Siria: la caduta di Bashar al-Assad rivela verità nascoste strati di un regime che per decenni ha operato nell’ombra

Di Giuseppe Gagliano

DAMASCO,. La caduta di Bashar al-Assad, un evento che ha scosso il Medio Oriente come un terremoto, continua a rivelare verità nascoste, strati di un regime che per decenni ha operato nell’ombra.

Assad con alcuni suoi soldati in un incontro 8 anni fa

 

Tra le macerie del potere siriano, emergono ora documenti che gettano luce su un intreccio di alleanze e operazioni segrete: i Servizi segreti di Damasco avrebbero fornito un sostegno logistico cruciale a Hezbollah durante uno degli attacchi più audaci e controversi degli ultimi anni, l’operazione israeliana dei cercapersone esplosivi del settembre 2024.

A riportarlo è Intelligence Online, che ha messo le mani su rapporti riservati rinvenuti dopo il crollo del regime.

L’attacco che ha cambiato le regole

Era il 17 settembre 2024 quando oltre 3 mila cercapersone Apollo, dispositivi apparentemente innocui distribuiti ai membri di Hezbollah, sono esplosi in Libano, seminando morte e caos.

Milizie di Hezbollah

 

L’operazione, attribuita al Mossad israeliano, ha rappresentato un capolavoro di intelligence e sabotaggio: 42 morti, migliaia di feriti, tra cui 1.500 combattenti della milizia sciita messi fuori gioco.

Un colpo chirurgico che ha decapitato parte della struttura operativa di Hezbollah, colpendo anche civili e scatenando accuse di violazione del diritto internazionale. Tel Aviv, ufficialmente silente, ha lasciato che il mondo speculasse sulla portata della sua vendetta tecnologica, ma dietro le quinte, un altro attore avrebbe giocato un ruolo decisivo: la Siria.

Secondo i documenti scoperti, i Servizi segreti siriani, fedeli all’asse con Teheran e al “Fronte della Resistenza” anti-israeliano, avrebbero offerto a Hezbollah supporto logistico nelle fasi successive all’attacco.

Non si tratterebbe di un coinvolgimento diretto nella pianificazione, ma di un intervento per mitigare il disastro: forniture di materiali, intelligence su movimenti israeliani e, forse, un canale per far arrivare rinforzi dalla Siria al confine libanese.

Damasco, già indebolita ma ancora aggrappata al suo ruolo di snodo per le milizie iraniane, avrebbe agito come un’ancora di salvezza per il gruppo guidato – fino alla sua morte – da Hassan Nasrallah.

Un’alleanza sotto pressione

Questi rapporti non sorprendono chi conosce la storia recente della regione.

Durante la guerra civile siriana, Hezbollah è stato un pilastro per Assad, inviando migliaia di combattenti a combattere ribelli e jihadisti.

In cambio, la Siria ha offerto basi, rotte per il contrabbando di armi e un terreno fertile per le operazioni anti-Israele.

Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah

Ma nel 2024, con Hezbollah sotto il fuoco di un’offensiva israeliana senza precedenti – culminata con l’assassinio di Nasrallah il 27 settembre – e la Russia distratta dal conflitto ucraino, l’alleanza tra Damasco e la milizia sciita si è trovata sull’orlo del collasso.

L’attacco ai cercapersone, seguito da un’ondata di bombardamenti e dall’invasione israeliana del Libano meridionale, ha messo in ginocchio il gruppo, e la Siria ha cercato di correre ai ripari.

I documenti, se autentici, confermano ciò che molti analisti sospettavano: anche negli ultimi mesi del regime, Assad non ha mai abbandonato la sua fedeltà all’Iran e ai suoi proxy.

Ma questa fedeltà aveva un costo. Con l’avanzata dei ribelli di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e la perdita di Aleppo a fine 2024, il regime siriano si è trovato sempre più isolato.

Il supporto a Hezbollah potrebbe aver accelerato la sua caduta, distraendo risorse da un fronte interno già disperato.

Le reazioni e il futuro incerto

La rivelazione arriva in un momento di transizione caotica per la Siria. Con Assad fuori gioco, il destino dei suoi archivi segreti è nelle mani di chi ora controlla Damasco.

HTS, che ha guidato l’offensiva finale, non ha ancora chiarito come intende gestire questi documenti, ma il loro emergere potrebbe complicare i rapporti con potenze regionali come Turchia e Israele.

Tel Aviv, che ha intensificato i raid in Siria dopo la caduta del regime per neutralizzare depositi di armi e infrastrutture iraniane, potrebbe vedere in queste carte la prova definitiva del ruolo di Damasco come minaccia alla sua sicurezza.

Nel frattempo, Hezbollah, decimato ma non distrutto, cerca di riorganizzarsi.

La perdita di Nasrallah e di gran parte del comando, unita al venir meno del sostegno siriano, ha indebolito la sua capacità di risposta.

Eppure, la milizia resta una pedina chiave per l’Iran, che ora guarda altrove – Iraq e Yemen – per mantenere viva la sua rete di influenza.

Un Medio Oriente in bilico

Questa storia, come un filo che si dipana da una matassa aggrovigliata, ci ricorda quanto siano fragili gli equilibri della regione.

L’attacco ai cercapersone non è stato solo un’operazione militare, ma un segnale: Israele è disposto a tutto per smantellare l’asse Iran-Siria-Hezbollah.

La Siria, da alleata strategica, si è trasformata in un campo di battaglia per proxy, e ora in una miniera di segreti che potrebbero riscrivere la narrativa degli ultimi anni. Resta da vedere chi, tra le rovine di Damasco, saprà trarre vantaggio da queste rivelazioni – e chi, invece, ne pagherà il prezzo.

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