Pacifico: è guerra di nervi. L’ombra russa che agita Indonesia e Australia

Di Giuseppe Gagliano

GIACARTA. Un dispaccio di Janes basta a mettere in allarme il Pacifico.

Secondo il sito specializzato, Mosca avrebbe chiesto all’Indonesia di poter schierare aerei a lungo raggio nella Base aerea di Biak, in Papua.

L’isola di Biak

La notizia, immediatamente smentita da Jakarta, ha scatenato la reazione di Canberra e messo a nudo i timori latenti del blocco occidentale: che la Russia possa estendere la sua ombra anche nel Sud-Est asiatico.

L’Australia, in piena campagna elettorale, ha colto l’occasione per riaffermare la propria postura strategica.

Il primo ministro Anthony Albanese e il suo sfidante Dutton si sono ritrovati all’unisono nel respingere qualsiasi ingerenza militare russa nella regione. “Putin non è il benvenuto nel vicinato”, ha tuonato il leader conservatore, evocando il rischio di destabilizzazione in un’area dove la guerra fredda USA-Cina si sta già intensificando.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese

 

L’Indonesia, per parte sua, si è affrettata a rassicurare gli alleati: nessuna apertura a basi militari straniere, in linea con una Costituzione che fa della neutralità e del non-allineamento il proprio principio cardine.

Una posizione ribadita anche da ex generali e parlamentari di Giacarta, consapevoli che un passo falso in questo campo significherebbe trasformare il Paese in teatro di scontro tra potenze.

Ma il sospetto resta. Il ministro della Difesa Sjafrie Sjamsoeddin, secondo Janes, avrebbe discusso dell’ipotesi con Sergei Shoigu a febbraio.

ll ministro della Difesa indonesiano Sjafrie Sjamsoeddin

La mossa, anche se poi abortita, riflette una crescente ambiguità della politica estera indonesiana: da un lato esercitazioni con USA e Australia, dall’altro manovre navali con Mosca e ingresso nei BRICS.

Un equilibrio instabile, giocato sul filo della multipolarità.

Biak dista solo 1.400 km da Darwin: troppo vicino per non allarmare l’Australia, troppo lontano per restare neutrale. È qui che si misura la nuova geopolitica del Pacifico, dove ogni isola diventa potenziale base, ogni indiscrezione un casus belli e ogni smentita una tregua momentanea.

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