Polonia: continua la crisi umanitaria al confine con la Bielorussia. Un progetto per colpire da Est l’Unione europea

Di Anna Pigłowska Kaczor

Varsavia (nostro servizio particolare). Un sondaggio realizzato, lo scorso settembre, dal “Pollster Research Institute” su un campione di 1.048 polacchi adulti ha evidenziato come il 72% abbia sostenuto che non vuole che i rifugiati al confine polacco-bielorussia rimangano in Polonia.

Il confine tra Bielorussia e Polonia

Lo abbiamo chiesto ad Andrzej Chmielewski, nato nel 1971 a Międzyrzecz, proprietario della Casa editrice Literat Andrzej Chmielewski.

Andrzej Chmielewski

E’ anche autore di oltre 30 libri di carattere storico e regionale, tra cui la collana “Germania”, “Città su una vecchia cartolina”. Collabora costantemente con diverse Case editrici e social network. E’ membro della Società Storica di Międzyrzecki Land.

“La risposta – spiega Chmielewski – è complessa.  I problemi al
confine orientale della Polonia fanno parte della crisi migratoria generale
in tutta l’Unione europea!”.

“La situazione attuale – aggiunge – è principalmente il risultato dell’azione politica di Minsk rivolta all’Unione. Il suo scopo è destabilizzare la situazione nei Paesi confinanti con la Bielorussia. È un uso cinico della condizione di queste persone che desiderano lasciare il proprio Paese per vari motivi  e per esercitare pressioni sull’Unione europea. Ricordiamo che le sanzioni sono state imposte alla Bielorussia dopo le elezioni presidenziali
truccate dell’agosto 2020 e la brutale repressione delle proteste
antigovernative”.

La situazione ai confine tra Polonia e Bielorussia

Dall’inizio di agosto scorso, il regime di Alexander Lukashenko ha
deliberatamente attirato migranti dai Paesi del Medio Oriente, per poi
trasportarli ai confini con la Polonia e la Lituania.

Lukashenko e Putin

Fin dall’inizio, i Servizi segreti bielorussi hanno utilizzato gli eventi che hanno creato per una propaganda anti-polacca.

“È comprensibile che l’opinione pubblica dei singoli Paesi – spiega Chmielewski – abbia percezioni diverse delle immagini e dei messaggi trasmessi dal confine tra la Polonia e la Bielorussia.  Viene spesso percepito attraverso il prisma delle proprie esperienze.  Gli italiani, ad esempio, ricordano la lunga crisi migratoria causata dalla guerra in Siria, che continua a colpire il loro Paese. A questo punto, va chiarito che questi due fenomeni hanno uno sfondo completamente diverso e non si dovrebbero confrontare i profughi della Siria dilaniata dalla guerra civile con l’azione diretta a Minsk, o meglio a Mosca.  Non è un segreto che la Russia abbia attuato la sua politica utilizzando la Bielorussia da molto tempo”.

Secoli fa, la Polonia era un rifugio per molte religioni e molte nazionalit.

Era un Paese multinazionale dove polacchi, ucraini ed ebrei convivevano in
armonia.

Fu solo con i tragici eventi della II Guerra mondiale che questo stato di cose cambiò e la Polonia divenne un Paese quasi monoetnico.

Gli stranieri che hanno l’opportunità di visitare la Polonia lodano l’ospitalità e l’apertura dei suoi cittadini.  L’adagio “Ospite a casa, Dio a casa” è ancora rispettato in molte case polacche.

“Una così grande riluttanza ad accettare i rifugiati non dovrebbe certamente essere trovata in alcun pregiudizio storico dei polacchi nei confronti delle altre Nazioni  sostiene ancora Chmielewski -. Questa distanza non è dovuta solo a divisioni politiche o economiche. Bisogna tener conto che questo
atteggiamento è influenzato anche dalla politica interna del Paese”.

Chiediamo: ritiene che la mentalità delle persone che vivono al confine polacco-tedesco, sia più aperta?  Se sì, qual è la motivazione?

“Sfortunatamente – risponde Chmielewski – , a causa dello stato di emergenza introdotto in alcuni dei distretti di Podlaskie e di Lubelskie e impedendo l’accesso a questa zona dei media, anche il flusso di informazioni indipendenti da queste aree è ostacolato”.

“Probabilmente – prosegue – la posizione su questo argomento differisce tra gli abitanti delle parti orientali e occidentali della Polonia. A mio parere, gli abitanti della Polonia occidentale che il più delle volte provengono da famiglie sopravvissute al reinsediamento e all’esilio del dopoguerra, mostrano tuttavia una maggiore comprensione per gli immigrati. Come residente in questa parte del Paese, personalmente non incontro alcun atteggiamento ostile nei confronti degli stranieri nelle mie immediate vicinanze. Ucraini e indiani lavorano e vivono pacificamente a Międzyrzecze da molti anni.  È naturale vederli per le strade”.

Una soldatessa polacca

Molti polacchi hanno semplicemente paura dell’attuale crisi al confine,
non solo dei rifugiati stessi, ma dell’ulteriore sviluppo di questo
conflitto. Perdono il senso di sicurezza.

“Penso che qui si dovrebbe cercare il motivo principale di tanta riluttanza a lasciare che queste persone entrino in Polonia – evidenzia ancora Chmielewski -. Dobbiamo ricordare che nessuno, nemmeno i
Servizi competenti, può realmente dire con che tipo di persone abbiamo a
che fare. Perché sicuramente non fanno paura donne e bambini.  A volte
un’immagine del genere domina sui media, ma non è del tutto vero, perché ci sono molti giovani aggressivi su questo confine.  I polacchi conoscono bene anche le esperienze dei vicini tedeschi a contatto con gli immigrati e
temono un simile scenario in Polonia”.

È anche difficile aspettarsi che i polacchi che leggono notizie quotidiane di attacchi a guardie di frontiera, poliziotti o soldati accettino questo stato di cose.

“Ad ogni confine di Stato – è ancora opinione di Chmielewski -, ci sono regolamenti che servono alla sicurezza di un dato Paese. Niente giustifica il tentativo di spingere questi limiti con la forza. Tutto influenza l’atteggiamento del pubblico. Non puoi aspettarti che qualcuno sia di mentalità aperta per ricevere persone che lanciano pietre.  Niente e nessuno può giustificare un simile comportamento”.

“Va detto chiaramente – conclude – che la crisi umanitaria al confine orientale della Polonia non è responsabilità della Polonia, ma della Bielorussia”.

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