Di Paola Ducci*
PARIGI. All’alba del 6 giugno 1944, durante lo sbarco in Normandia, il 1st Special Service Brigade di Lord Lovat mise piede su Sword Beach sotto un violento fuoco nemico.

Ma, in mezzo al caos delle esplosioni, tra soldati che correvano e mezzi distrutti, apparve una scena che sembrava uscita da un’altra epoca: un uomo avanzava lentamente, in kilt, suonando la cornamusa.
I brani scelti non erano casuali.
Highland Laddie era tradizionalmente suonato quando un reggimento entrava in combattimento e The Road to the Isles evocava invece il ritorno a casa, un messaggio di speranza per chi sbarcava, sapendo di poter non sopravvivere.
L’uomo camminava avanti e indietro sulla spiaggia suonando la sua Pipe, completamente esposto, mentre le pallottole fischiavano intorno a lui.
Durante la Seconda Guerra Mondiale alcune figure seppero distinguersi non solo per il coraggio dimostrato sul campo di battaglia, ma anche per l’eccezionalità delle loro azioni, capaci di lasciare un’impronta profonda nell’immaginario collettivo.

Tra queste spiccano Lord Lovat, aristocratico scozzese e comandante dei Commandos britannici, e appunto Bill Millin, passato alla storia come il leggendario Mad Piper dello sbarco in Normandia.
William “Bill” Millin nacque a Glasgow nel 1922, ma crebbe sull’isola di Skye, dove la tradizione delle Highlands era parte integrante della vita quotidiana.
Il padre, pifferaio nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale, gli insegnò fin da giovane a suonare la cornamusa, strumento che per secoli aveva accompagnato i clan scozzesi in battaglia. Per Millin la musica non era solo un’arte ma un richiamo identitario, un mezzo per infondere coraggio e coesione.
Lord Lovat, settimo Lord Fraser di Lovat e capo del Clan Fraser, incarnava invece l’archetipo del comandante carismatico. Alto, atletico, con un passato da esploratore e cacciatore, parlava correntemente il gaelico e amava circondarsi dei simboli della tradizione scozzese.
Il suo stile di comando era spesso anticonvenzionale, qualità che gli valse rispetto assoluto ma anche una certa fama di ufficiale “indisciplinato”.
I due uomini si incontrarono durante l’addestramento dei Commandos ad Achnacarry, uno dei centri di preparazione più duri dell’intero esercito britannico. Marce estenuanti, combattimento corpo a corpo, sopravvivenza in condizioni estreme: solo i più resistenti arrivavano alla fine del corso.
Lovat rimase colpito dalla presenza di Millin e dalla sua abilità con la cornamusa.
Nonostante il War Office avesse ufficialmente vietato l’uso degli strumenti musicali in prima linea, Lovat decise di ignorare l’ordine. “Quel regolamento vale per l’Esercito inglese”, avrebbe detto con ironia, “non per gli scozzesi”.
E in quel 6 giugno 1944, il giorno dello sbarco in Normandia, l’uomo che sulla spiaggia suonava la cornamusa era proprio Bill Millin.
Anni dopo alcuni soldati tedeschi fatti prigionieri raccontarono di averlo visto chiaramente ma di non avergli sparato. Secondo loro la Convenzione dell’Aia vietava di colpire i musicisti militari; secondo altri venne considerato semplicemente folle.
In entrambi i casi, la leggenda era nata.

Dopo aver messo in sicurezza la spiaggia, i Commandos di Lovat ricevettero l’ordine di avanzare rapidamente verso Pegasus Bridge, presso Benouville, per dare il cambio ai paracadutisti britannici che avevano catturato il ponte nelle prime ore della notte.
Lovat, fedele alla sua reputazione, arrivò con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario previsto, commentando con nonchalance: “Mi dispiace essere in ritardo, ma siamo venuti il più in fretta possibile”.
Ancora una volta, Bill Millin accompagnò l’avanzata suonando, trasformando una marcia militare in un momento quasi rituale, capace di cementare il morale degli uomini stremati dalla battaglia.
Lord Lovat rimase gravemente ferito nel prosieguo della campagna, perdendo temporaneamente l’uso di un occhio, ma sopravvisse e fu decorato con la Distinguished Service Order per il suo straordinario valore e la leadership dimostrata.
Bill Millin, invece, non ricevette grandi onorificenze ufficiali. Tuttavia la sua fama superò di gran lunga qualsiasi medaglia.
Dopo la guerra intraprese una carriera teatrale come attore e poi lavorò per anni come infermiere psichiatrico, un ruolo in cui dimostrò la stessa empatia e dedizione che aveva mostrato verso i soldati sul campo di battaglia.
Fino alla fine della sua vita partecipò alle commemorazioni dello sbarco in Normandia, tornando spesso a suonare la cornamusa sulle spiagge francesi.
A Sword Beach una statua lo ritrae ancora oggi in kilt e con la cornamusa, memoria tangibile di un gesto che sfidò la logica della guerra moderna.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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