Di Giuseppe Gagliano*
La Repubblica Centrafricana viene spesso raccontata come un teatro marginale, uno di quei Paesi che compaiono nelle cronache solo quando esplode una crisi umanitaria o si riaccende uno scontro armato. In realtà , Bangui è diventata un nodo strategico molto più importante di quanto suggeriscano le sue fragilità istituzionali. La debolezza dello Stato, la presenza di gruppi armati, la ricchezza mineraria e la sua posizione geografica ne fanno un crocevia decisivo per gli equilibri dell’Africa centrale. Ed è proprio qui che si starebbe aprendo un nuovo capitolo della competizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

La mossa saudita
Secondo diverse ricostruzioni, Riad sarebbe pronta a rafforzare i rapporti con il presidente Faustin-Archange Touadéra. Non si tratterebbe di una semplice apertura diplomatica, ma di una scelta con una precisa finalità strategica: contenere l’espansione dell’influenza emiratina, conquistare spazio in un Paese ricco di risorse e inserirsi in un vuoto di sicurezza che si sta allargando in tutta la regione. In altri termini, l’Arabia Saudita non guarderebbe alla Repubblica Centrafricana come a un alleato minore, ma come a una piattaforma utile per ridefinire i rapporti di forza tra potenze esterne nel cuore dell’Africa.
Il legame con la guerra in Sudan
Il punto decisivo è che la Repubblica Centrafricana non è isolata dal conflitto sudanese. Al contrario, ne è una retrovia. Le Forze di Supporto Rapido sudanesi avrebbero reclutato combattenti tra gruppi armati attivi sul territorio centrafricano, in particolare nel Fronte Popolare per la Rinascita della Centrafrica. Se queste informazioni sono fondate, vuol dire che Bangui non è soltanto un Paese fragile: è diventata un serbatoio umano e logistico per una guerra che rischia di destabilizzare l’intera fascia sahelo-sudanese. Le armi transitano, i combattenti si spostano, le alleanze si intrecciano. E ogni vuoto di controllo si trasforma in vantaggio per chi sa sfruttarlo.
Il ruolo degli Emirati
Qui entra in scena Abu Dhabi. L’ipotesi è che gli Emirati abbiano cercato di utilizzare l’aeroporto di Birao come snodo logistico per sostenere le Forze di Supporto Rapido. Se fosse vero, non saremmo di fronte a un sostegno episodico, ma a un tentativo di consolidare una vera infrastruttura regionale di influenza. Ancora più significativa è l’altra indiscrezione: Touadéra avrebbe chiesto agli Emirati di finanziare la presenza dell’Africa Corps russa in cambio dell’uso del territorio centrafricano come piattaforma logistica. Questo schema, se confermato, descrive con chiarezza la natura del nuovo gioco africano: potenze del Golfo, strutture di sicurezza russe e governi fragili che trasformano la propria sovranità in merce di scambio.

La posta in gioco
Per l’Arabia Saudita, intensificare i rapporti con Bangui significherebbe colpire più obiettivi insieme. Primo: ridurre lo spazio operativo degli Emirati in Africa centrale. Secondo: ostacolare le rotte di rifornimento delle Forze di Supporto Rapido e quindi influire indirettamente sull’andamento della guerra in Sudan. Terzo: presentarsi come attore di sicurezza e di mediazione in una regione dove il prestigio diplomatico conta quanto la presenza economica. In questo senso, la Repubblica Centrafricana diventa un laboratorio della competizione intra-golfica, sempre meno limitata alla Penisola Arabica e sempre più proiettata nei teatri africani.
Risorse, sicurezza e influenza
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: le risorse. Un Paese instabile ma ricco di materie prime attira inevitabilmente chi vuole costruire una presenza di lungo periodo. Miniere, accessi logistici, reti di sicurezza private e influenza politica formano ormai un unico sistema. Non esiste più una distinzione netta tra presenza economica e presenza strategica. Chi controlla gli snodi, le piste, i rapporti con i capi locali e la protezione armata, controlla anche una parte del futuro politico ed economico del Paese.
Un conflitto che si allarga
La vera novità è questa: la guerra del Sudan non resta dentro il Sudan. Si allarga, trascina attori esterni, ridisegna corridoi logistici, crea nuove alleanze e trasforma Stati fragili come la Repubblica Centrafricana in terreni di confronto indiretto. Per questo l’attivismo saudita verso Bangui va letto non come una semplice iniziativa bilaterale, ma come un tassello di una più ampia partita geopolitica. E in quella partita, la posta in gioco non è solo chi influenzerà Touadéra, ma chi riuscirà a definire i nuovi equilibri dell’Africa centrale.
*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)
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