Seminario al NATO Defense College; riflessioni sul ruolo dell’Alleanza nel mondo post-Covid

Di Fabrizio Scarinci

Roma. Lo scorso 16 ottobre, presso il NATO Defense College, si è svolto il 67° Seminario dell’Associazione degli Anciens, gli ex frequentatori del “Senior Course” dell’Istituto. Solitamente, il principale scopo dei questi incontri, che si tengono con cadenza annuale, è quello di analizzare i temi di maggiore interesse per il futuro e la solidità dell’Alleanza.

Quest’anno, in particolare, la discussione si è focalizzata sul ruolo della NATO nel mondo post-Covid, con particolare riferimento al significativo impatto che la pandemia sta avendo (e continuerà ad avere) sulle dinamiche politico-strategiche internazionali. Rispetto alle scorse edizioni, proprio in virtù delle normative anti-Covid, si è registrata una sensibile riduzione della presenza fisica di partecipanti. Questo, tuttavia, non ha impedito alla Conferenza di avvalersi della partecipazione di varie personalità di spicco dell’Alleanza e di fornire interessanti spunti riguardo alle tematiche affrontate.

L’Ospite d’onore, nonché oratore principale, del Seminario è stato il Vicesegretario generale della NATO, Ambasciatore Mircea Geoana, cha ha preso parte alla discussione collegandosi da Bruxelles. Oltre a lui, ha partecipato virtualmente alla Conferenza anche il Presidente del Center for Strategic and Budgetary Assessment, Professor Thomas Mahnken, intervenuto in collegamento da Washington, mentre in sala erano presenti il moderatore e Direttore della Ricerca del NATO Defense College, Dr. Thierry Tardy, il Comandante del NDC, Generale Olivier Rittimann, i relatori (Mark Webber, Professore di Politica Internazionale presso l’Università di Birmingham, e il Dottor Dean Mariano, Rettore del NATO Defense College) e diversi altri ufficiali provenienti dai vari Paesi dell’Alleanza.

Gli interventi in programma

A tenere l’intervento di apertura è stato l’Ambasciatore Geoana, che ha sottolineato come la NATO dovrebbe sforzarsi di mantenere, rispetto ai propri competitors, un elevato livello di superiorità strategica, focalizzandosi su tre elementi fondamentali, costituiti da resilienza, innovazione e unione. Snocciolando tali concetti, l’Ambasciatore ha dapprima evidenziato come la prima linea di difesa contro qualsiasi tipo di minaccia sia la possibilità di disporre di una società forte e resiliente (concetto che la NATO si è sforzata di promuovere sin dai tempi del confronto bipolare e che oggi starebbe cercando di rielaborare per far fronte a minacce quali terrorismo, attacchi cibernetici o pandemie), per poi sottolineare l’importanza dell’innovazione, fattore cruciale per mantenere un certo grado di vantaggio tecnologico (e, quindi, strategico) rispetto ad eventuali attori ostili, e dell’unione, intesa come il mantenimento di una stretta collaborazione all’interno della NATO, nonché tra l’Alleanza e altri organismi (oltre che Stati) ad essa affini sul piano politico e valoriale.

Il Seminario è poi proseguito con l’intervento del Generale Rittimann, che ha spiegato come la reazione della NATO al propagarsi della pandemia avrebbe dimostrato a tutti i suoi critici (tra cui Russia e Cina) l’elevato livello di capacità di cui dispongono le strutture dell’Alleanza, che, pur non essendo state create per affrontare una crisi di tipo sanitario, sono riuscite ad evitare che tale situazione mettesse a repentaglio le loro attività.

Già dal mese di gennaio sono state infatti poste in essere le misure previste nell’ambito di un “Buissness Continuity Plan” originariamente pensato allo scopo di far fronte alla gestione di attacchi militari (anche non convenzionali). Tali misure hanno comportato sia una generale riduzione del personale presente nei diversi comandi, sia delle nuove direttive per i contingenti impegnati nelle varie missioni dell’Alleanza (come quelli presenti nei Paesi Baltici, in Kosovo e in Afghanistan), che sono riusciti a proseguire le loro attività senza grossi problemi. Il Generale ha quindi sottolineato come l’utilizzo di strumenti quali la NATO Readiness Initiative, il Rapid Air Mobility Mechanism, l’Euro Atlantic Disaster Response Cell e la NATO Support and Procurment Agency nella pianificazione e nel supporto logistico delle operazioni atte a gestire tale contingenza si sia rivelato estremamente utile, precisando, tra l’altro, che la decisione di cancellare l’esercitazione Defender Europe 2020 sarebbe stata presa esclusivamente allo scopo di evitare un aumento dei contagi nei Paesi europei in cui si prevedeva di operare (e non certo a causa di presunte carenze organizzative, come sostenuto da Mosca).

Tutti i collegamenti

Rittmann ha poi posto l’accento su come l’attuale crisi pandemica rappresenti un ottimo esempio di ciò che potrebbe accadere nel caso i Paesi dell’Alleanza subissero un attacco batteriologico volto a saturare le capacità dei loro sistemi sanitari e su come la NATO dovrebbe lavorare in futuro anche al fine di tenersi pronta a contenere rischi di questo tipo. Dello stesso avviso anche il Professor Mahnken, autore dell’ultimo intervento, per il quale i fenomeni di tipo pandemico, più volte verificatisi (ed anche utilizzati come strumento di guerra) nel corso della Storia umana, potrebbero ripresentarsi in futuro e costituire, insieme a disastri naturali di grandi dimensioni e crisi economiche generalizzate, una delle maggiori minacce alla pace e alla stabilità del sistema politico internazionale.

Per il Professore, poi, l’attuale emergenza avrebbe contribuito ad evidenziare le enormi differenze comportamentali dei diversi tipi di regimi, con particolare riferimento alla spiccata attitudine a nascondere la verità mostrata da alcuni Paesi non democratici (tra cui, in primis, la Cina, chiaramente responsabile di aver tardato ad avvertire la Comunità Internazionale riguardo alla pericolosità del virus).

In definitiva, anche alla luce dei rischi e delle minacce descritte negli interventi appena riassunti, è lecito affermare come il mantenimento di un’Alleanza forte e coesa (e, naturalmente, flessibile e resiliente) appaia quantomai necessario al fine di tutelare gli interessi dell’Occidente democratico in un contesto internazionale sempre più pericoloso e competitivo. I membri della NATO dovrebbero quindi sforzarsi di mantenere il più elevato livello possibile di collaborazione, sia al fine di intrattenere relazioni pacifiche e dirimere eventuali controversie interne, sia allo scopo di collaborare al miglioramento delle capacità dell’Alleanza, che costituiscono una vera e propria pietra angolare della loro sicurezza.

 

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