NUOVA DEHLI. Era il 7 maggio dello scorso anno quando si registrò un attacco terroristico di Pahalgam (regione di Jammu e Kashmir, amministrata dall’India) .

Morirono una ventina di turisti indù , un cristano e un mussulmano colpiti da cinque miliziani.
Gli aggressori, armati di carabine M4 e AK-47, entrarono nella località turistica della Valle di Baisaran, circondata da fitte foreste di pini.
L’Operazione “SIndoor” che è stata poi la risposta indiana a questo attentato è stata concepita come una campagna punitiva e mirata per smantellare l’infrastruttura del terrorismo oltre la linea di controllo e più in profondità all’interno del Pakistan.
E, in un’epoca di guerre multi-dominio, in cui le minacce si evolvono più velocemente dello spostamento dei confini, l’architettura di sicurezza nazionale dell’India ha dimostrato la forza dell’unione e della lungimiranza strategica.
Il grande lavoro di intelligence ha confermato l’esistenza di nove campi principali che sono stati presi di mira nell’operazione.
Le Forze Armate indiane hanno pianificato in ogni dettaglio le attività, supportati dall’intelligence che ha fatto sì che il rischio di danni collaterali fosse ridotto al minimo.
I pakistani hanno risposto con attacchi di droni e di UCAV contro le principali basi aeree e le infrastrutture logistiche indiane.Ma l’India ha risposto si può dire colpo su colpo neutralizzando l’attacco nemico.
Insomma l’Operazione “Sindoor” è stata una sinergia operativa tra le forze e il pieno supporto del Governo, delle Agenzie e dei Dipartimenti.
E’ stata multidominio. Terra, aria e mare hanno visto operare in stretta sinergia l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica .
L’Aeronautica indiana (IAF) ha svolto attaccato con precisione le infrastrutture terroristiche in tutto il Pakistan. Ha condotto operazioni aeree ad alto impatto su obiettivi come la base aerea di Nur Khan e quella di Rahimyar Khan, con prove visive dei danni presentate durante i briefing ufficiali.

L’Air force ha protetto lo spazio aereo indiamo durante gli attacchi pakistani con droni e UAV.
Il sistema missilistico terra-aria Akash sviluppato internamente e le piattaforme legacy come Pechora e OSA-AK sono stati schierati efficacemente in una griglia di difesa a più livelli.
Il sistema integrato di Comando e Controllo aereo dell’IAF ha consentito il coordinamento in tempo reale delle risorse aeree, consentendo alle forze indiane di neutralizzare le minacce aeree in modo efficiente e mantenere operazioni net-centriche durante il conflitto.

L’Esercito indiano ha dimostrato la sua preparazione ed efficacia sia in ruoli difensivi che offensivi. Le unità di difesa aerea dell’Esercito hanno lavorato insieme all’Aeronautica. Sono stati schierati MANPADS a spalla e cannoni LLAD ai SAM a lungo raggio. Sistemi d’arma che si sono dimostrati utili per contrastare ondate di droni e munizioni vaganti lanciate dal Pakistan.
E po la Marina indiana ha svolto un ruolo fondamentale nell’affermare il dominio marittimo.
Ha schierato il suo Carrier Battle Group (CBG) equipaggiato con aerei da combattimento MiG-29K ed elicotteri di preallarme in volo.
Un’organizzazione che ha garantito una sorveglianza persistente e l’identificazione in tempo reale delle minacce in tutto il dominio marittimo.
Il CBG ha mantenuto un potente scudo di difesa aerea che ha impedito incursioni aeree ostili, soprattutto dalla costa di Makran.
La presenza della Marina ha creato un forte deterrente e ha effettivamente imbottigliato gli elementi aerei pakistani lungo la costa occidentale, negando loro qualsiasi spazio operativo. I piloti navali hanno condotto sortite 24 ore su 24, dimostrando ulteriormente la prontezza e la portata strategica dell’India nella regione.

La capacità della Marina di stabilire un controllo incontrastato sui mari ha anche convalidato le sue capacità di difesa antimissile e antiaerea in un ambiente di minaccia complesso.
In campo, nell’Operazione “Sindoor”, anche la Border Security Force (BSF).
Questa unità ha svolto un ruolo fondamentale nel contrastare un importante tentativo di infiltrazione lungo il confine internazionale nel distretto di Samba di Jammu e Kashmir.
Le truppe della BSF hanno notato movimenti sospetti nelle prime ore dell’attacco pakistano e hanno risposto rapidamente, provocando un pesante scontro a fuoco.
Nello scontro successivo, la BSF hanno eliminato con successo almeno due infiltrati e recuperato armi, munizioni e altre scorte belliche.
L’operazione ha sottolineato la vigilanza, la preparazione operativa e il ruolo cruciale della BSF nel mantenimento della sicurezza delle frontiere durante le tensioni più acute.
N on è stata quindi solo un successo tattico ma una dichiarazione strategica. Ha dimostrato la capacità dell’India di un’azione militare coordinata e di alta precisione su terra, aria e mare.
E’ stata resa possibile da anni di investimenti nella preparazione alla difesa e dal costante sostegno politico e di bilancio da parte del Governo indiano.
E a distanza di un anno le dichiarazioni del Tenente Generale Ahmed Sharif Chaudhry del Pakistan hanno scatenato dure reazioni non solo da parte degli utenti indiani ma anche da parte della popolazione del suo Paese.
L’ufficiale è un portavoce militare che è stato fatto oggetto di battute sui social media dopo aver chiesto perché gli ufficiali indiani usassero l’inglese durante un recente briefing legato all’Operazione “Sindoor”.
Su X, molti hanno sottolineato che l’inglese continua ad essere ampiamente utilizzato all’interno del sistema militare pakistano. Tra le reazioni più forti è arrivata quella del Maggiore Adil Farooq Raja (in pensione), un ex ufficiale dell’Esercito pakistano che ora è giornalista e un critico accanito dell’establishment militare del Paese. “Quando vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre contro gli altri”, ha detto Raja . Il Maggiore ha accusato la leadership militare pakistana di doppi standard e ha affermato che l’inglese rimane la lingua principale per la comunicazione all’interno delle Forze Armate. “Dal livello più alto a quello più basso, tutte le istruzioni nell’esercito pakistano sono impartite in inglese”, ha spiegato Raja.
Raja ha anche affermato che mentre l’urdu è spesso utilizzato per messaggi nazionali e campagne pubbliche, gran parte della comunicazione internazionale e della costruzione della narrativa del Pakistan è ancora in inglese. Ha inoltre affermato che l’Esercito pakistano sta evitando di discutere sull’entità dei danni subiti durante gli attacchi dell’India. “Perché non ammetti le tue perdite? Perché ci racconti solo una storia unilaterale? Perché non ci racconti storie da entrambe le parti così sappiamo qual è la vera storia”, ha sostenuto.
E sempre a distanza di un anno sono stati rivelati nuovi dettagli operativi dell’Operazione Sindoor.
Le Forze Armate indiane hanno distrutto 9 campi terroristici (dove sono morti un centinaio di terroristi) e colpito 11 aeroporti. E che l’Esercito pakistano ha perso oltre 100 soldati.
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