India: il Subcontinente e la potenza navale sugli Oceani. Marine alleate e amiche oggi all’esercitazione “Milan 2026”

VISHAKAPATNAM (GOLFO DEL BENGALA-INDIA) – dal nostro inviato. Oceano Indiano Nazione.

Potrebbe sembrare uno slogan quello che, ieri, al termine della giornata dedicata all’International Fleet Review tenutasi, nel Golfo del Bengala dal capo di Stato Maggiore della Marina militare sud africana, vice Ammiraglio Monde Lobese, ma non è proprio così.

Al centro il capo di Stato Maggiore della Marina militare sud africana, vice Ammiraglio Monde Lobese

Pronunciate da un rappresentante militare di uno dei Paesi che compongono i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno un peso diverso dimostrato anche dalla presenza di unità navali di ben 72 Paesi amici e alleati di New Dehli.

Alle parole dell’Ammiraglio sud africano hanno fatto eco quelle del capo di Stato Maggiore della Marina militare indiana, Ammiraglio Dinesh Kumar Tripathi: “Con l’International Fleet Review abbiamo voluto rendere omaggio agli Oceani che ci uniscono; vasti, dinamici e ricchi di promesse. Per secoli, i mari hanno permesso scambi, esplorazioni e cooperazione tra le Nazioni. Oggi, rimangono centrali per la prosperità globale, anche se affrontano crescenti pressioni dovute ai cambiamenti climatici, alle attività illecite e alle sfide all’ordine marittimo basato sulle regole. La Fleet Review rappresenta una riaffermazione della nostra determinazione collettiva a garantire che gli Oceani del mondo rimangano aperti, sicuri e inclusivi”. 

Un momento della cerimonia di oggi

Tutto questo, per una sorta di concetto strategico di New Dehli, fa si che il Subcontinente, giocando sugli aspetti propriamente geografici, sia da considerarsi come un “ponte di volo” per consolidare, sempre più, la propria potenza nell’area. Se poi ci sono gli appoggi di Paesi amici e alleati tanto meglio.

Jawaharlal Nehru

Il 14 dicembre 1953 in un discorso il primo ministro indiano dell’epoca Jawaharlal Nehru, grande ispiratore del Movimento dei Non allineati, diceva che “l‘Oceano è qualcosa che unisce, non separa le persone”.

E aggiungeva: “Vi ricordo tutto questo perché negli ultimi duecento o trecento anni il nostro modo di pensare è cambiato così tanto che abbiamo dimenticato la nostra antica storia. Fino ai tempi di Napoleone e Wellington e prima ancora, ai tempi di Nelson, gli inglesi usavano piccole navi costruite in India. Poi tutto si è estinto. I nostri pensieri tornano a quei tempi antichi. Dobbiamo imparare cose nuove, ricordare le nostre antiche tradizioni e farle rivivere. Tra le tante cose che dobbiamo fare, una è quella di ravvivare senza paura la nostra amicizia e il nostro contatto con il mare”.

Un momento della dimostrazione delle Forze speciali della Marina militare indiana

E a distanza di oltre 70 anni il tema di ripropone e porta all’attenzione degli addetti ai lavori una serie di domande: dove vuole arrivare l’India? Vuole essere il “player” dell’area visto che gli altri Paesi Brics (Russia e Cina in primis) sono impegnati altrove?  Vuole guardare anche ad Occidente con l’acquisto di sistemi d’arma da Paesi europei quali Francia e Italia? O c’è dell’altro? Il premier Modi, tra i suoi programmi politici, intende far crescere economicamente un Paese con una popolazione stimata di 1,47 milioni di cittadini (molti giovani) e soprattutto rafforzarlo dal punto di vista della Difesa e della Sicurezza.

Una Sicurezza che vedi davanti a te appena sbarcato in un aeroporto indiano, altamente vigilato o in strada con la presenza di agenti impegnati nella regolazione del grande e disordinato (almeno per noi europei) traffico cittadino,

Intanto, nel suo discorso, sempre ieri alla Fleet Review, la Presidente della Repubblica indiana, Droupadi Murmu, ha osservato che l’impegno dell’India nel settore marittimo è guidato dall’ethos di civiltà di Vasudhaiva Kutumbakam, ovvero che “il mondo è una sola famiglia”.

La Presidente dell’India, Droupadi Murmu saluta gli equipaggi delle navi

Si tratta di un’antica fase derivata da testi indù come la Maha Upanishad, e rappresenta il concetto di unità universale e interconnessione, promuovendo compassione e rispetto per tutti gli esseri umani, senza distinzioni.

Ma la Presidente ha anche sottolineato la visione del suo Paese per la MAHASAGAR (Mutual and Holistic Advancement of Security and Growth Across Regions) ovvero la promozione di una sicurezza condivisa e della prosperità collettiva.

“Un ordine marittimo stabile e basato su regole – ha aggiunto –  dipende da un’azione coordinata e da una responsabilità condivisa tra Nazioni” che hanno a cuore stessi ideali.

Ideali di pace e di stabilità che garantiscono commerci sicuri.

Oggi si terrà la  “MILAN 2026″, una delle più grandi esercitazioni navali multilaterali dell’Indo-Pacifico.

Saranno presenti Marine militari di tutto il mondo per rafforzare l’interoperabilità, la consapevolezza del dominio marittimo e le capacità di risposta collettiva.

Le fasi portuali e marittime dell’esercitazione si concentreranno su operazioni marittime complesse, tra cui guerra antisommergibile, difesa aerea, ricerca e soccorso e missioni di sicurezza cooperativa, rafforzando un impegno condiviso per mari liberi, aperti, inclusivi e basati su regole.

Perché gli Oceani siano sempre di più uniti in una sola forza.

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