Relazione Antimafia, è allarme presenza della ‘ndrangheta in Italia e all’estero

Roma. E’ allarme ‘ndrangheta in quasi tutte le regioni italiane ed in tanti Stati europei ed extra europei, Stati Uniti, Canada ed Australia compresi.

U(n arresto dei Carabinieri

Lo evidenzia l’annuale relazione della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, presentata oggi dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e dalla presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.

Nel Nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana, si legge nella relazione, “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”.

L’infiltrazione delle ‘ndrine nei Paesi del Nord America (Canada e Stati Uniti), per gli inquirenti, appare ormai compiuta.

“In quei Paesi – prosegue la relazione – la cosche si sono profondamente radicate, hanno assunto posizioni di rilevo nella gestione degli affari criminali e si propongono, con sempre maggiore autorevolezza, quali interlocutori delle organizzazioni dedite al crimine transnazionale”.

Le cosche hanno instaurato negli Stati Uniti e in Canada “consolidati rapporti imprenditoriali e commerciali, sfociati nella costituzione di strutture funzionali a gestire importanti flussi di sostanza stupefacente, proveniente dal Centro e Sud America”. La ha una posizione di predominio assoluto sia a livello nazionale che internazionale nel settore del traffico di droga.

Alcune indagini hanno, inoltre, rivelato un rapporto tra cosche, esponenti di rilievo delle istituzioni ed a professionisti – legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti – di “piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell’associazione, facendo parte di una struttura riservata di comando”

E’ ancora solida Cosa Nostra. E’ fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva. Nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, inoltre, “risulta ancora estremamente diffusa l’imposizione del pizzo alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente ed immediatamente remunerativo”.

Anche le azioni criminali di Cosa Nostra come quelle della ‘ndrangheta sono in crescita

Il dato più significativo è rappresentato “dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa Nostra, in ogni settore dell’attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, in particolare nell’ambito degli Enti Locali”.

Nella provincia di Napoli, la criminalità organizzata assume contorni di intensa ramificazione nello stesso tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali.

I provvedimenti cautelari emessi che hanno colpito l’ala imprenditoriale dei clan camorristici hanno messo in luce “le tecniche di infiltrazione nel sistema economico ad opera di gruppi imprenditoriali a tutti gli effetti compenetrati nell’organizzazione camorristica che sempre più frequentemente estendono la loro operatività oltre i confini regionali e nazionali”.

Tra i settori di maggiore interesse per la criminalità organizzata napoletana ci sono la ristorazione, il commercio di capi di abbigliamento e la gestione, in sostanziale regime di monopolio, di numerosi impianti di distribuzione di carburante.

Altro settore in mano alla criminalità organizzata è quello delle agenzie di scommesse.

La relazione della Dna evidenzia, poi, come ci siano “molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli. In altre parole sembra che oggi siano in corso più ampi sommovimenti negli assetti criminali camorristici, di cui gli omicidi e gli agguati costituiscono la manifestazione più eclatante”.

Quella che la DNA chiama “fibrillazione criminale” si registra sia nelle periferie urbane che nel cuore della città, nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella. I clan sono alla spasmodica ricerca di estendere lo spazio d’azione criminale. La situazione di elevato pericolo per l’ordine pubblico è resa ancor più grave dai protagonisti di tali scenari, spesso nuove leve criminali: killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia che esprimono ed agiscono al di fuori di ogni regola. Il numero complessivo degli omicidi e tentati omicidi di matrice camorristica è di 65 rispetto ai 45 del 2015.

Infine si assiste al grande ritorno della Sacra Corona Unita (SCU).

Le attività di indagine in corso, sia con riguardo alla provincia di Brindisi che a quella di Lecce testimoniano di una perdurante, e per certi versi rinnovata, “vitalità dell’associazione mafiosa Sacra corona unita, da tempo insediata in questi territori”.

Infine, per quanto riguarda la questione terrorismo jihadista, la relazione sottolinea come, nel 2016, si sia verificato “in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato islamico in più scenari e si è quindi registrata una parallela minore capacità di espansione territoriale”.

Combattenti jihadisti

Questa mutata realtà ha direttamente inciso sul fenomeno dei foreign fighters, con una contrazione del numero delle partenze, prosegue il dossier della DNA. “Sono emersi – si legge ancora nel dossier – con chiarezza due profili di novità: maggiori difficoltà nell’organizzazione delle partenze dal territorio dello Stato e nell’arrivo dei foreign fighters nell’area siriana ed irachena; indicazioni di carattere generale provenienti dai vertici dell’organizzazione terroristica a colpire all’interno dei territori dei Paesi occidentali”.

La DNA poi evidenzia come sempre attraverso l’attività di indagine sia “emerso il profilo di maggiore interesse e di maggiore allarme per il nostro paese”.

 

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