Di Francesco Maria Ceravolo
ROMA. Negli anni Settanta l’Italia affrontava terrorismo, eversione e criminalità organizzata attraverso tre grandi organizzazioni: Pubblica Sicurezza, Carabinieri e Guardia di Finanza, tutte a ordinamento militare.

La legge 121 del 1981 smilitarizzò la Polizia di Stato e affidò al ministro dell’Interno la responsabilità del coordinamento. Fu una riforma fondamentale, ma lasciò sostanzialmente intatto il modello: Corpi autonomi, catene gerarchiche separate, strutture territoriali parallele e competenze in parte sovrapposte.

Quarantacinque anni dopo, mentre le minacce mutano radicalmente, questa architettura continua a caratterizzare la sicurezza italiana.
I numeri che impongono una riflessione
Una ricostruzione storica riferita al 1976 attribuisce alle tre organizzazioni circa 205.000 effettivi. I dati governativi riferiti al 2024–2025 indicano 266.003 appartenenti: 96.508 nella Polizia di Stato, 111.369 nei Carabinieri e 58.126 nella Guardia di Finanza.
Il confronto suggerisce circa 61.000 unità in più, ma non è perfettamente omogeneo: sono cambiati missioni, perimetri e date di rilevazione.
Inoltre, tra il 2010 e il 2023 il personale compreso nel perimetro utilizzato dall’Osservatorio CPI è diminuito, non aumentato costantemente.
Nel frattempo, gli omicidi volontari sono passati dai 1.916 del 1991 ai 327 del 2024: una riduzione superiore all’80%. Non tutti i reati sono diminuiti; criminalità informatica e altre tipologie impongono competenze nuove. Proprio questo mutamento rende necessario discutere l’organizzazione, non soltanto gli organici.
Secondo il confronto Eurostat elaborato dall’Osservatorio CPI, nel 2023 l’Italia disponeva di 397 operatori di polizia ogni 100.000 abitanti, contro 378 in Spagna, 371 in Francia e 317 in Germania; la media europea era 342. Si tratta di una definizione statistica specifica, diversa dal totale amministrativo delle tre forze.
Nel 2024 la spesa pubblica italiana per ordine pubblico e sicurezza si collocava intorno all’1,8% del PIL, in linea con Francia e Spagna e sopra l’1,6% della Germania. La categoria comprende anche giustizia, sistema penitenziario e altre funzioni, non soltanto le Polizie.
Le differenze salariali e di potere d’acquisto impediscono di dedurne direttamente quale Stato abbia il modello più economico. Ma invitano a verificare quanto costino duplicazioni e apparati rispetto ai servizi effettivamente prodotti.
Tradizioni sì. Sprechi e privilegi no
La qualità professionale di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza non è in discussione. È la razionalità complessiva del modello a meritare una verifica: reti di comando, sale operative, strutture formative, logistica e settori investigativi paralleli possono offrire capillarità, ma anche generare sovrapposizioni.
Occorre domandarsi quante articolazioni dirigenziali rispondano a un bisogno operativo e quante riflettano la tendenza di ciascun apparato a riprodurre strutture simili a quelle degli altri. Non è una prova di privilegi indebiti: è una domanda di trasparenza, da sottoporre a una valutazione indipendente. Le tradizioni appartengono al patrimonio nazionale; non possono diventare un alibi per difendere duplicazioni inutili.
La guerra ibrida non aspetta le nostre riforme
Un attore ostile può colpire contemporaneamente infrastrutture energetiche, banche, reti informatiche, comunicazioni e obiettivi militari. Una campagna di disinformazione può accompagnarsi a sabotaggi e aggressioni armate. La frammentazione delle responsabilità diventa così una possibile vulnerabilità strategica.
La polizia giudiziaria opera sotto la direzione della magistratura, a garanzia dell’indipendenza delle indagini e dei diritti. La sicurezza pubblica risponde all’esecutivo; la difesa contro aggressioni militari richiede lo strumento delle Forze Armate.
Non esiste una prevalenza generale della polizia sull’intero campo della sicurezza nazionale.
Nel contrasto alla criminalità opera il quadro di Polizia; nelle minacce militari ad alta intensità servono le capacità della Difesa, sempre secondo la natura giuridica della missione e le decisioni delle autorità competenti.
Francia e Spagna mostrano che le gendarmerie possono mantenere natura militare e operare sotto la direzione civile dell’Interno per la sicurezza ordinaria. Il nodo, dunque, non è cancellare le tradizioni, ma chiarire missioni e comandi.
Non possiamo permetterci strutture ridondanti soltanto perché consolidate, mentre le minacce diventano sempre più integrate. Prima di chiedere nuove assunzioni, bisogna misurare quante risorse potrebbero tornare alle attività operative eliminando duplicazioni.
Nel prossimo articolo: una proposta di Stato Maggiore interforze delle Polizie, comando unico sul territorio, separazione delle responsabilità e coordinamento superiore tra Interno, Difesa e intelligence. La riforma va progettata prima della prossima crisi, non durante.
FONTI E RIFERIMENTI
- Legge 1 aprile 1981, n. 121 — Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica sicurezza – https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=081U0121&atto.dataPubblicazioneGazzetta=1981-04-10
- Camera dei Deputati, Commissione, 26 novembre 2025 — consistenze effettive delle Forze di Polizia – https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?anno=2025&file=leg.19.bol0592.data20251126.com01&giorno=26&idlegislatura=19&mese=11&sezione=bollettini&tipoDoc=pdf
- ISTAT, Le vittime di omicidio, anno 2024, 25 novembre 2025 – https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-vittime-di-omicidio-anno-2024/
- Osservatorio CPI, Abbiamo più o meno agenti di polizia degli altri Paesi UE?, 2025 – https://osservatoriocpi.unicatt.it/pubblicazioni/2025/abbiamo-piu-o-meno-agenti-di-polizia-degli-altri-paesi-ue.html
- Eurostat, Government expenditure by function, 2024 — ordine pubblico e sicurezza – https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/10912.pdf
- Nota metodologica: il confronto circa 205.000 effettivi nel 1976 / 266.003 rilevazioni 2024–2025 richiede verifica della fonte primaria del 1976; non costituisce serie omogene
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