e dottrinale, e che necessitano perciò di una forte sinergia tra settori e attori sociali di diversa natura, oltre che di un costante aggiornamento dei programmi di formazione del personale.

La collaborazione e la convergenza di approccio tra Leonardo e l’Esercito è, dunque, un esempio del trend che numerosi studiosi hanno indagato negli ultimi decenni e che si può sostenere oggi sia modello consolidato di organizzazione e innovazione nel settore della Difesa.

 

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