Di Paola Ducci*
WASHINGTON D.C. Le guerre del Golfo sono due conflitti distinti che hanno segnato profondamente la storia del Medio Oriente e della politica internazionale tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo.
Spesso vengono confuse tra loro perché entrambe coinvolsero l’Iraq e gli Stati Uniti, ma in realtà si svilupparono in contesti diversi e con obiettivi molto differenti.

La Prima Guerra del Golfo (1990–1991) fu una guerra combattuta per liberare il Kuwait dall’occupazione irachena.
La Seconda Guerra del Golfo (2003), invece, fu un’invasione finalizzata al rovesciamento del regime iracheno guidato da Saddam Hussein.
Comprendere le differenze tra questi due conflitti è importante per capire l’evoluzione della politica internazionale e degli equilibri geopolitici in Medio Oriente.
La Prima Guerra del Golfo ebbe origine il 2 agosto 1990, quando l’Iraq invase il Kuwait.
Questa decisione fu presa dal presidente iracheno Saddam Hussein, che governava il paese con un regime autoritario.
Alla base dell’invasione vi erano diverse motivazioni economiche e politiche.
Dopo la lunga guerra contro l’Iran (1980–1988), l’Iraq si trovava in una situazione economica molto difficile, con enormi debiti contratti proprio con alcuni paesi del Golfo, tra cui il Kuwait e l’Arabia Saudita. Saddam Hussein accusava inoltre il Kuwait di produrre troppo petrolio, contribuendo a far scendere il prezzo internazionale e danneggiando l’economia irachena.
Un’altra accusa riguardava il presunto sfruttamento illegale di giacimenti petroliferi situati vicino al confine tra i due paesi. Secondo il governo iracheno, il Kuwait stava “rubando” petrolio dal territorio iracheno tramite perforazioni inclinate.

In questo contesto di tensione economica e politica, Saddam Hussein decise di invadere il Kuwait, occupandolo in pochi giorni e proclamandone l’annessione all’Iraq.
L’invasione del Kuwait provocò una forte reazione internazionale. Le Nazioni Unite condannarono immediatamente l’azione militare e imposero sanzioni economiche all’Iraq.
Gli Stati Uniti, guidati dal Presidente George H. W. Bush, organizzarono una vasta coalizione internazionale composta da più di trenta paesi. Tra i principali partecipanti vi furono il Regno Unito, la Francia, l’Arabia Saudita, l’Egitto e diversi altri sSati europei e arabi.
La prima fase della risposta militare fu chiamata Operation Desert Shield.
Questa operazione aveva l’obiettivo di difendere l’Arabia Saudita da una possibile invasione irachena e di preparare le forze della coalizione per un eventuale attacco.

Il 17 gennaio 1991 iniziò l’offensiva militare vera e propria, chiamata Operation Desert Storm.
La campagna iniziò con intensi bombardamenti aerei contro obiettivi militari iracheni, tra cui basi aeree, sistemi radar, centri di comando e infrastrutture militari.
Questa fase durò diverse settimane e indebolì notevolmente le Forze Armate irachene.

Successivamente, nel febbraio 1991, la coalizione lanciò l’offensiva terrestre per liberare il Kuwait.
La guerra terrestre fu molto breve: durò circa 100 ore. Le forze della coalizione riuscirono rapidamente a sconfiggere l’esercito iracheno e a liberare il Kuwait.
Uno degli episodi più noti della fine del conflitto fu la distruzione di una colonna di veicoli militari iracheni in ritirata sulla strada tra Kuwait City e Bassora, un evento spesso ricordato come la “Highway of Death”.
La guerra si concluse nel febbraio 1991 con la liberazione del Kuwait. Tuttavia, la coalizione internazionale decise di non avanzare fino a Baghdad per rovesciare Saddam Hussein.
L’Iraq rimase quindi sotto il controllo del suo regime, ma fu sottoposto a severe sanzioni economiche internazionali e a controlli sulle sue capacità militari, in particolare per quanto riguarda le armi chimiche e biologiche.
Negli anni successivi continuarono tensioni tra l’Iraq e la comunità internazionale, soprattutto riguardo alle ispezioni sulle armi e al rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
La Seconda Guerra del Golfo iniziò nel marzo 2003, oltre dieci anni dopo la fine del primo conflitto. In questo caso furono gli Stati Uniti, sotto la presidenza di George W. Bush, a guidare una nuova coalizione militare per invadere l’Iraq.
Le motivazioni ufficiali dell’intervento erano diverse. Il governo statunitense sosteneva che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa, come armi chimiche e biologiche, e che rappresentasse una minaccia per la sicurezza internazionale.
Inoltre, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush cercò di rafforzare la propria strategia contro il terrorismo internazionale.
Secondo alcuni responsabili politici statunitensi, il regime di Saddam Hussein poteva rappresentare un rischio perché potenzialmente collegato a gruppi terroristici.
Tuttavia, queste affermazioni furono fortemente contestate da diversi paesi e da molti osservatori internazionali.
L’invasione iniziò il 20 marzo 2003 con una serie di bombardamenti su Baghdad e su altri obiettivi militari. Le forze statunitensi e britanniche avanzarono rapidamente nel territorio iracheno.
Nel giro di poche settimane le truppe della coalizione raggiunsero la capitale. Il 9 aprile 2003 Baghdad cadde e il regime di Saddam Hussein collassò.
Saddam Hussein riuscì inizialmente a fuggire, ma fu catturato dalle forze statunitensi nel dicembre dello stesso anno. Successivamente fu processato da un tribunale iracheno per crimini commessi durante il suo governo e nel 2006 fu condannato a morte.
Se la fase militare iniziale fu relativamente breve, le conseguenze della guerra furono molto più lunghe e complesse. Dopo la caduta del regime iracheno, il paese entrò in una fase di forte instabilità.
Si svilupparono tensioni tra diverse comunità religiose ed etniche, in particolare tra sunniti e sciiti. Inoltre emersero gruppi armati e organizzazioni terroristiche che contribuirono a un lungo periodo di violenza.
Ma uno degli effetti più significativi e destabilizzanti fu l’ascesa di nuovi movimenti estremisti nella regione, che sfruttarono il caos politico e militare per rafforzarsi.
Le differenze tra la Prima e la Seconda Guerra del Golfo riguardano diversi aspetti fondamentali.
La prima differenza riguarda le cause: la guerra del 1991 fu una risposta internazionale all’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq.
La guerra del 2003, invece, fu un’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per eliminare il regime iracheno.
Un’altra differenza importante riguarda il sostegno internazionale.
Nel 1991 la coalizione militare operò con il pieno mandato delle Nazioni Unite e con il supporto di numerosi paesi. Nel 2003, invece, l’invasione fu molto più controversa e non ottenne lo stesso consenso internazionale.
Infine una differenza sostanziale è quella che riguarda le conseguenze politiche. Dopo la Prima Guerra del Golfo il regime iracheno rimase al potere. Dopo la Seconda Guerra del Golfo, invece, il governo di Saddam Hussein fu rovesciato e l’intero sistema politico iracheno venne trasformato.
Le due guerre del Golfo rappresentano momenti cruciali della storia contemporanea del Medio Oriente. La prima fu una guerra relativamente breve, combattuta per liberare il Kuwait e ristabilire l’equilibrio internazionale nella regione. La seconda, invece, portò alla caduta del regime iracheno ma anche a una lunga fase di instabilità e conflitti interni.
Ancora oggi gli effetti di questi eventi continuano a influenzare la politica e la sicurezza del Medio Oriente, dimostrando quanto profondamente questi conflitti abbiano segnato la storia recente della regione.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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