Di Giuseppe Gagliano*
MINSK. La decisione della Bielorussia di costituire una nuova Brigata d’assalto aereo nella regione di Gomel, a circa quaranta chilometri dal confine ucraino, non può essere liquidata come un semplice riassetto delle forze armate.
La futura 37ª Brigata d’Assalto Aereo Indipendente rappresenta un tassello di una trasformazione militare più ampia, destinata a modificare gli equilibri lungo il fianco settentrionale dell’Ucraina e a costringere Kiev a mantenere uomini, mezzi e sistemi di sorveglianza lontano dai principali fronti orientali e meridionali.

L’unità è ancora in fase di formazione, ma il progetto appare ormai strutturale. Un primo battaglione è già stato costituito, mentre entro la fine del 2026 dovrebbero essere organizzati un secondo battaglione, reparti di artiglieria, difesa antiaerea, ricognizione e sostegno al combattimento.
Il trasferimento nella base permanente nei pressi di Gomel è previsto per il 2027, ma le infrastrutture militari della regione vengono ampliate da anni e i finanziamenti statali destinati alla nuova guarnigione e al poligono di addestramento sono stati prorogati fino al 2028.
Una minaccia militare indiretta, ma strategicamente efficace
Dal punto di vista operativo, l’unità d’assalto aereo non costituisce automaticamente la premessa di un’offensiva.
La Bielorussia dispone già di formazioni analoghe a Vitebsk, Brest e Maryina Horka, impiegabili per operazioni rapide, difesa territoriale, incursioni, occupazione di infrastrutture e risposta alle crisi interne.

Tuttavia, la collocazione geografica della nuova unità conferisce al progetto un significato particolare. Gomel si trova lungo una direttrice che nel 2022 fu utilizzata dalle forze russe per avanzare verso Kiev.
La presenza permanente di una brigata mobile, dotata di artiglieria, ricognizione e difesa antiaerea, obbliga dunque lo Stato maggiore ucraino a considerare nuovamente l’ipotesi di una pressione militare proveniente da nord.
Non è necessario che Minsk prepari realmente un’invasione. È sufficiente che mantenga credibile questa eventualità.
La funzione strategica della brigata può essere soprattutto quella di vincolare risorse ucraine, imporre costi difensivi e aumentare l’incertezza nelle decisioni di Kiev. In una guerra di logoramento, anche una minaccia non concretizzata può produrre effetti materiali.
Il presidente Aleksandr Lukashenko sostiene che il rafforzamento del confine abbia natura esclusivamente difensiva. Ma la distinzione tra difesa e pressione offensiva è sempre più sottile quando le forze vengono collocate a breve distanza dal territorio di un Paese in guerra e possono essere rapidamente integrate nei dispositivi russi.
L’integrazione militare tra Minsk e Mosca
La Bielorussia non è formalmente parte del conflitto, ma il suo territorio costituisce una profondità strategica essenziale per la Russia. Mosca può utilizzare basi, ferrovie, aeroporti, depositi e sistemi di difesa bielorussi, mentre Minsk beneficia della protezione politica, economica e militare russa.
La nuova brigata rafforza quindi non soltanto la capacità bielorussa, ma l’intero sistema militare regionale costruito da Russia e Bielorussia. In caso di aggravamento del conflitto, l’unità potrebbe svolgere compiti di copertura, protezione delle retrovie, sabotaggio, infiltrazione, difesa delle infrastrutture o sostegno a operazioni russe.
La sua importanza non dipenderà soltanto dal numero dei soldati, ma dal grado di integrazione con i sistemi di comando russi, dalla disponibilità di mezzi da trasporto, dalla copertura antiaerea e dalla capacità di operare insieme alle unità russe già presenti o rapidamente trasferibili in Bielorussia.
La risposta della NATO: trasformare la guerra ucraina in scuola militare
Mentre Minsk rafforza il dispositivo sul confine, la NATO accelera l’assimilazione delle lezioni apprese sul campo di battaglia ucraino.
L’esercitazione “Vistula Vanguard 26”, organizzata con il Centro congiunto NATO-Ucraina per l’analisi, la formazione e l’istruzione, rappresenta un passaggio significativo: l’esperienza reale della guerra viene trasferita direttamente nei sistemi di comando e nell’addestramento dell’Alleanza.

Operatori ucraini esperti di droni, guerra elettronica, ricognizione e ingegneria militare vengono impiegati per riprodurre minacce concrete durante le esercitazioni. Non si tratta più di studiare il conflitto dall’esterno, ma di trasformare le tattiche sperimentate sul fronte in una nuova dottrina occidentale.
La guerra ha dimostrato che la superiorità tecnologica non basta se non viene accompagnata da adattamento rapido, dispersione delle forze, protezione dei posti di comando, capacità di contrastare i droni e gestione di comunicazioni continuamente disturbate.
La NATO cerca ora di incorporare queste lezioni prima che esse debbano essere applicate in uno scontro diretto.
I costi economici della militarizzazione
Il rafforzamento militare della regione di Gomel avrà anche conseguenze economiche. La costruzione di caserme, poligoni, depositi, collegamenti ferroviari e infrastrutture di sostegno richiederà investimenti pubblici consistenti in un’economia bielorussa già fortemente dipendente dalla Russia.
A breve termine, la spesa militare può sostenere occupazione e attività industriali locali.
A lungo termine, però, sottrae risorse a infrastrutture civili, sanità, istruzione e modernizzazione produttiva. Inoltre, la crescente militarizzazione del confine accresce il rischio percepito dagli investitori, aumenta i costi assicurativi e rende più fragile la regione dal punto di vista commerciale.
Anche l’Ucraina paga un prezzo economico. Ogni nuova minaccia proveniente dalla Bielorussia impone la costruzione di fortificazioni, il dispiegamento di reparti, l’impiego di sistemi di sorveglianza e la manutenzione di una linea difensiva che assorbe risorse già scarse.
Una guerra combattuta anche attraverso l’incertezza
La nuova brigata di Gomel non annuncia necessariamente un imminente attacco bielorusso. Segnala però che la guerra sta producendo una nuova architettura militare permanente nell’Europa orientale.
La Bielorussia consolida il proprio ruolo di retrovia strategica della Russia.

L’Ucraina è costretta a difendere un fronte più ampio di quello effettivamente combattuto. La NATO, infine, utilizza l’esperienza ucraina per prepararsi a una guerra futura fatta di droni, disturbo elettronico, ricognizione continua e attacchi contro i centri di comando.
Il risultato è una spirale nella quale ogni misura presentata come difensiva alimenta nuove contromisure.
La Brigata di Gomel, quindi, non è soltanto una formazione militare. È il simbolo di un confine che si trasforma progressivamente in fronte e di una guerra che, anche quando non avanza, continua ad allargare il proprio spazio strategico.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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