Sicurezza informatica: il 95-99% del traffico Internet intercontinentale viaggia attraverso cavi sottomarini. Massima attenzione per eventuali attacchi

ROMA. L’Italia è seduta su una “bomba digitale” di cui pochi o quasi nessuno parla.

Cavi sottomarini

Più di 20 cavi sottomarini in fibra ottica transitano per la Sicilia – nelle stazioni di Palermo, Catania, Mazara del Vallo, Pozzallo e Trapani – trasportando la quota dominante del traffico digitale tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.

Non è una metafora: è una topologia di rete. Se quei punti fisici vengono colpiti simultaneamente, l’Europa va offline.

Il dato è certificato: il 95-99% del traffico Internet intercontinentale viaggia attraverso cavi sottomarini.

L’Italia ne è il quarto produttore mondiale e ne ospita 34 sistemi complessivi – distribuiti tra Sicilia, Puglia e Liguria – rendendola il principale hub digitale del Mediterraneo.

Siamo un Paese in una posizione strategica di assoluto rilievo geopolitico che tuttavia comporta un’esposizione al rischio proporzionalmente altissima, ancora largamente sottovalutata dal dibattito pubblico nazionale.

La gravità della situazione è certificata ai massimi livelli.

Il 20-21 novembre 2025 la rete NATO per le Infrastrutture Critiche Sottomarine (CUI-Network) si è riunita a Roma – con la partecipazione, per la prima volta, di Paesi partner non appartenenti all’Alleanza atlantica,  concentrandosi specificamente sulle minacce ibride nel Mediterraneo.

Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering

 

Spiega Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering: “L’Italia non è solo un Paese esposto agli attacchi informatici: è il collo di bottiglia fisico della connettività digitale europea. Oltre 20 cavi sottomarini approdano in Sicilia. Tre sole navi nell’intera Unione Europea possono ripararli. Se venissero colpiti simultaneamente,  come i manuali della guerra ibrida prevedono, il ripristino richiederebbe mesi, non settimane. Le comunicazioni civili, i sistemi bancari, le reti di comando militare: tutto passa per quei punti fisici in un’isola che non è protetta come un asset strategico. La NATO lo sa. Il Parlamento italiano lo sa. È arrivato il momento che lo sappia anche il Paese”.

Il precedente è già scritto. Nel Mar Baltico, tra settembre 2022 e gennaio 2025, sono stati danneggiati o tagliati almeno 6 infrastrutture sottomarine critiche: i gasdotti Nord Stream, i cavi dati EE-S1, BCS East-West Interlink, C-Lion1, il cavo elettrico Estlink 2, un cavo in fibra ottica lettone.

Nel Mediterraneo la concentrazione di infrastrutture critiche italiane è molto più alta che nel Baltico. E non esiste ancora una risposta NATO equivalente all’Operazione “Baltic Sentry”.

Il paradosso istituzionale è evidente, prosegue Fratocchi,  da un lato, ad aprile 2026 il presidente della Commissione Difesa della Camera, Nino Minardo, ha annunciato che “la Sicilia ospiterà un hub regionale UE per il monitoraggio dei cavi sottomarini”; dall’altro, la legge numero 9 del 2026 il primo quadro normativo italiano sulla sicurezza delle attività subacquee, sostiene ancora Fratocchi, è passata sotto silenzio nell’agenda mediatica nazionale.

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