SECONDA GUERRA MONDIALE: IL SERGENTE LÉO MAJOR LIBERÒ DA SOLO LA CITTÀ OLANDESE DI ZWOLLE

Di Paola Ducci*

NEW BEDFORD (STATI UNITI). Léo Major era un  soldato canadese, combattente solitario, determinato e incredibilmente audace.

Major è ricordato per aver catturato da solo 93 soldati tedeschi e per aver contribuito in modo decisivo alla liberazione della città olandese di Zwolle, senza un attacco diretto e con un numero minimo di vittime civili.

Léo Major nacque nel 1921 a New Bedford, negli Stati Uniti, da genitori canadesi di origine francese e crebbe in Québec.

Fin da giovane dimostrò un carattere forte e indipendente, poco incline all’obbedienza cieca ma dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia.

Sergente Léo Major

Questa indole lo rese un soldato difficile da incasellare ma anche estremamente efficace sul campo. Major non era un uomo da parate o regolamenti: preferiva l’azione diretta, l’iniziativa personale e la responsabilità delle proprie scelte.

Allo scoppio della guerra si arruolò nell’Esercito canadese entrando nel Régiment de la Chaudière, uno dei pochi reparti francofoni della Forza Armata. L’unità si distinse rapidamente per disciplina e spirito combattivo, partecipando alle operazioni più dure in Europa occidentale.

Major si fece notare come abile tiratore scelto e instancabile esploratore, spesso incaricato di missioni di ricognizione avanzata, molte delle quali svolte in solitaria dietro le linee nemiche.

Durante lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 Léo Major rimase gravemente ferito dall’esplosione di una granata al fosforo, perdendo permanentemente l’uso di un occhio.

I medici ritennero che non fosse più idoneo al combattimento e proposero il rimpatrio ma Major si rifiutò categoricamente: “Per sparare serve solo un occhio”.

Tornò al fronte poco dopo, dimostrando che la menomazione non aveva scalfito né la sua efficacia né il suo spirito combattivo.

La Distinguished Conduct Medal

In una delle azioni più incredibili della guerra, Major riuscì a catturare da solo 93 soldati tedeschi durante una missione di ricognizione notturna.

Sfruttando l’effetto sorpresa, il buio e una straordinaria sicurezza psicologica, disarmò piccoli gruppi di nemici uno alla volta, convincendoli di essere circondati da forze alleate superiori.

Radunò i prigionieri e li condusse verso le linee canadesi, dimostrando non solo coraggio fisico, ma anche una notevole capacità di intimidazione e controllo della situazione.

Per questa impresa gli venne conferita la Distinguished Conduct Medal, una delle più alte onorificenze per il valore militare nel Commonwealth.

Major, coerente con il suo carattere, inizialmente rifiutò la medaglia dichiarando di non volerla ricevere sotto il comando di ufficiali che considerava incompetenti.

Ma l’azione che rese Léo Major una leggenda nei Paesi Bassi avvenne nell’aprile del 1945. Inviato in missione esplorativa nella città di Zwolle, ancora occupata dalle forze tedesche, Major decise di agire autonomamente.

Durante la notte si mosse per le strade della città lanciando granate, sparando in diversi punti simulando così la presenza di un attacco alleato su larga scala. L’operazione psicologica funzionò: convinti di essere circondati, i tedeschi abbandonarono la città.

Al mattino Zwolle era libera, senza un assalto diretto e con pochissime vittime civili. Ancora oggi la città considera Léo Major uno dei suoi liberatori e gli ha dedicato commemorazioni ufficiali.

A differenza di molti veterani della Seconda Guerra Mondiale, Léo Major tornò a combattere durante la Guerra di Corea.

Soldati americani nella Guerra di Corea

Anche in quel conflitto si distinse per il suo coraggio e la sua iniziativa personale, ricevendo una seconda Distinguished Conduct Medal, un riconoscimento rarissimo nella storia militare canadese.

Nel dopoguerra visse una vita semplice e riservata, lontana dalla fama e dai riflettori. Rimase fedele al suo carattere schivo, parlando poco delle sue imprese e mantenendo un profondo legame con i commilitoni.

Morì nel 2008, lasciando dietro di sé una delle storie più incredibili della storia militare canadese.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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