Somalia: un Paese stremato da anni di conflitto. La rinascita appartiene al popolo

Di Valeria Fraquelli

Mogadiscio. La Somalia è un Paese che cerca disperatamente di affrancarsi dalla dipendenza dall’estero e da una povertà ormai atavica.

La siccità colpisce la Somalia

Metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà è vittima di conflitti, instabilità politica e disastri naturali come la siccità e la carestia.

Ai devastanti effetti del protrarsi del conflitto, i rapimenti, gli attacchi terroristici, le violenze sessuali e ogni altro genere di atrocità che gran parte della popolazione subisce, si sono aggiunti i disastri climatici che hanno gettato il Paese in una devastante crisi umanitaria.

Il Paese, dopo la caduta del regime di Siad Barre e la terribile guerra civile che ne seguì è ancora oggi dipendente dall’estero.

Una vecchia foto di Siad Barre

Riceve aiuti umanitari e vari finanziamenti ma è ancora ben lontano dalla stabilità economica.

Somaliland e Puntland, che dopo la guerra civile dichiararono l’indipendenza, non sono accettate dal governo di Mogadiscio e anche tra le due regioni è in corso un conflitto armato.

Una manifestazione per l’autonomia del Somaliland

I terroristi sanno approfittare delle debolezze dei governi sia che si tratti di Stati “falliti” come la Somalia sa di quelli che non riescono ad opporsi alle loro azioni violente.

La risposta al terrorismo perciò non può essere esclusivamente basata sulla sicurezza, nemmeno nel Sahel, dove l’attività militare è più sviluppata, con la presenza dei soldati francesi dell’Operazione “Barkhane” e di quelli di altri Paesi europei, oltre al rafforzamento degli Eserciti africani.

Decenni di problemi irrisolti facilitano la destabilizzazione e lo spargimento di sangue.

Lo Stato somalo praticamente non esiste più ed è in preda a gruppi terroristici e signori della guerra senza scrupoli che si macchiano di ogni nefandezza nei confronti della popolazione civile già fiaccata da un conflitto che sembra interminabile.

Ma l’obiettivo dei gruppi jihadisti è proprio la destabilizzazione perché il terrorismo può dilagare proprio dove lo Stato è più debole.

Somali in un villaggio

La jihad entra nello Stato se questo è debole, distrugge la politica e le istituzioni, mette suoi uomini al governo, piega l’economia per il proprio tornaconto e anche la popolazione civile viene sottomessa.

E uno dei grandi problemi della Somalia è proprio il terrorismo che è riuscito a rendere i confini permeabili, le strade insicure e malsane e adesso gli unici veri capi dello Stato sono i signori della guerra che si affrontano tutti i giorni.

Il terrorismo ha distrutto monumenti, saccheggiato i musei e cancellato quella storia e quella cultura millenaria che il popolo somalo aveva e di cui andava fiero.

Miliziani di Daesh in Somalia

Tutto è stato cancellato per sempre secondo un’interpretazione sbagliata del Corano e ogni libertà individuale è stata schiacciata da regole restrittive che nulla hanno a che vedere con il vero senso dell’Islam.

Anche le scuole che insegnavano letteratura, scienze, matematica sono state distrutte per impedire quell’erudizione che avrebbe reso il popolo somalo libero.

L’economia che ha avuto un “periodo d’oro” adesso è quasi totalmente allo sfascio e l’intero Stato si regge esclusivamente sul’importanza delle rimesse degli immigrati.

I soldi che essi spediscono in patria permettono il sostentamento di interi nuclei familiari che altrimenti non avrebbero niente con cui vivere.

Terre disastrate da anni di conflitto che e ancora non trovano pace, ma solo fame, disperazione e mancanza di tutto.

Nonostante questo, la voglia di rinascere è forte e alcuni somali hanno accettato di rientrare in patria dai campi profughi con autobus appositamente allestiti.

È forse troppo presto per credere che la pace ritornerà davvero? Questo solo il futuro potrà dirlo.

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