Di Giuseppe Gagliano*
MOSCA. La notizia dell’ennesima ombra proiettata dalla flotta russa sulle acque europee non è una sorpresa, ma il modo in cui un gruppo di investigatori open-source ha smascherato i movimenti della nave “Admiral Vladimirsky” – ufficialmente un vascello di ricerca oceanografica, ma sospettata di essere uno dei più discreti strumenti di spionaggio di Mosca – merita attenzione.

Questa vicenda, emersa con forza grazie a un’indagine collaborativa, getta luce su un gioco di intelligence che si svolge sotto la superficie del mare, in un’Europa sempre più nervosa di fronte alle mosse del Cremlino.
L’Admiral Vladimirsky, parte della classe Akademik Krylov e varata nel 1975, è stata a lungo descritta come un’unità dedita a studi idrografici e oceanografici.
Ma le sue attività, come rivelato da un post su X del 12 giugno scorso, raccontano un’altra storia.
Un team di investigatori open-source, sfruttando fonti pubbliche come segnali AIS (Automatic Identification System), comunicazioni radio intercettate e analisi di pattern di navigazione, è riuscito a tracciare i movimenti di questa nave, che si presume operi sotto il controllo della Direzione Principale per le Ricerche in Alto Mare (GUGI) della Russia.
Questo non è un semplice vascello scientifico: è equipaggiato con tecnologie per la sorveglianza subacquea e la raccolta di intelligence elettronica (ELINT) e di segnali (SIGINT), capace di mappare infrastrutture critiche come cavi sottomarini, gasdotti e parchi eolici.
La sua presenza, spesso in prossimità di aree strategiche, non è casuale.
Secondo quanto emerso, la “Vladimirsky” è stata monitorata mentre si muoveva con il trasmettitore AIS spento, una pratica che la rende un “ghost ship”, un’ombra difficile da seguire per le autorità marittime.
Questo comportamento, già segnalato in passato, è stato documentato nel 2023 da un’indagine congiunta di emittenti nordiche (Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia), che hanno evidenziato come la nave rallentasse o si fermasse in prossimità di infrastrutture sensibili, come i parchi eolici al largo delle coste britanniche e olandesi o i cavi di comunicazione sottomarini che collegano l’Europa agli Stati Uniti.
Un episodio particolarmente inquietante, riportato dalla BBC, ha visto un giornalista avvicinare la nave in mare, solo per essere accolto da un uomo mascherato armato di fucile d’assalto – un’immagine che mal si concilia con la presunta missione scientifica del vascello.
Il lavoro degli investigatori open-source rappresenta una svolta significativa.
Utilizzando dati aperti, come le trasmissioni radio criptate della nave o le sue anomalie di navigazione (come zigzag o soste prolungate in aree strategiche), questi ricercatori hanno messo insieme un puzzle che rivela un disegno più ampio: la Russia starebbe mappando meticolosamente le infrastrutture sottomarine dell’Europa occidentale, probabilmente in preparazione a possibili operazioni di sabotaggio in caso di conflitto aperto con l’Occidente.
Un rapporto di Pointer, piattaforma giornalistica olandese, ha evidenziato come la “Vladimirsky” e altre navi russe, come la “Yevgeny Gorigledzhan”, siano state avvistate ripetutamente vicino a gasdotti e cavi dati nel Mare del Nord, spesso operando con droni sottomarini.
Nel 2024, la nave è stata segnalata per quasi una settimana nella Zona Economica Esclusiva olandese, un’area cruciale per il commercio globale e la sicurezza energetica.
Questo scenario si inserisce in un contesto più ampio di tensione geopolitica.
La NATO, già dal 2023, ha intensificato la sorveglianza sulle attività russe in mare, soprattutto dopo l’esplosione dei gasdotti Nord Stream, il cui responsabile non è ancora stato identificato con certezza, sebbene il sospetto cada spesso su Mosca.
La Marina britannica, ad esempio, ha schierato la HMS Cattistock e un elicottero Wildcat per monitorare la “Vladimirsky” mentre attraversava il Canale della Manica il 20 marzo scorso, un’operazione che sottolinea l’urgenza di tenere d’occhio queste navi.
Le autorità danesi e norvegesi, dal canto loro, hanno confermato che il programma di spionaggio russo è gestito direttamente dal Cremlino, con risorse significative e un obiettivo chiaro: raccogliere dati per compromettere l’infrastruttura critica europea in uno scenario di guerra ibrida.
Ma ciò che rende questa vicenda particolarmente affascinante è il ruolo degli investigatori open-source. In un’epoca in cui l’accesso ai dati pubblici – da immagini satellitari a segnali radio – è alla portata di gruppi indipendenti, la trasparenza sta diventando un’arma contro le operazioni clandestine.
Questi investigatori, spesso semplici cittadini o giornalisti con competenze tecniche, stanno dimostrando che anche una potenza come la Russia, con la sua flotta di “navi fantasma”, non può sfuggire completamente al radar della comunità internazionale.
La loro capacità di tracciare una nave come la “Vladimirsky”, che si presumeva tra le più elusive di Mosca, è un monito: la discrezione, in un mondo iperconnesso, è sempre più difficile da mantenere.
Eppure, il quadro rimane inquietante.
La “Vladimirsky” non opera da sola.
Fonti come il documentario nordico “The Shadow War” parlano di una flotta di decine di vascelli russi, mascherati da pescherecci o navi di ricerca, che si muovono nei mari del Nord e del Baltico.
Almeno 72 navi russe sono state collegate a missioni di spionaggio dal 2022, con 428 viaggi sospetti registrati.
La loro missione sembra chiara: preparare il terreno per un’eventuale escalation, in cui un taglio strategico a un cavo sottomarino o un attacco a un gasdotto potrebbe paralizzare l’economia o la connettività di un’intera regione.
La vulnerabilità di queste infrastrutture, come sottolineato da esperti come André Ken Jakobsson dell’Università della Danimarca del Sud, è un tallone d’Achille per l’Europa, che fatica a proteggere i suoi fondali marini.
La vicenda della “Admiral Vladimirsky” non è solo un episodio di spionaggio: è un promemoria della guerra silenziosa che si combatte sotto le onde, dove ogni cavo e ogni turbina eolica può diventare un obiettivo.
Mentre Taiwan, come visto nel caso di Joseph Wu, lotta contro le infiltrazioni cinesi, l’Europa si trova a fronteggiare un nemico altrettanto insidioso, che opera con la stessa freddezza calcolatrice.
La differenza, forse, sta nella risposta: la determinazione di investigatori open-source e la vigilanza delle Marine NATO stanno iniziando a illuminare le ombre di Mosca, ma la partita è ancora aperta, e il prossimo movimento potrebbe essere decisivo.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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