Di Fabrizio Scarinci
ISTANBUL. Le prospettive del vertice che si terrĂ da domani ad Istanbul, organizzato nella speranza di far partire delle vere e proprie trattative tra russi e ucraini, sembrerebbero tutt’altro che rosee.
Nel pomeriggio di ieri è, infatti, arrivata la notizia secondo cui il Presidente russo Vladimir Putin, che pure aveva lanciato l’idea dei colloqui diretti con Kiev, avrebbe deciso non partecipare in prima persona, delegando al ministro degli Esteri Sergei Lavrov e al consigliere del Cremlino per gli affari internazionali Yuri Ushakov il compito di guidare la delegazione di Mosca.

Com’era ovvio che fosse, il possibile forfait del leader del Cremlino avrebbe avuto l’effetto di mettere in dubbio anche la partecipazione del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, promotore del faccia a faccia, che, nel corso delle ultime ore, ha fatto sapere di non voler incontrare nessuna delegazione russa in cui non fosse presente anche lo stesso Vladimir Putin.
Allo stesso modo, dopo alcuni giorni di entusiasmo, in cui anch’egli aveva lasciato intendere che avrebbe potuto fare in modo di essere fisicamente presente, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, attualmente in visita di Stato in Arabia Saudita, avrebbe definitivamente delegato il compito di rappresentare gli USA agli inviati speciali Steve Witkoff e Keith Kellog, mentre il segretario di Stato Marco Rubio (su cui, nel pomeriggio di ieri, era sembrato dovesse ricadere l’onere) dovrebbe volare in Turchia solo per prendere parte ad una riunione informale dei ministri degli Esteri della NATO.

Salvo colpi di scena, dunque, ciĂ² che va profilandosi non è altro che un mero incontro di livello intermedio, da cui è molto piĂ¹ difficile che possa partire un vero e proprio processo negoziale.
Una situazione che, del resto, sembrerebbe rispecchiare in pieno come, al momento, entrambi i contendenti risultino effettivamente poco interessati all’avvio di eventuali trattative (anche se, ovviamente, nessuno dei due vuole assumersi la colpa del mancato accordo).
Quanto ai russi, ad esempio, è chiaro da tempo il fatto che, pur tra mille difficoltĂ , le loro forze stiano avanzando. Ragion per cui, pur mirando ad un accordo di ampia portata con gli USA (anche perchĂ© l’idea di affidarsi alla sola partnership con Pechino di certo non deve far dormire sogni tranquilli neppure a Mosca), il governo guidato de Vladimir Putin vorrebbe comunque cercare di conseguire la condizione piĂ¹ vantaggiosa possibile prima di iniziare a discutere con i propri avversari.
In tale ottica, la stessa proposta di negoziati diretti avanzata dal leader del Cremlino, arrivata, peraltro solo come risposta al recente “ultimatum” europeo riguardo all’accettazione di una tregua incondizionata di 30 giorni (pena la creazione di nuove massicce sanzioni), non sembrerebbe essere nient’altro che una mera mossa di tattica politica.

Per quanto riguarda, invece, gli ucraini, pur essendo maggiormente interessati di Mosca all’avvio di un eventuale negoziato, sembrerebbero ancora nutrire la speranza che un ulteriore prolungamento della guerra possa finire per svantaggiare i propri nemici anzichĂ© avvantaggiarli.
Alla base di tale speranza sembrerebbe esserci la convinzione (diffusasi, in modo particolare, a partire da alcuni Paesi europei, Regno Unito in testa) secondo cui il sistema economico russo, fortemente impegnato nel sostenere l’apparato militare del Paese, potrebbe non resistere ad una nuova ondata di sanzioni.

In ragione di quanto appena detto, è quindi lecito ipotizzare che anche la disponibilitĂ mostrata fino a ieri da Zelensky riguardo all’incontro di Istanbul possa far parte di una piĂ¹ ampia strategia politico-mediatica mirante, da un lato, a far apparire Kiev come il contendente maggiormente interessato ad intavolare delle trattative di pace e, dall’altro, ad evidenziare la scarsa propensione di Putin a muoversi nella stessa direzione.
Il tutto, ovviamente, nell’ottica di ricevere maggiori aiuti di carattere militare e di ottenere le nuove sanzioni a cui si accennava pocanzi nei confronti della Federazione Russa nel caso in cui questo tentativo della diplomazia di intraprendere una soluzione negoziale dovesse fallire a causa del Cremlino.
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